Mi hanno detto che

Mi hanno detto che
ti hanno visto
nel riflesso del
sangue sulla montagna
ti hanno visto nel ventre
violato
tra i visceri sparsi
sul deserto
tra le palpebre
degli affogati
ti hanno visto coperto
di polvere bianca
quella che spolpa vita
tra le case di cartone
ad ogni refolo
in braccio ai piccoli
soldati e vestito di
gesso e sputo
mi hanno detto...
ma io vedo solo
volto
adunco del potere.
Forse sarà che
sto diventando cieca?

Tinti Baldini

Quando sarò ricordo

Quando sarò ricordo
non avrai di me nemmeno il volto
ti rimarranno parole
di polvere lieve e di silenzio
sparirò dalle tue mani
come una sigaretta in più
che si fa lenta spirale di fumo
Non potrai più vedermi
né bere ancora il mio sorriso
e sarà perso in quelle dita
per sempre il mio calore
come in una tazza vuota
del tuo caffè americano
Quando sarò ricordo
ti resterà il barlume freddo
di un’alba senza voli
e dentro quella voce strana
di qualcuno che ti amava
e ancora non sai come
e ancora non sai quanto
Udrai chiamare un nome
perdersi lontano e fioco nell’invocare
invano il lume di un tuo sguardo
e forse potrai sentire le mie labbra mute
baciarlo ad occhi chiusi e spenti
anche quel tuo ultimo rifiuto

Fabio Sangiorgio

D’insostanza

Per dire sono __vista da dentro__
un fuggi fuggi di batteri
una colonia di sistemi organici
vorrei sapere quanto mi esisto nel
nittitare dell’occhio
pre-vedo fantasmi daltonici
sprizzare  sangue verde fieno
taglio di vene nel subbuglio
prossime le scadenze

scorgere da lontano l’uomo__senza corpo__
la testa con l’accento dei curiosi
farsi carta da bollo per
cospiratori poeti
boccacce con punteggiatura solenne
d’irreligiosità

sulla strada di polvere
non ha bisogno delle scarpe
la nostra voce scalza

Cristina Bove

Gli indios scendono da Mixco

Los indios bajan de Mixco

Cargados de azul oscuro

Y en la ciudad les recibe

Con las calles asustadas

Por un manojo de haces

que, como estrellas, se apagan

al venir la madrugada.

Un ruido de corazones

Dejan sus manos que reman

Como dos remos al viento;

Y de sus pies van quedando

Como plantillas las huellas

En el polvo del camino

Las estrellas que se asoman

A Mixco, en Mixco se quedan,

porque los indios las cogen

Para canastos que llenan

Con gallinas y floronas

Blancas de izote dorado.

Es más callada la vida

De los indios que la nuestra,

Y cuando bajan de Mixco

Sólo se escucha el jadeo

Que a veces silba en sus labio

Como serpiente de seda.

 §

Gli indios scendono da Mixco,
carichi di azzurro oscuro
e la città li riceve
con le strade spaventate
da un mazzo di luci
che come stelle si spengono
appena giunge il mattino.

Un rumore di cuori lasciano
le loro mani che remano
come due rami al vento;
dei loro piedi rimangono,
come tele sottili, le orme
nella polvere della strada.

Le stelle che si affacciano
su Mixco, a Mixco rimangono,
perché gli indios le colgono
per canestri che empiono
di galline e corone
bianche di izote dorato.

È più silenziosa la vita
degli indios che la nostra,
e quando scendono a Mixco
si ode solo l’ansimare,
sibilo, a volte, sulle loro labbra
come un serpente d’argento.

MIGUEL ANGEL ASTURIAS

E poi…

come farfalla volerò
sui tuoi sentimenti
e li sfiorerò leggero
nella polvere del tempo
che ormai è trascorso
e non troverò spazi
per fermarmi

Gavino Puggioni

Published in: on gennaio 17, 2012 at 07:43  Comments (8)  
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Dimmi com’è

.
Dimmi com’è naufragare,
provare il tormento che agita il cuore
quando l’indifferenza ti colpisce
spezzando piano piano i sogni,
allontanandoli per sempre da te.
Camminare su un sentiero impervio 
che non porta a niente,
fingendo che i ricordi si possano cancellare
come scarabocchi accartocciati da gettare.
Dimmi com’è sentirsi morire,
quando la notte ingoia ogni cosa
e ti sembra di soffocare tra le ombre,
fragile come vela che affronta la tempesta.
Sentirsi lacerare tra ghiaccio e silenzio,
sprofondare nella confusione incessante
mescolata alla paura ricoperta da veli
di parole menzognere che danzano macabre
deridendo le tue illusioni.
Dimmi com’è vagare tra specchi
deformanti la realtà in mostruosi incubi 
sordi al dolore che avanza e ti fa smarrire,
mentre delle stagioni che incuranti passano 
non puoi assaporare colori, suoni, sapori.
Avere gli occhi colmi di lacrime e polvere,
dover avanzare in uno spazio dimenticato 
dal tempo, incapace di reinventare nuove giornate
mentre il tuo respiro di spegne lentamente.
Dimmi com’è…. per te…
.
Patrizia Mezzogori

Asciugo lacrime con le dita

Asciugo lacrime con le dita
mentre odo il vento sibillino
trasportare una nenia che s’innalza 
dove sangue innocente scorre a fiumi
e disperate mamme senza latte 
stringono al petto infanti  dalle ali spezzate.
Un sospiro, un altro e un altro ancora 
si unisce al ritmo di cuori che palpitano
nella polvere inclemente 
di campi straripanti immani sofferenze,
dove unico riparo sono tende improvvisate 
nel deserto infuocato. 
Non s’ode il soave canto d’un ruscello gorgogliante,
fresca acqua a sollievo dell’arsura.
Non s’ode il ticchettio della salvifica pioggia
a riempire crepe nella terra di un popolo 
che scava nella dura roccia del dolore
in attesa di una nuova melodia che s’innalzi
al cielo e porti la speranza per un vero futuro.

Patrizia Mezzogori

Dalla polvere

Fra le righe
di me
tra macigni
sul mio cammino
nelle battaglie perse
della ragione
non trovai

ma dalla polvere
del tuo amore
ancora su di me
e da parole nascoste
fra gli affranti
come fenice risorsi
e su giorni bui
spiccai il volo

Pierluigi Ciolini

Published in: on dicembre 28, 2011 at 07:17  Comments (4)  
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Stella

stellanatale3

Buon Natale !

Stelle luminose
costellazioni dipinte
da mani sapienti
che il cielo
decorano

polvere magica
ho gettato nell’aria
spruzzi di magia
regalo al vento

una cometa segreta
sul comodino accanto al letto
una sorpresa attesa
un sospiro
illumina la notte

Maristella Angeli

      (da “Il mondo sottosopra”Rupe Mutevole Edizione 2010)

Published in: on dicembre 24, 2011 at 07:51  Comments (10)  
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Non sempre verde è il colore dell’infanzia

Quando lasci il dolore affondare
le brulle sue radici nell’iride innocente,
nell’assenza, tradisci te stesso,
quello che fosti ed il fanciullo che fuggi.
Divieni fumo di fiamma che muore
candela cui la luce flebile s’estingue
tra dita insensibili con l’ultimo baleno.
Eludi un’anima implorante, soltanto,
che le si tinga la nemica trasparenza.
Le frusti la vita se la vedi e l’ignori
ma se ascolti il coraggio d’amare
capirai il rintocco lungo
e lo sgranarsi orribile delle sue palpebre
in lontana solitudine.
Udrai bruciare le sue ciglia
ed il tonfo cupo della cenere franata
dal suo pianto in umile silenzio
al sorriso umano che le avrai spiegato.
Non è di semplici occhi quell’iride
che nulla sa dell’ipocrita notte,
nulla della tua mano incurante
che la scrolla come polvere molesta.
Occhi ignari di saper volare alto
scuotendo voci distratte o riluttanti
con la sferza dei rifiuti subìti
con il ricordo della tua indifferenza.
Ombrose non solo, slargate pupille,
cave di marmo pregiato esistono
per provare il tuo impegno,
scolpire, plasmare la tua benevolenza.
Così vagano quelle rare preziosità
e nel nostro mondo restano o
troppo spesso partono per l’Altro
confinate in tristi castoni
senza alcuno di sana volontà
ad estirpare il prisma grigio-bruno
che di tanta, infelice pochezza
è grave riflesso.

Daniela Procida