Paologelo

Gli umani son grappoli viventi
attaccati all’albero della vita
come colonne nelle cattedrali
in una vicenda alterna ed infinita.
.
Acuta pena mondomateria infesto:
tuo male e mio dolore il Tuo sorriso
pare che, nel perderlo, si estingua…
.
Tetridolci meriggi decembrini
l’aere ed il ciel sono tiepidi ancora
il sole foglie ridipinge  indora,
improvviso in giardino ultime rose
ridono riflettendosi lucenti
nel lago terso dal cielo ridipinto.
.
Coronati da estrose praterie sonanti,
di conche, fronde, affascinanti
di serre incantate, di viole del pensiero,
camelie amaranto e nivee stelle,
genzianelle cilestri; felice manto.
.
Immaginato e dipinto  dal  Pittor
dei Pittori…ma è tardi: tutto gela.

Paolo Santangelo

Per te democrazia

FOR YOU O DEMOCRACY

Come, I will make the continent indissoluble,

I will make the most splendid race the sun ever shone upon,

I will make divine magnetic lands,

With the love of comrades,

With the life-long love of comrades.

I will plant companionship thick as trees along all the rivers of America, and along the shores of the great lakes, and all over the prairies,

I will make inseparable cities with their arms about each other’s necks,

By the love of comrades,

By the manly love of comrades.

For you these from me, O Democracy, to serve you ma femme!

For you, for you I am trilling these songs.

 §

Vieni, renderò il continente indissolubile,

creerò la più splendida razza su cui il sole abbia mai brillato,

creerò divine terre magnetiche,

con l’amore dei compagni,

con il diuturno amore dei compagni.

Pianterò la fratellanza, folta come gli alberi lungo tutti i fiumi dell’America,

e lungo le sponde dei grandi laghi, e su tutte le praterie,

renderò inseparabili le città con le braccia l’una al collo dell’altra,

con l’amore dei compagni,

con il virile amore dei compagni.

Per te questi da parte mia, democrazia, per servirti, mia donna!

Per te, per te faccio vibrare questi canti.

WALT WHITMAN

Lamento per il Sud

La luna rossa, il vento, il tuo colore

di donna del Nord, la distesa di neve…

Il mio cuore è ormai su queste praterie,

in queste acque annuvolate dalle nebbie.

Ho dimenticato il mare, la grave

conchiglia soffiata dai pastori siciliani,

le cantilene dei carri lungo le strade

dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,

ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru

nell’aria dei verdi altipiani

per le terre e i fiumi della Lombardia.

Ma l’uomo grida dovunque la sorte d’una patria.

Più nessuno mi porterà nel Sud.

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti

in riva alle paludi di malaria,

è stanco di solitudine, stanco di catene,

è stanco nella sua bocca

delle bestemmie di tutte le razze

che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi,

che hanno bevuto il sangue del suo cuore.

Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,

costringono i cavalli sotto coltri di stelle,

mangiano fiori d’acacia lungo le piste

nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.

Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d’inverno

è ancora nostra, e qui ripeto a te

il mio assurdo contrappunto

di dolcezze e di furori,

un lamento d’amore senza amore.

SALVATORE QUASIMODO

Cavalcami senza sella

Cavalli non più imbizzarriti
non più in fuga nelle praterie
galoppano su spiagge
osservano l’Oceano
cercano le terre e le loro origini
nitriscono guardando negli occhi
cavalcami senza sella
come indiano Navajo

Maristella Angeli

Published in: on marzo 6, 2011 at 07:45  Comments (10)  
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Ode al giorno felice

ODA AL DIA FELIZ

Esta vez dejadme
ser feliz,
nada ha pasado a nadie,
no estoy en parte alguna,
sucede solamente
que soy feliz
por los cuatro costados
del corazón, andando,
durmiendo o escribiendo.
Qué voy a hacerle, soy
feliz.
Soy más innumerable
que el pasto
en las praderas,
siento la piel como un árbol rugoso
y el agua abajo,
los pájaros arriba,
el mar como un anillo
en mi cintura,
hecha de pan y piedra la tierra
el aire canta como una guitarra.
Tú a mi lado en la arena
eres arena,
tú cantas y eres canto,
el mundo
es hoy mi alma,
canto y arena,
el mundo
es hoy tu boca,
dejadme
en tu boca y en la arena
ser feliz,
ser feliz porque si, porque respiro
y porque tú respiras,
ser feliz porque toco
tu rodilla
y es como si tocara
la piel azul del cielo
y su frescura.
Hoy dejadme
a mí solo
ser feliz,
con todos o sin todos,
ser feliz
con el pasto
y la arena,
ser feliz
con el aire y la tierra,
ser feliz,
contigo, con tu boca,
ser feliz.

§

Questa volta lasciate
che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo
che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
Che posso farci, sono
felice.
Sono più sterminato
dell’erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto,
gli uccelli in cima,
il mare come un anello
intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.
Tu al mio fianco sulla sabbia,
sei sabbia,
tu canti e sei canto,
il mondo
è oggi la mia anima
canto e sabbia,
il mondo
oggi è la tua bocca,
lasciatemi
sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì, perché respiro
e perché respiri,
essere felice perché tocco
il tuo ginocchio
ed è come se toccassi
la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate
che sia felice,
io e basta,
con o senza tutti,
essere felice
con l’erba
e la sabbia
essere felice
con l’aria e la terra,
essere felice
con te, con la tua bocca,
essere felice.

PABLO NERUDA

Porto delle nebbie

PÒRT  E D NEBIE

Ferm a l’e el me còrp,
an sla berlecia,
mi i stendo, la ment
an sle verde prairìe sensa confin,
firmament immens
e a ti it penso, mare,
a ti, pare,
dal temp che m’i l’eve precedù
ant la fin del temp.

Aora, che òmni i seve pì nen,
mi iv anmagino tornà dlà
ansem a j’àutri,
àutri che a mi, teren-a an vita,
a smijo molest,
ma forsi adess con voi, lor a fan un tut‘un,
con vòstra identità sensa fin,
sensa capì el vost pòrt
d’le nebie.

Forsi mi a podrìa mach capì, ancheuj,
l’etéreo vivié:
e l mond, che a speta e a spera.

§

Immobile il mio corpo
sul giaciglio,
stendo, la mente
in verdi sconfinate praterie,
immensi cieli
e penso a te, madre,
a te, padre,
dal tempo che mi avete preceduto
nella fine del tempo.

Ora, che uomini non siete,
vi immagino tornati
insieme ad altri,
altri che a me, terrena in vita,
sembrano importuni,
ma forse ora con voi, fanno un tutt’uno,
con vostra identità perenne
senza capire il vostro porto
di nebbie.

Forse potrei capire solo,
l’etereo vivaio,
mondo, in attesa.

Paolo Santangelo

Published in: on aprile 17, 2010 at 07:25  Comments (9)  
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