Lettera di Capodanno

Dicono che repetita iuvant;
che il primo bacio è insipido, ma è il secondo che conta;
che il bis d’un minuto radioso
s’insaporisce d’un miele che ci sfuggì quella sera …
Ma l’anno che ritorna col suo rauco olifante
a soffiarci dentro le orecchie
l’ennesima Roncisvalle,
e ingrossa i fiumi, impoverisce gli alberi;
l’anno che nello specchio del bagno consegna
a uno svogliato rasoio la barba sempre più bianca;
l’anno che cresce su sé con l’ingordigia dei numeri,
sgranando sul calendario
il recidivo blues del Mai più …
chi oserebbe dire che meriti la festa del Benvenuto?
chi potrebbe giurare che non sia peggio degli altri?
Il male si moltiplica e repetita non iuvant.
Eppure … Eppure nella tombola arcana del Possibile
fra i dadi e il caso la partita è aperta;
gonfiano fiori insoliti il grembo d’una zolla;
lune mai viste inonderanno il cielo,
due ragazzi in un giardino
si scambieranno i telefoni, i nomi,
stupiti di chiamarsi Adamo ed Eva;
verrà sotto i balconi
un cieco venditore d’almanacchi
a persuaderci di vivere …
Crediamogli un’ultima volta.

GESUALDO BUFALINO

COSA E’ IL SOGNARE?

Io  amo i paesaggi impossibili, le grandi altezze  e le enormi  estese desertiche, dove mai saprò vivere.  Colui che sogna il possibile, il legittimo,  mi dà pena, mentre chi sogna l’impossibile, o è folle oppure crede in ciò che sogna e per questo ci crede ed è felice. Può non essermi pesato molto avere cessato di sognare d’essere un grande della storia, mentre mi può avere fatto male non avere mai contattato la signora che ogni giorno incontro dal giornalaio, perciò dormo quando sogno ciò che non esiste mentre mi sveglio quando sogno quello che già esiste o può esistere. Dalla mia finestra osservo: la gente  che passa è sempre quella che è passata poco fa, è l’aspetto fluttuante di cose, di qualcuno, macchie colorate in movimento; sono voci senza suono, cose che transitano senza accadimento alcuno. Ecco, un rumore estraneo interrompe il mio divagare, mi sento con la mente stanca e gli occhi mi pesano nelle orbite a furia di immaginare. Dopo tutte queste giornate di pioggia il sole mi riporta lassù nei grandi spazi, nell’universo laddove le nubi avevano nascosto l’azzurro, il mio grande sogno.

Marcello Plavier