Tutto in un fiore

Fiori chiari
in attesa del vento
petali infiniti
in cieli d’incerto.
Polline nell’aria
futuro e sogni
castelli lievi
tra nuvole sopìte.
Tutto è lì
trepidante sospiro
corolla fragile
d’un pensiero.

astrofelia franca donà

Cinqueterre

 
Risaliamo gli acciottolati sentieri.
Nel trionfo dell’erica
ci sfiora la brezza salmastra
e del cisto la resinosa dolcezza,
ma a tratti sovrasta
l’aroma pungente del timo.
E’ un placido andare di zaini
son rossi, son gialli, son blu
a sfiorare gli arbusti
a scuoterne polline e odori;
e ancora su e giù per
terrazzi e sudati vigneti,
per piccoli borghi e giardini
dai tanti colori,
poi come bambini
rubare furtivi i limoni
dai rami stracolmi.
C’è aria di festa e l’andare
seppure in salita, non pesa;
sostiamo
lo sguardo all’azzurra distesa laggiù
alla roccia che emerge schiumando,
al raggio che scende dal cielo ovattato
nel mare e lo accende;
il cammino riprende…
le parole non bastano più!

Viviana Santandrea

Ndr:  Questa poesia è stata scritta molto tempo prima della drammatica alluvione che ha colpito questo meraviglioso angolo d’Italia.  Naturalmente noi la offriamo in segno di omaggio affettuoso e solidale alle popolazioni colpite, certi che i luoghi descritti da Viviana torneranno presto al loro splendore di sempre

Tu, io

 
Tremulo vibrar d’ali
di farfalla in volo
a cogliere il profumo
del polline migliore
stupisce l’anima insicura
del merito non suo
e grazie risponde
a chi porse l’orecchio
all’amore di un parlare
d’anima che ricambia
il dono ricevuto.

Elide Colombo

Published in: on luglio 29, 2011 at 07:31  Comments (4)  
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La voce del cuore


Si leva la voce del cuore
in qest’alba invadente
che da antichi torpori
mi scuote.
Vibra
nei campi di trifoglio
di vento e di polline
s’inebria
d’arborea veste
profuma
nelle braccia d’Aprile
si adagia.

Graziella Cappelli

Published in: on novembre 1, 2010 at 07:10  Comments (7)  
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Non è mai troppo tardi

Le prime lettere spiegate sull’ardesia
avevano il colore della tovaglia buona
lustrata per Natale
e riposta il giorno dopo.
La fame era un ricordo vicino
una paura
peggiore della notte a un soldato,
questo è il verbo:
il senso del risparmio
e fin anche del silenzio.

Così, col dispiacere di un povero
guardavo
svanire come polline al vento
la A, e poi la B.
Ma poi misi alle labbra un gessetto
e scrissi il sole
ovunque lo volessi vedere,
ero un bambino.

Massimo Botturi