Precarietà

Precario è il giorno quando il sole oscilla
tra fitti cirri e nere turbolenze,
precari son gli arrivi e le partenze
se al treno non gli arriva la scintilla.

Precari sono l’uomo e la sua vita
se non son stimolati dal lavoro.
È un mal che non s’attacca mai a “loro”
con la carriera addosso ben cucita.

Precarietà, ormai sei lo spauracchio
che su di noi incombi come un corvo
che aspetta di beccarci cupo e torvo:
ci fai campane senza più il batacchio.

Armando Bettozzi

Ode all’indifferenza

Preferisco
nella migliore (?) delle ipotesi,
logorare la vita
a cavallo delle finzioni in-sistenti

l’ira scavalca l’indifferenza
laggiù,
al largo straniero,
lontanissimo da me
nei graffi mortali
e seducenti
d’ingannevole distacco

singhiozzano le precarietà emotive
a tracollo di questi giorni trascinati
nelle sabbie mobili

chi ama l’ottimismo
si sente soffocato
da sequenze
temporali di chiaro-scuro
(capo/voltaico in-definiti)

esiste, persiste
ancora
questo affanno
piccolo, esile,
ma tarlo demolitore
di tosse planetaria

non vestita ancora
di sdegno
dis-umano
se non in teschio mortale
di spiagge
sfigurate di marea mortale.

Glò

In libertà

Scendo i miei gradini
con una lacrima alla volta.
Calpesto e modello
a tua somiglianza
le voci d’un (tuo) sussurrato

chissà

ed io…

chissà

… se sarà
l’eterna sinfonia
d’abrasione
a destar sospetto
d’ascolto.

Anelo a quel balcone fiorito,
lassù,
dove tu non vuoi vedere

ri-salgo gradini
di precarietà effervescente
accorpando le (mie) lacrime
in bouquet fioriti
di semplice libertà
(vivente)
non ascoltate
da (tuoi) happy-ending
di favolose esibizioni
solo raccontate
(in una vita che non esiste)
costate ad una felicità
mancata, la mia.

Glò