Innamorarsi e non morire

Alle nuvole, mai!
Di notte non mi fido…
sarà perché sono segrete,
sarà perché non gli do forme:
un cesto di fiori, una sorgente,
un tulipano dal caule strambo,
un viso tra i tanti preferiti.

Affida alle stelle
(se stelle ci sono)
il bell’esistere nella propizia notte,
il suono assolto del tuo ti amo,
lo scoppio magico del suo ti amo.

L’eco dell’eco scombinerà la Terra,
stazionerà su chiome d’uliveti e peschi,
farà il solletico a una chitarra spenta,
di rose dormienti alzerà il pelo.

Specchia nel mare
(il mare c’è sempre)
fronte, profilo e cuore dell’amore
ed in certe ore che ora tu non vedi
andrai a cercarlo tra le prime onde!

Innamorarsi e non morire…

Scopiazzerai l’inimitata luna.
Dissolve lei la falce e il cerchio
dando un segnale d’ultimo addio
ma già domani è su, rinata.

Aurelio Zucchi

Portogallo

PORTUGAL

Avivo no teu rosto o rosto que me deste,
E torno mais real o rosto que te dou.
Mostro aos olhos que não te desfigura
Quem te desfigurou.
Criatura da tua criatura,
Serás sempre o que sou.

E eu sou a liberdade dum perfil
Desenhado no mar.
Ondulo e permaneço.
Cavo, remo, imagino,
E descubro na bruma o meu destino
Que de antemão conheço:

Teimoso aventureiro da ilusão,
Surdo às razões do tempo e da fortuna,
Achar sem nunca achar o que procuro,
Exilado
Na gávea do futuro,
Mais alta ainda do que no passado.

§

Vivo nel tuo volto il volto che mi desti

E restituisco più reale il volto che ti do

Mostro quegli occhi che non ti sfigura

Chi ti sfigurò

Creatura della tua creatura

Sarai sempre chi sono

Ed io sono la libertà di un profilo

Disegnato nel mare

Ondeggio e rimango

Scavo, remo, immagino

E scopro nella bruma il mio destino

Che da prima conosco

Avventuriero illuso e ostinato

Sordo alle ragioni del tempo e della fortuna

Senza mai trovare ciò che inseguo

Esiliato

Nella caverna del futuro

Ancora più profonda di quella del passato

 

MIGUEL TORGA

Risalire il cielo

 
Risalire il cielo
tra pietre e unghie,
l’azzurro mi fa morire
d’amore,
e l’acqua
come un cristallo di lacrime
raccolte e regalate
per una carezza
.
Poter dire il sudore
fino agli occhi più verdi
che la voglia di essere felice
è già tutta li,
nei nostri occhi di neve.
Poi si avrà tempo fine
e l’assenza rude
per innamorarmi ancora
della stessa poesia.
.
E scrivere i capelli
per un bacio,
leggere le orme sulla sabbia
fino al volo degli albatros
per un boccone di forse.
E a memoria
scorrere il profilo
fino alla foce
del colostro.

Stefano Lovecchio

Quel tuo sguardo

Tu sai leggere i fiori
e non ti vanti.
.
Non so dove trovi l’azzurro
quando i chiodi ringhiano
e ci morde la sera
aguzza.
.
E te ne vai d’un sorriso…
A te da retta il vento,
lo annodi alle foglie pargole
e inventi musica
tra roghi di nulla.
.
Poi mi dici le mani.
.
Il mio profilo resterà
tra i tuoi occhi
e a malapena conosco
i primi versi,
l’incanto,
nella mia creta nera.

Stefano Lovecchio

Published in: on gennaio 1, 2012 at 07:24  Comments (3)  
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Tra l’unto e il dolo

Crucci d’azzurro
ancora in vita:
quei boccioli mai sfiorati
sul respiro
ti gridano, silenti,
informi dita.

Di sbieco alle finestre
lanciammo sguardi e pietre
e forse lapidammo il bianco
e le comete;
non resta che il profilo
del candore
lì, riversato  di quand’avemmo ardore.

E più che bimbi
di cruda età,
è musica ancestrale
l’essere bimbi tra le rughe:
quando la morte ambascia
le paure
la vita ti scrive addosso
le carezze,
e trova sempre spazio
tra l’unto e il dolo.

Stefano Lovecchio

La vela scura nel mare afoso della pianura

 
La vela scura nel mare afoso della pianura
non ha direzione altra che l’immaginazione
cemento piantato nel cemento non sente il soffio del vento
catrame e bitume sconfinano oltre il lume
non crede non cede a lune o dune
.
Nell’abbaglio del tramonto credo al movimento
lento e polveroso della macchina da trebbia
alla nube leggera di paglia come nebbia
al profilo che si staglia sul bordo della collina
nella sera profumata di natura come bambina

azzurrabianca

Tu sei il profilo che la luce spezza

Tu sei il profilo che la luce spezza
di cancellati e teneri vagheggi
ai muri e penetra. Tentennamenti
che nei miei sguardi assetati si specchiano.

E ti vedo crescere come cuore
impazzito. E più sottile morire
è cercarti nei contorti sentieri
che corro, di questo vivere incerto.

Silvano Conti

Published in: on luglio 19, 2011 at 07:31  Comments (4)  
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A Stellina una mattina

 
Ti ho vista là
contro il cielo rosa
nella foschia chiara
immateriale del mattino
.
Sul bordo della poltrona
il tuo profilo si stagliava
rivolto alla luce
al riquadro della finestra
.
Guardavi più in là
immobile e silenziosa
forse anche tu ami i colori
quelle nuvole rosa sull’azzurro
.
O chissà i tuoi occhi
a cosa erano rivolti
se fosse solo una posa
o che mistero ti teneva
.
Stellina mia compagna
di ogni giorno, tu
mi sei sempre vicina
dolcissima micina!

azzurrabianca

PARLO DELLA BELLEZZA

Parlo della bellezza. Non ci si mette a discutere su un vento d’aprile. Quando lo si incontra ci si sente rianimati. Ci si sente rianimati quando si incontra in Platone un pensiero che corre veloce, o un bel profilo di una statua.

EZRA POUND

Published in: on giugno 22, 2011 at 07:01  Comments (2)  
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All’arenile

Ti ravvisai un dì seduto all’arenile
privo di augurali pensieri, rilassato quasi,
in malinconica lucida rassegnazione.
La schiena provata, nuda, dignitosa insieme
non chiedeva favore, convessa se ne stava
in accoglienza d’amarezze sue percorse.
Poca conoscenza d’acquietante pienezza
così da affiorare priva di clamore, umida,
sulle creste saline di gocce fra le tue ciglia,
pesando in solitudine gli anni, raggranellandoli,
come a tenere la sabbia sospinta da un soffio.
A lungo, immobile, contemplai il tuo profilo,
un che di noto aveva, di familiare allo sguardo
che raro propinavo scontenta alla mia vita.
In te mi riconobbi e irrefrenabile provai
l’impulso attonito di sederti accanto,
di scorrerti il mio braccio intorno al collo
e con te ultimare la linea curva interrotta
del cuore che tracciavi sulla rena.

Daniela Procida