Non c’è mai tempo

Se ci fosse almeno il tempo
di fermarsi a pensare.
Potremmo scegliere
quale barattolo scalciare
oppure sgangherare un sorriso
ad uno spot ammaliante
oppure sederci sul prato
a natiche nude
o mancare d’un soffio
il fruscio delle ali in partenza
verso porti lontani.

Potremmo sederci un momento
sugli scalini d’una chiesa
e chiedere l’elemosina
in cambio del paradiso.
Oppure arrampicarci
sui cocci di vetro
del muro di fronte
e prendere a sberleffi
il Signor Proprietà.
O cambiare in corsa
le regole del gioco.

Potremmo andare a scolpire pietre
sul fianco della montagna
e attrezzarci senza bere sudore.
Oppure coprire d’asfalto
le onde del mare.
O affacciarci sul bordo
d’una fossa comune.
O nasconderci in cielo
dentro le pieghe dell’arcobaleno.
O … ricordarci, ogni tanto,
di essere uomini.

Lorenzo Poggi

A che serve la poesia? Può servire.

Vi faccio un esempio.

Prendete una coppia che va abbastanza bene:

due o tre lustri di convivenza

casa figli interessi comuni.

I coniugi però, non essendo nè sordi nè orbi

nè privi di altri sensi

naturalmente non immuni

dal notare che il mondo è pieno di persone attraenti

dell’altro sesso

di cui alcune, per circostanze favorevoli,

sarebbero passibili di un  incontro a letto.

Sorge allora un problema che propone tre soluzioni.

La prima è la tradizionale repressione

non concupire eccetera non appropriarti dell’altrui proprietà

per cui il coniuge viene equiparato a un comò

Luigi XVI o a un televisore a colori

o a un qualsiasi oggetto di un certo valore

che non sarebbe corretto rubare.

La seconda soluzione è l’adulterio

altrettanto tradizionale

che crea una quantità di complicazioni

la lealtà (glielo dico o non glielo dico?)

lo squallore di motel occasionali

la necessità di costruire marchingegni di copertura

che non eliminano la paura

di fastidiose spiegazioni.

La terza soluzione è senza dubbio la più pratica

Si prendono i turbamenti e i sentimenti

le emozioni e le tentazioni

si mescolano bene si amalgama l’immagine

con un brodo di fantasia

e ci si fa su una poesia

che si mastica e si sublima

fino a corretta stesura sulla macchina da scrivere

e infine si manda giù

si digerisce con un pò di amaro

d’erbe naturali

e poi non ci si pensa più.

JOYCE LUSSU