Lago asciutto

 
La mia mente è un lago asciutto.
Qualche pozzanghera d’acqua putrida,
scura come i miei pensieri.
Dov’è finita la mia sorgente?
Dove si è incanalata quella vena
che a getti donava il meglio di se?
Mi guardo intorno sperduto in quella
che sempre più appare una fossa
melmosa.
Su quel fondo ritrovo quanto il cuore
ripudiò.
A fatica affondo i miei passi incerti,
tra inutili memorie e volti dolorosi
di chi credevo lontano.
Orme lascio che lente si richiudono
come ad ignorare il mio passaggio,
per dimenticare.
In alto, sull’antica riva fiori
che al cielo si uniscono scorgo
rimpiangendo l’acqua chiara
nella quale si specchiavano.
Anche nel niente che mi circonda,
tra i relitti del passato,
sul fondo fangoso
è ancora poesia,  seppure dolente.

Claudio Pompi

Resa dei conti

Annegare poesia in un pub per soli uomini
quelli con solo un tavolo davanti
senza orizzonte, al massimo un separé.

Attorcigliarsi come edera alla vite
a succhiare il nettare in fermentazione
e coprire i grappoli agli occhi degli esperti.

Perdersi in maschera attorno ad un tabù
girando e cantando canzoni sconce
alla prima occasione da trasformare in pianto.

Agitare fantasmi per confondere la via
movimentare il nulla della nostra pochezza
costruire una fiaba senza armatura.

Guardarsi negli occhi nella pozzanghera
senza vedere che cielo sporco.

Lorenzo Poggi

Sono ancora a casa mia

Non mi appello a chi sceglie per me
per rendermi più nuovo di quello che sono.

La mia realtà fondamento
di un luogo inconsistente
ma comunque cementato
da un senso di dignità
sostegno su cui spiegare
un valore costruito
poco a poco.
L’anima
punto di partenza
intorno un corpo
racchiuso in un quartiere
ho ancora una fune poggiata
sulla mia spalla e traino
una barchetta di carta
in una pozzanghera
piccolo microcosmo
di questa città
dove sei benvenuto !!!

sii benvenuto a casa mia

ma prima di entrare
pulisciti i piedi sullo zerbino
almeno tu.

Tu che come me

Ti tolgono la casa
ti possono insultare
ma i tuoi sogni
– RICORDATI –
non li possono rubare

Pierluigi Ciolini

Il temporale

Il temporale arrivò
all’improvviso
carico di vento e pioggia.
Ci rifugiammo correndo sotto la tettoia
della fattoria dei cavalli.
Schioccavano i tuoni
e i cavalli nitrivano.
Avevi paura del bagliore dei lampi.
Ci abbracciammo.
Finì ben presto
con gli alberi spogliati
di foglie e rami
sparpagliati ovunque.
Sulla stradina sterrata
misi i piedi in una nera pozzanghera.
Ridemmo.
Poi, tu coi capelli bagnati,
io anche con le scarpe inzaccherate,
tornammo felici a casa.

Nino Silenzi

Città vecchia

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.
Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.
Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.
UMBERTO SABA


Il rispetto

è raro
toccata e fuga
acqua nel deserto… vieni ti voglio bere

Goccia dolce nel mare…

Sogno nel pagliaio?
con te c’è da fare c’è da fare!
cercare cercare
luce armonia colore
nella vetrata umana

Talvolta vedo un raggio di rispetto che illumina
una pozzanghera dopo il temporale
mentre riflette il cielo.

Aurelia Tieghi