La pioggia

la pioggia che giunge inattesa
sparpaglia la folla,
la pioggia che piove a dirotto
conduce sotto un balcone
due sconosciuti soli
senza ombrello,
la pioggia che inventa parole
insiste
consiglia
sconsiglia
propone
la poggia la pioggia la pioggia…
conduce la coppia a un portone…
la pioggia che picchia sui vetri,
che scivola piano
un cuore disegna
due nomi…
la pioggia la pioggia di ieri
la pioggia scintilla
di raggi di sole.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on giugno 27, 2012 at 07:18  Comments (7)  
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La putanèla dal Pradèl

Créola
l’êra là int l’andrån
ch’l’asptèva al santån

E l’urlèva
al tänp ch’al pasèva:
uuuuuh! uuuuuuuh!

E cal sbavaciån
ansimànt
rufiàn

l’avrêva al purtån
con al buchén in man.

§

LA PUTTANELLA DEL PRATELLO

Creola
era là nell’androne
che aspettava il santone

E urlava
il tempo che passava:
uuuuuuh! uuuuuuh!

E quel bofonchiante
ansimante
lenone

stringeva il bocchino
e apriva il portone.

Sandro Sermenghi

Published in: on aprile 13, 2012 at 07:04  Comments (4)  
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Amarti ancora?

Ti penso ancora e mi sono chiesto
perché mai dovrei da te tornare.
Lo faccio in questo freddo giorno,
uguale a quello di un anno fa.
Lo stesso freddo, la stessa pioggia,
gocce che si mischiarono a quelle
del mio pianto silenzioso.
Mi sono chiesto se avrebbe senso
dirti che ancora ti amo e dubitare
dopo un anno della mia sincerità.
Mi sono chiesto quanti ti hanno
nel frattempo amato.
Se anche ad uno o cento il tuo basta
avrai sbattuto in viso senza curarti
del dolore di un amore che come
il mio uccidesti nel suo volo.
Domande che hanno il suono ovattato
del traffico di questa città sotto
la pioggia.
Domande che il tergicristallo allontana
perché io possa vedere la via che
mi conduce sotto al tuo portone.
Percorso che conosco ancora e ricordo
metro per metro,ricordo per ricordo,
in loro la mia incertezza, i miei perché.
Non scenderò… oppure lo farò,
tu, dietro il vetro su cui la pioggia
disegna incerti percorsi che si perdono
in altri ugualmente incerti.
Aspetti che io alla tua porta suoni
o infili la chiave che nel fiume gettai
insieme al tuo addio, ai nostri giorni
improvvisamente inutili.
L’ultima domanda la pongo al mio cuore,
a lui chiedo se vale la pena salire
e ricominciare una storia finita.

Claudio Pompi

Bla, bla, bla!

Ho scritto tante parole:
le ho sparse in largo e lungo!
Di buon mattino
le ho vangate,
concimate,
annaffiate.
Qua e là
il vento le ha portate:
come foglie si sono accartocciate,
agli angoli ammucchiate,
per le strade lentamente
rotolate.
Un bimbo le ha raccolte:
ci ha giocato:
Amore, ha letto.
Qualcuno scocciato
le ha spazzate,
col fuoco le ha bruciate.
Un altro col piede
le ha fermate,
ha letto una parola:
Pace!
Ma il vento le ha rubate,
in alto han veleggiato.
Un ragazzo al volo
le ha afferrate,
una riga intera ha letto:
No, alla guerra!
Un vecchio ne ha raccolto una,
ferma sul portone,
ha letto:
No, alla disperazione.
Ma le bombe
continuano a cadere
a Bagdad, a Nassiria, nel Kossovo,
e la Pace s’allontana,
e la Guerra non finisce
e l’Amore non arriva.
Ma io continuo a scrivere
tante parole
e non mi stanco
di spargerle pel mondo.

Salvatore Armando Santoro

Lili Marleen

Vor der Kaserne
Vor dem großen Tor
Stand eine Laterne
Und steht sie noch davor
So woll’n wir uns da wieder seh’n
Bei der Laterne wollen wir steh’n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

Unsere beide Schatten
Sah’n wie einer aus
Daß wir so lieb uns hatten
Das sah man gleich daraus
Und alle Leute soll’n es seh’n
Wenn wir bei der Laterne steh’n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

Schon rief der Posten,
Sie blasen Zapfenstreich
Das kann drei Tage kosten
Kam’rad, ich komm sogleich
Da sagten wir auf Wiedersehen
Wie gerne wollt ich mit dir geh’n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

Deine Schritte kennt sie,
Deinen zieren Gang
Alle Abend brennt sie,
Doch mich vergaß sie lang
Und sollte mir ein Leids gescheh’n
Wer wird bei der Laterne stehen
Mit dir Lili Marleen,
Mit dir Lili Marleen?

Aus dem stillen Raume,
Aus der Erde Grund
Hebt mich wie im Traume
Dein verliebter Mund
Wenn sich die späten Nebel drehn
Werd’ ich bei der Laterne steh’n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

§

Davanti alla caserma
davanti al portone
si trovava un lampione
che è rimasto lì tutt’oggi
se ci volessimo rivedere
potremmo ritrovarci vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Le nostre ombre si fondevano
sembravano essere una sola
avevamo così tanto amore dentro di noi
che si vedeva subito anche da fuori
e tutti lo potevano vedere
quando stavamo vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Ma ecco che chiamò la guardia
“suonano la ritirata
questo ti può costare tre giorni”
“Camerata, vengo subito”
così ci dicemmo arrivederci
ma come avrei voluto invece venire con te!
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Lei conosceva bene i tuoi passi
e la tua andatura delicata
tutte le sere si ardeva d’amore
ma nonostante ciò si stava dimenticando di me
procurandomi un gran dolore
chi ci sarà ora vicino al lampione
con te Lili Marleen? chi ci sarà?

Da luoghi silenziosi
dal profondo della terra
si alza come in un sogno la tua bocca
quando le tarde nebbie svaniranno
io sarò di nuovo vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

HANS LEIP

La storia

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

FRANCESCO DE GREGORI


Il bigliardo

Ad altri lasciammo la via e il nostro
tempo.
Ci spingemmo, come branco, più in là
per consacrare la nostra età nuova.
Le prime sigarette e quel tossire
a ricordarci che non eravamo grandi
abbastanza.
Il colpo secco della stecca sulla biglia
e questa a correre veloce sul tappeto verde
come il nostro nuovo tempo.
I primi amori e subito dimenticati
come i primi no incamerati.
-Ti amo, mi ami?-
-No,amo lui…-
Oh! Chissenefrega! Ma dentro sentivi
il cuore andar giù come un birillo bevuto.
Le prime feste in casa, i primi sguardi,
il primo bacio vero, la prima uscita
e poi la sera a casa
-Perché non mangi?-
-Sto male! No,sto bene…-
Non sapevamo nemmeno noi come stavamo.
Non lo sapemmo mai .
E lei dove sarà? Non lo saprò mai
il suo nome…non lo scorderò mai .
Mi avrà ricordato, almeno una volta?
Forse si, ridendo magari di quell’unico
bacio a fine primavera,
parlando con lui che la prese al posto mio
perché prima di me capì cosa voleva.
Un colpo secco, la biglia riprese a correre
sul tappeto verde come la mia vita
che s’era fermata davanti al suo portone.

Claudio Pompi

La porta

Davanti alla mia porta
si fermano i passanti per guardare,
taluno a mormorare:
<< là, dentro quella casa,
la gente è tutta morta,
non s’apre mai quella porta,
mai mai mai >>.
Povera porta mia!
Grande portone oscuro
trapunto da tanti grossissimi chiodi,
il frusciare più non odi
di sete a te davanti.
Dagli enormi battenti di ferro battuto
che nessuno batte più,
nessuno ha più battuto
da tanto tempo.
Rosicchiata dai tarli,
ricoperta dalle tele dei ragni,
nessun ti aprì da anni e anni,
nessun ti spolverò,
nessun ti fece un po’ di toeletta.
La gente passa e guarda,
si ferma a mormorare:
<< là, dentro quella casa,
la gente è tutta morta,
non s’apre mai quella porta,
mai mai mai >>.

ALDO PALAZZESCHI

Come lucertole al sole


Senza capire
senza più sperare
strade lucide di pioggia
da strisciare
e ridere al ricordo
di labbra piene di vita
e piangere con gli occhi offesi
l’odio dei calci presi
all’angolo
o sotto un portone
sotto i cartoni
per difendersi dalla notte gelata
ma c’è stato un tempo in cui
inseguivi aquiloni
e ti ripromettevi di imparare
i nomi delle costellazioni
ed avevi il fiato corto
degli amori veloci
sapevi a memoria
le poesie di Neruda
nessuna offesa
solo qualche ferita
ora il vino dal cartone
scende giù in gola
e stranamente non ti scalda
ma un po’ consola
e non c’è fede qui
che lavi via lo sporco
che liberi dai cattivi odori
solo quel tempo che resta
nella pace della notte
finché quiete duri
prima che il mondo
ritorni a correre ed urlare
quel poco e niente che vale
poi come lucertole
ci si scalderà al sole.

Maria Attanasio

Incontro mancato

Incontriamoci
un giorno di Marzo
un diciotto qualunque
dell’ora ferma
o sul marmo scolpito
alla sinistra d’un portone.

Ti porterò un cielo, in dono,
un canto, stanchi d’ali
o un esule sogno
come pegno,
un cerchio di topazio
da legare all’anulare
o come talismano
appendere al collo.

O magari, una stanza di vetro,
una finestra d’occhio
che dà sul giardino segreto
dei girasoli
che origliano tra le fessure
degli attimi
l’attesa d’un bacio
-quale profumo indosserà?-

Incontriamoci
un giorno di Marzo
un diciotto qualunque.

Anileda Xeka