Il mostro mangiacarta

 
Mercoledì ventoso:  già la sera
Accende i lumi; la città si accuccia
Tra i domestici muri, e più leggera
Si fa la soma del giorno che muore.
 .
Infreddolita, sogno le pantofole;
urto tra il marciapiede e il cassonetto
la plastica di sacchi ammonticchiati
verdi e rigonfi;
 .
imprigionan notizie già obsolete
buone, cattive, sciocche od importanti?
Lettere colorate o in bianco e nero
destinate a stupire od ingannare
celando il vero?
 .
Oppure vecchie pagine d’amore
Di chi oggi non è più? Dimenticate?
E tutte, tutte verranno divorate
Dal  Mostro Mangiacarta  e……riciclate!
 .
M’assale un dubbio e scaglio un anatema:
– Mercoledì ventoso, è già la sera
di un anno che di certo io non vedrò;
lui tornerà puntuale, ora di cena;
e se ingoiar vorrà la mia poesia,
ecco la profezia che do per certa
“possa grippare restando a bocca aperta!”

Viviana Santandrea

Ajsha

La domenica che rivide Ajsha
non volle farsi leggere la mano.
La vide assorta, chiusa come una i,
che guardava soprattutto il cielo.

Le domandò allora cosa avesse,
dov’è ch’era finito l’estro suo,
la parlantina solita di sempre
ai piedi dei gradini della chiesa.

Rispose lei ed anche a malapena
di non avere voglia della vita.

Nessuna quotidiana profezia,
Ajsha chiese al signor Mario Rossi
notizie fresche della Primavera
mentre cascate di capelli neri
smorzavan flussi dell’antico ardire
e in rossi lobi gli ori erano rame.

Aurelio Zucchi

Lontananza

Mi chiedi di non dimenticarti
Quando mi accorgo ora che ogni canzone diceva
Il tuo nome – in ogni musica – come una profezia
C’erano le tue lettere – in ogni nota
Come una fumosa condanna indecifrabile

Mi chiedi di non dimenticarti!
Ed io ti domando invece dov’eri
Quando non capivo le parole
Quando le mie lacrime non sapevano
Dove cadere, dov’eri?

Il ricordo è l’unica arma che ho ora
Per combattere questa Spietata Dea
E la userò fino a che non si consumerà
Nelle mie mani – ed anche allora
Sarà così potente da farle ancora paura

Nicole Marchesin

Published in: on maggio 29, 2011 at 07:25  Comments (2)  
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Il gobbo

Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall’espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
… e nessuno m’aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d’allegrezza
che ha il dono di una strana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.

ALDA MERINI