Adusta fonte

Gorgoglia un rubinetto,
par l’ultimo versare,
neppure più un mottetto
l’anima a riscaldare.

La musa cui mi volsi,
pietosa mi rispose
se taglierai i tuoi polsi,
farai fiorir le rose.

M’abbeverar di sangue
la terra screpolata
affossa ciò che langue,
poesia darà malata.

Meglio sarà sperare
nel tempo e le stagioni,
piuttosto che azzardare
risibil soluzioni.

Così dentro il mio cuore
rimane un desiderio
che gemmi dall’amore
almeno un verso serio !

Piero Colonna Romano

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Il girone

 
Puoi legger tutti i libri c’han stampato
e decifrar l’etrusco e il giapponese,
di Bach sapere fughe e contrappunti
.
da Cimabue a Nunziante essere esperto.
Ma quando busserà l’ultimo tempo
e  incontrerai Minòs e la sua coda
.
sarà per ciò men duro il tuo girone ?
Giudica e manda, secondo che avvinghi,
 al mio finir, nel loco lo trovai.
.
M’interrogò, ringhiando orrendamente,
conto e ragion della mia vita chiese.
Pria di smarrir li sensi a lui risposi:
.
astruse lengue in vita già imparai,
con grande noia, allora, le insegnai.
Fiammante alzò la coda e sì l’avvolse
.
la noia non gradendo né lenguaggi,
che di pagan comunicare fosser.
Del mio saper di Bach allor gli dissi.
.
Ancor vinghiò l’estrema, con gran peto.
Quel protestante reo l’avea turbato.
Del mio narrar pittura l’informai.
.
Braci,  sì fosser foco, l’occhi volse,
turban le immago e grondan blasfemia.
Con gran sgomento allor volli indagare
.
in cosa fosse quel ch’aveo mancato.
Avvolse strettamente l’appendice,
la voce sua mi fè tremar li polsi.
.
Per meritar lo svolgersi mia coda,
d’amor condire il tuo saper dovevi.
Quello c’hai spanto, lungo il camminare,
.
fredde nozioni son, senza il sentire.
Fosco giron sarà tua malasorte,
fin quand’amor non sprizzerà dal core.

Piero Colonna Romano

Per favore

Frenami le parole in bocca
fa che il tuo bacio non mi lasci ferirti
non ti percuota mai la stizza che mi dà il cercarti,
collera che incalza quando altera mi rifiuto
o nego la donna che vorrebbe il suo uomo.

Risoluto afferrami i polsi
fermali sui fianchi tondi, tienili stretti
mentre accosti il petto tuo al mio, adagiati, fremi!
E se virile orgoglio t’invita a resistermi
lasciati legare, per favore, le parole in bocca…

per favore, lasciami fare.

Daniela Procida

Published in: on giugno 18, 2011 at 07:43  Comments (3)  
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Astrolabi da camera

Ho visto il sale scendere sui polsi
e come mai che piove il mare?
Sabbia da impianto scenico
come nel vetro sciolto
hanno perso i capelli anche le onde.

Un turbinare avvince
le gambe delle sedie sottovento
già le vele di troppo
scontano pleniluni sulle case

senti l’assuefazione delle storie?
è il tavolo da pranzo
un’isola irrisolta se non calcoli
almeno approssimate
latitudini.

Ora lo vedo piovere su chiglie
il pianto dell’oceano
ma so che infiora l’aria di vermiglio
il sole

un colpo di timone alla spalliera
e prendo il largo.

Cristina Bove

L’acero

Ho sempre amato
gli alberi colore del mio sangue,
gli stessi polsi
i tendini
i nervi risoluti.
E ancora più che oggi ho soldati nelle crepe
vermi di terra e gesso
a segnarmi nome e storia.
Corro veloce al netto dei sensi
nulla disto, dall’acqua
che mi vide sbocciare
nulla disto.
Golosità d’infanzia non l’ho perduta,
invero,
la stessa che metteva degli occhi in quelle gole
fatte di seni e croci sudate.
Si, passione, è la mia faccia lingua di vento
carne e pianto
risata delle rondini, a volte
firmamento
gocciolatoio e labbro zecchino,
amo ancora.

Massimo Botturi

Il dono

Il dono eccelso che di giorno in giorno
e d’anno in anno da te attesi, o vita
(e per esso, lo sai, mi fu dolcezza
anche il pianto), non venne: ancor non venne.
Ad ogni alba che spunta io dico: “È oggi”:
ad ogni giorno che tramonta io dico:
“Sarà domani”. Scorre intanto il fiume
del mio sangue vermiglio alla sua foce:
e forse il dono che puoi darmi, il solo
che valga, o vita, è questo sangue: questo
fluir segreto nelle vene, e battere
dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti
unicamente perché sei la vita.

ADA NEGRI

Published in: on marzo 7, 2011 at 07:26  Comments (3)  
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Rimini

Teresa ha gli occhi secchi
guarda verso il mare
per lei figlia di pirati
penso che sia normale

Teresa parla poco
ha labbra screpolate
mi indica un amore perso
a Rimini d’estate.

Lei dice bruciato in piazza
dalla Santa Inquisizione
forse perduto a Cuba
nella rivoluzione
o nel porto di New York

nella caccia alle streghe
oppure in nessun posto
ma nessuno le crede.

E Colombo la chiama
dalla sua portantina
lei gli toglie le manette ai polsi
gli rimbocca le lenzuola

“Per un triste Re Cattolico – le dice –
ho inventato un regno
e lui lo ha macellato
su di una croce di legno.

E due errori ho commesso
due errori di saggezza
abortire l’America
e poi guardarla con dolcezza

ma voi che siete uomini
sotto il vento e le vele
non regalate terre promesse
a chi non le mantiene “.

Ora Teresa è all’Harrys’ Bar
guarda verso il mare
per lei figlia di droghieri
penso che sia normale

porta una lametta al collo
è vecchia di cent’anni
di lei ho saputo poco
ma sembra non inganni.

“E un errore ho commesso – dice –
un errore di saggezza
abortire il figlio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza

ma voi che siete a Rimini
tra i gelati e le bandiere
non fate più scommesse
sulla figlia del droghiere”.

FABRIZIO DE ANDRÉ


Etichetta

Naso schiacciato al vetro
fuori piove
quanta ce n’è, per me, d’assoluzione
a colpe omesse?
Con la coda dell’occhio mi sorpasso
chiedendo chiarimenti se
(i bagliori diffusi nei gomiti nei polsi
nelle ginocchia e intorno
pari al centro)
la data sia la stessa.
giornate pettinate a trecce
corpo che  trema sulla china
in mia vece
frammento sabbia rose
di calcite…
In me l’itinerario dei sensori impronte
di titanio
infissi nel profondo
codice a barre
l’ora del tramonto.
E poi dirà, la brava gente, ha vissuto
di suo più che abbastanza.
Ed io lo penso?

Ho cognizione d’essere scaduta?…

Cristina Bove

Titolare

Ci vogliono begli anni,
e una sete d’infinito,
per imparare il nome di rose
e altre sorelle.
E coricarsi come una maglia sopra l’erba
dimenticata tutta la notte:
niente incuria
soltanto quella fretta alla gambe di chi gioca
e viene l’ora delle più deboli lanterne,
sul viale che dal campo ti porta verso casa
verso la madre giovane
che ancora intimorita, ti dice
metti in testa un cappello
e bagna i polsi.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 12, 2010 at 07:45  Comments (4)  
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Quale amore

Amore di chiodi e legno
amore di piedi veloci ed occhi languidi
amore di cenere e vento
amore di ali e sassi
di occhi azzurri nel verde delle mie vene
ai polsi
amore guarito dal dolore
amore medicamentoso
amore dato mendicato
perso e ritrovato
amore di muscoli e cervello
amore perdonato
amore di Maggio
amore di poeta
amore d’amante
amore sconosciuto
amore messo al bando
amore mangiato e bevuto
fumato fino all’alba
sotto stelle decise a cadere
solo per noi.
Amore
quale amore mi consumerà
fino alla fine
salendo e scendendo con me scale
e arpeggi e memoria.

Maria Attanasio