Hélène

Azur! C’est moi… Je viens des grottes de la mort

Entendre l’onde se rompre aux degrés sonores,

Et je revois les galères dans les aurores

Ressusciter de l’ombre au fil des rames d’or.

Mes solitaires mains appellent les monarques

Dont la barbe de sel amusait mes doigts purs;

Je pleurais. Ils chantaient leurs triomphes obscurs

Et les golfes enfuis aux poupes de leurs barques.

J’entends les conques profondes et les clairons

Militaires rythmer le vol des avirons;

Le chant clair des rameurs enchaîne le tumulte,

Et les Dieux, à la proue héroïque exaltés

Dans leur sourire antique et que l’écume insulte,

Tendent vers moi leurs bras indulgents et sculptés.

§

Cieli son io: ritorno dagli spechi
della morte. Qui ascolto l’onda rompersi
ai gradini sonori, qui rivedo
le galee nell’aurora, che resuscitano
ombra sul filo dei dorati remi.

Con le mani solinghe chiamo i re
la cui barba di sale  m ‘allietava
le pure dita. E io piangevo e quelli
cantavano i trionfi oscuri e i golfi
perduti a poppa delle loro barche.

Ascolto le profonde conche e i litui
militari che il volo ai remi scandono;
il chiaro canto della ciurma scioglie
il tumulto e gli dei sopra l’eroica
prora esaltati, con i sorrisi antichi
cui insulta la schiuma, verso me
tendono abbracci indulgenti e scolpiti

PAUL VALÉRY

Borgo antico

Ritornerò da te, borgo scordato,
da te ritornerò col treno un giorno
come quando tornavo da soldato
con la gente che mi veniva attorno.

Mi affaccerò di nuovo alla finestra
dalla quale guardavo a sera il mare,
dopo aver consumato la minestra,
e qualche nave vi vedrò passare.

Sognerò nuovamente, come allora,
d’essere a bordo e navigar lontano,
veder la poppa che dall’onda affiora,
dare la dritta come un capitano.

Come allora mi coglierà il tramonto
che infuocava di rosso la montagna
dell’Etna, ed increspava il ponto
che la Sicilia e la Calabria bagna.

Come allora mi sperderò la sera
per i vicoli stretti e senza luce
cercherò la via della mia primavera
che non so più davver dove conduce.

Riascolterò una volta ancor la voce
di un amico davanti alla sua porta,
che si trasporta quieto la sua croce
con dignità, e da persona accorta

trova ancora una parola di conforto
per consolar chi sta subendo un torto.

Salvatore Armando Santoro

La barca

Con stupore di occhi smarriti
tra fronde che il vento accarezza
discende la barca sul fiume,
come voce di tempi perduti,
tra file d’attoniti pioppi; discende,
avvolta nel lume del sogno.

Ritorna tra gli alberi, la voce
lontana: il canto tramuta lieve
e si perde in lontana dolcezza,
senza fondo, senza speranza.
nell’aria ‘fatata’ d’incanto …

Ancora, da poppa, lontano
lontano, si agita, bianca orchidea,
un addio, l’ultimo. Solo son io:
il noi non c’è più:
ci son io, io solo e lei sola
io parlo e la parola mi ricade
sul capo come una pietra.
Io e lei, la sua vita, la mia vita:
la nostra è finita!

Sul fiume, che all’ombra declina,
tra verde sapienza di pioppi,
corriamo, ai nostri destini.
Tu al mare che i fiumi divisi
raccoglie, anche il mio, nel grembo
d’un mare più vasto, dove
le nostre vite disperse tornano
unite all’Oro d’un solo orizzonte,
dove i giorni miei ed i tuoi,
nel vuoto de’ eterni silenzi,
potranno ritrovare il “noi”.
Sale in Alto un angelico coro.

Paolo Santangelo