Impotenza

Vorrei tuonare dal microfono in piazza
parole scandite da rabbia profonda.
Scagliare formelle strappate alla storia
sotto i portici della memoria.
Poi, come un osso spolpato,
mi stenderò fachiro sul letto di pena
cercando una fuga nel filo spinato.

Lorenzo Poggi

Published in: on giugno 30, 2012 at 07:16  Comments (4)  
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Bologna

Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l’ umana già un poco Romagna e in odor di Toscana…

Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all’ aperto, bistrots, della “rive gauche” l’ odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l’ assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.

Però che Bohème confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie…
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi “imberiaghi” sembravano la letteratura…
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna…

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d’ amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov’ è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita…

Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli… e salami in vetrina,
che sa che l’ odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.

Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente…

Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna “busona”,
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m’ hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato…

FRANCESCO GUCCINI

CIAO LUCIO (4 marzo 2012)

 
 
Tanti che piangono al tuo fianco oggi ce n’è
tutti riuniti in Piazza Grande…
.
Lucio dove vai?
Non puoi volare tra le stelle
mentre qui il sole ti sorride , sai?
Lo senti, è quasi primavera ormai.
.
Lucio non te ne andare!
Ora tu sai com’è profondo il mare?
Vedi i pesci volare?
Ora tu sai dove finisce il cielo
e dove si è fermato il tuo futuro?
Già voli via rapito dal mistero.
.
Cantano i portici: “Un uomo come me
                               s’allontana di sera
                               credeva fosse inverno
                               e invece è primavera”
.
Prima che sfumi l’ultima canzone
Lucio, dì che hai scherzato
per regalarci ancora un’emozione!

 Viviana Santandrea

La mia città


Tiepida è l’aria primaverile
in riposo le  barche
nel porto tranquillo
alla fonda la nave
in attesa d’attracco
sorvola  il gabbiano
lo specchio sereno
I monti di fronte lussureggianti
alle spalle il Vesuvio coi dolci pendii
scorre il treno sui portici antichi
la cupola domina
la sottostante cornice
Mille i colori riflessi nel mare
Dei miei ricordi, non molto lontani ,
ripenso a quando…
il mare molto più azzurro,
nel tempo passato
ricco di vita e di linfa argentata
gli scogli ricolmi di datteri e cozze
di alghe e licheni ripieno il fondale
la spuma ondeggiante
di acqua e di sale
e la lavica sabbia degli assolati arenili
con la gente solare, operosa e ospitale
rendeva unico e magico il litorale
Baciata dalla natura,
e dal clima temperato
la mia città… è cosi graziata

Ciro Germano

Portici di Bologna

PÛRDG ED BULÅGGNA

L’éra stè una biundéina
ch’al l’avèva spulpè
– felizitè! –
e a la tgnèva lé pr äl nezesitè
cme quand, gåula sacca,
a s la fichèva in båcca…
E biâsa biâsa, biâsa biasén,
l’êra pròpri un gudiôl
pr i cínno cinén
l’anméina dla zriséina!
Adès, col progrès,
l’anméina in pensiån,
ai è la “cíccles” in båcca a tótt,
e i biasûghen acsé tant
ch’l é un quèl brótt!
Pò, quand in han pió vójja,
i la spûden par tèra,
in manîra che i pûrdg ed Bulåggna
i én una maravajja:
tótt rabeschè da fèr pietè!

§

Era stata una biondina
che l’aveva spolpata
– felicità! –
e la teneva lì per le necessità
come quando, gola secca,
se la metteva in bocca…
E mastica mastica, mastica mastichino,
era un vero divertimento
per i più piccolini
della ciliegia il nocciolino!
Adesso, col progresso,
il nocciolino in pensione,
c’è la “gomma” in bocca a tutti,
e masticano talmente
che è una cosa brutta!
Poi, quando non ne han più voglia,
la sputano in terra,
così i portici di Bologna
sono una meraviglia:
tutti arabescati da far pietà!

Sandro Sermenghi