Tabula rasa

Ancora il filo
s’attorciglia dalla radice
all’unghia,
colpisce duro
e inaspettato,
nessun proclama
solo un crampo intorno
fitto,
e poi la resa
sul letto già provato,
la testa in abbandono
scivola il pensiero stanco,
e quel che resta di un’idea,
è il ghigno a muso piatto
del re degli inferi:
– un piagnisteo – mi dice
che non sostiene forza
né l’audacia…
Ma che ne sa in fondo el diablo,
curvo sulla schiena mia
spaccata,
mi schiaccia dentro un satiro
villoso,
e il male oscuro gira il verso
alla civetta,
– disgrazia canta – voce di banditore antico,
per me è solo vita inconcludente,

e lo stoppino brucia la candela.

Beatrice Zanini