Il cotone dei pioppi

Ho visto il cotone
dei pioppi
coprire le strade fredde;
tra le braccia al cielo
vi erano nidi di suppliche,
che i pargoli
ti scrivevano una sete
nuova.

Sembrava che le pozzanghere
avessero un mantello
di catrame
poi, poche gocce di cielo
diedero il canto
agli acquerelli,
che i rimorsi, sul foglio,
s’erano stinti
e m’abbracciai, silente
fin dove il perdono
mi rapisse.

Stefano Lovecchio

Tempo d’inverno

 
               Tenue sole
            sulle vigne
            riflesso
            in pozzanghere cristalline.
            Striscia il vento
            sui dorsi
            nei miti campi
            tremante gemma
            sul ramo.
            Ondeggiano salici
            le rosse chiome
            nel secco canneto
            arde il tramonto
            ed è subito notte.

            Graziella Cappelli

Published in: on gennaio 4, 2012 at 06:59  Comments (14)  
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…Mai dire mai

Mai dire mai
mai nasconderci
alla felicità od alla sorte
alla vita od alla morte
perché aperte restan le porte
fin che possiam vederci
fra le pozzanghere specchiarci
umidi in viso
lerci
del nostro amore pregni
da stentare a crederci

Stupire e amare
questo ci resta
e la speranza
presa per la coda
afferrata pei capelli
che covino nel petto
i nostri sogni più belli
ancora dentro in embrione

È mio diritto crederlo
acquisito
in anni e anni di sofferenza
è mio diritto
per usucapione

Silvano Conti

Pioggia sui vetri

Ieri volevi la pioggia
dicevi
com’è romantica,
il ticchettìo
sui vetri
concilia
il nostro amore.
Pozzanghere,
fango,
il fiume ha straripato
si è portato via
i cartoni,
qualcuno non saprà
dove dormire.
Com’è romantica
la pioggia sui vetri,
ci giriamo sul fianco
abbracciati
sotto le coperte –
il gatto
non trova più
la strada di casa.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on settembre 18, 2011 at 07:13  Comments (7)  
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A che serve

Ma a che serve quella
morbida curva del seno
s’è lì appesa in profumo
d’arazzo sul muro.
E a che serve la bocca,
florida di rosso se
non assorbe l’altro,
trabocca e l’assapora.
Che cosa serve saper
balzare ancora
pozzanghere
in fiera voce
col fulvo in volto,
se non si salta più.
Non raccontano più
gli odori del mondo:
il giorno nasconde
tutti i suoi nomi,
la notte riannusa
antichi sigilli.
A che serve cantare
ad orecchi spenti
l’inno alla linfa, atavica sete
di labbra di latte,
di bocche in lallazione.
E a che serve incarnare
guerrieri lucenti,
braccia ardenti a strizzare
dei venti una rosa,
sciabole in ghiaccio
al certame
fino al primo assolare.
Saremo falangi impegnate
nel costruire altro tempo
per donare domani
che rigirino zolle.
O forse siamo già stati
in metamorfosi
di sensi e di umori,
e le mille dita della mano
basteranno
ad afferrare il mondo intero?

Tinti Baldini e FlavioZago

Autunno


Mi penetri
dentro
come lama d’amore
invadendomi.
Si specchiano
nelle pozzanghere
melagrane
dalle labbra sanguigne
e il cielo molle
flessuoso
m’avvolge.
Voglia
di un tango
tra foglie gialle
piangere
accovacciata
sotto un nudo
castagno.

Graziella Cappelli

Published in: on novembre 29, 2010 at 06:50  Comments (14)  
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La nuova alba

Come carta assorbente
m’imbevo dell’inchiostro della vita
che scorre
come fiume in piena
straripa
sommerge e deterge
purificando terre inquinate
da sentimenti scuri
persi nel fango
di pozzanghere dimenticate.

La pioggia bagna i visi
unendosi al pianto dell’anima
rigenerando sorrisi
che attendono
nuova alba.

Maristella Angeli

Il pane della notte

Di questa notte
che sa di vita
c’è chi non capisce
le sue distese
d’infinito marciapiede
dove ti puoi sedere
e stare in silenzio
parlare e piangere
o semplicemente ascoltare
in un silenzio che poi ti culla
di questa notte che ti rimbocca
le lenzuola di una vita
che ti fregava a terra
e si notte magica
che cammina insieme a te
e che ti fa trovare quello che hai perso
che le lacrime ti asciuga
o le tiene segrete
sotto la pioggia
di passaggio
in questa notte

Di questa notte che anche se fredda
ma che profuma di pane
e di strade da percorrere ancora

Madre che ti può scaldare il cuore
ma anche
Madre che ti può lasciare a bocca asciutta

Si a noi tasche vuote rivoltate
di questa città fatta di crosta di pane
un carrozzone di semplici briciole
che saltano giu nelle pozzanghere
a piedi uniti come ragazzini
per vedere chi fa gli schizzi più alti

Di questa notte zingara
che legge la mano
a un furtivo destino
straccione insieme
a noi senzatetto
come le vecchie comari
in un passaparola
di sguardi
fra i marciapiedi

E di te che guardi
sempre i miei difetti
prova a stendergli la mano
che un pezzo di pane
ce l’ha anche per te
questa notte

Pierluigi Ciolini

Published in: on novembre 22, 2009 at 08:31  Comments (4)  
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