Morire di noi stessi

Senza reagire siamo entrati
nell’orrida fossa.
Privati di pensieri, di volontà
indossiamo i panni del vizio
che loro per noi hanno tessuto.
Calde e comode vesti nelle
quali viviamo pieni di noi.
Tepore che porta all’oblio
e ci chiude gli occhi sul male
che più non ci riguarda.
Abbiamo lasciato la dignità
a marcire e a saziare gli sciacalli
che di noi ormai sono padroni.
Troppo tardi giunge la certezza
che di noi stessi stiamo morendo.
Trasformati in schiavi da mercato
del consumismo ad ogni costo,
respiriamo l’aria fetida che noi
abbiamo creato e che lenta
ci uccide.
Gli occhi aprire vorremmo,
del prossimo la mano cerchiamo,
l’ultimo grido in gola s’arresta
soffocato dall’indifferenza
nella quale abbiamo bollito
le nostre coscienze.

Claudio Pompi

Autodafé

 
Mi espongo ad un declino insolito
anche per un vivente incallito,
ieri sera ci siam mangiati tutte le virgole
ci credo poi che non riesco a dormire
ed io maledico l’insonnia che mi priva dei sogni
dei vivi e dei morti
che in un empireo mio soltanto
mi aggiornanano sul mondo.
Brucio di solitudine
perchè ogni amico è mio soltanto,
invece alla gente piace vivere circondata
da altra gente che quando parla sputa.
Almeno dicessero cose sensate
senza sbagliare i verbi
perchè i concetti chi glieli tocca
a questa massa di balordi
pieni di fede nell’amore per il prossimo,
anch’io lo amo,
ma che non mi stia troppo addosso.
In questa valle oscura mi espongo ad un declino insolito
che vuoi che sia se dopo ci sarà Luce
e sarà per tutti, altrimenti senza perdono
c’è un altro disoccupato in giro, Dio.
Per ora amici perdenti quanto me
o vincenti come non sarò mai,
toglietemi il fumo dagli occhi
chè possa vedere almeno su qualche volto
lo sconforto.

Maria Attanasio

Semplice punto

mi sdoppio tra le sensorialità
radicate,
tra le fiere d’adempimenti
burrascosi in parola

e l’uomo/donna che sia
riverbera la propria obiettività
nella lacuna d’un non voler tacere
al prossimo un buonismo
che non mi appartiene più:

laicità del parlare
consumato nella sola affermazione
e non in azione d’un sospendersi in ascolto
nelle melmose realtà
ancora troppo silenziose,
oppure ancora troppo coperte
da “sguardi sufficienti”.

non semplicemente giudicare.
morbosamente vivere, per favore,
oltre l’orizzonte della propria tenda
di sapore conoscitivo.

Glò

Ti auguro

Je te souhaite
Je te souhaite de ne pas réussir ta vie.
Je te souhaite de vivre autrement que les gens arrivés.
Je te souhaite de vivre la tête en bas et le coeur en l’air,
les pieds dans tes rêves et les yeux pour entendre.
Je te souhaite de vivre sans te laisser acheter par l’argent
Je te souhaite de vivre debout et habité,
de vivre le souffle en feu, brûlé vif de tendresse.
Je te souhaite de vivre sans titre, sans étiquette, sans distinction,
ne portant d’autre nom que celui de l’humain.
Je te souhaite de vivre sans que tu aies rendu quelqu’un victime de toi-même.
Je te souhaite de vivre sans suspecter ni condamner, même du bout des lèvres.
Je te souhaite de vivre sans ironie, même contre toi-même.
Je te souhaite de vivre dans un monde sans exclu, sans rejeté,
sans méprisé, sans humilié, ni montré du doigt.
Je te souhaite de vivre dans un monde où chacun aura le droit
de devenir ton frère, de devenir ton prochain.
Un monde où personne ne sera rejeté du droit à la parole,
du droit d’apprendre à lire et de savoir écrire.
Je te souhaite de vivre libre, dans un monde libre.
Je te souhaite de parler, non pour être écouté, mais pour être compris.
Je te souhaite de vivre l’inespéré,
c’est-à-dire que je te souhaite de ne pas réussir ta vie.

 §

Ti auguro di non avere successo nella vita.

Ti auguro di vivere in modo diverso rispetto alle persone “arrivate”.

Ti auguro di vivere con la testa in basso e il cuore in aria,

i piedi dentro i tuoi sogni e gli occhi per sentire.

Ti auguro di vivere senza lasciarti comprare dal denaro

Ti auguro di vivere in piedi e con una casa,

di vivere il respiro nel fuoco, bruciato vivo dalla tenerezza.

Ti auguro di vivere senza marca, senza etichetta, senza distinzione, senza altro nome che quello di umano.

Ti auguro di vivere senza rendere nessuno tua vittima.

Ti auguro di vivere senza sospettare o condannare, nemmeno a fior di labbra.

Ti auguro di vivere senza ironia, nemmeno contro te stesso.

Ti auguro di vivere in un mondo senza esclusi, senza rifiutati,

senza disprezzati, senza umiliati, senza accusati con il dito.

Ti auguro di vivere in un mondo dove ciascuno avrà il diritto

ti divenire tuo fratello, di divenire il tuo prossimo.

Un mondo dove a nessuno sarà rifiutato il diritto di parola,

il diritto di imparare a leggere e scrivere.

Ti auguro di vivere libero, in un mondo libero

Ti auguro di parlare, non per essere ascoltato, ma per essere compreso.

Ti auguro di vivere l’inaspettato,

vale a dire che ti auguro di non avere successo nella vita.

JEAN DEBRUYNNE

Il cammino della vita

“Figlio, lungo il cammino,
non perderti giammai,
vivi una vita piena,
ma onesta più che mai.
Sempre con dignità
comportati nel gruppo,
a testa alta e fiera
fuggi da idee malsane.
Non renderti partecipe
di compromessi e intrighi
di sciocchi convenevoli
di inganni e falsi miti.
Disprezzo, odio, rancore
non t’invadano  il cuore,
rifuggi dall’orgoglio,
rivestiti d’amore.
Abbi pietà del povero
del bimbo e dell’anziano,
alleviane il dolore
dona loro una mano,
regala il tuo conforto
a chi si sente vano.
Sii duro ed inflessibile
caparbio ed insistente,
per conseguire il giusto
non tralasciare niente.
Insegna ai tuoi figlioli
quello che tu sai già:
rispetto per il prossimo,
tolleranza e bontà”.

Michela Tarquini

Signore, ritorna un po’ fra noi

Ritorna un po’ fra noi
per un’occhiata molto da vicino;
porta ancora il divino in questa terra
dove la guerra ancora impera
e il male cresce, e cresce anche la fame,
e ogni cattiveria più non passa,
e suona la grancassa il male, e attira
chi come mira ha: “sovvertire il bene”.

Torna, a lenire, Signore, le pene,
torna a cacciare l’empio
dal tempio tuo, e a radunare a te
i figli nostri abbacinati
da giorni senza senso e ingannati
da false gioie, ch’è quel che tu non vuoi.
Ritorna un po’ fra noi,
per colorar la vita ch’è ingrigita,
svestita dell’amore universale
che da te parte,
e con la tua perizia artigianale
cuci addosso a noi, ad arte,
l’abito del bene e dell’amore
pel nostro prossimo, e per te, Signore!

Armando Bettozzi

Regala agli altri

Occupati dei guai, dei problemi
del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.

Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.

Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
“Ecco, quello che non ho te lo dono”.
Questo è il tuo paradosso.

Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l’avrai regalata agli altri.

ALESSANDRO MANZONI

Rispetto

Infranto quel monolitico muro
sarai con noi non più smarrito
in ospitale apertura di pensiero
potrai stimare il prossimo tuo.

Non includerti in spessori
che respingono il filantropo
ascolta se nulla hai da dire
parla se qualcuno t’ascolta.

Daniela Procida

Published in: on novembre 11, 2010 at 07:01  Comments (4)  
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La storia non insegna

La storia che chiama
ma nessuno risponde
è più forte di tutto
la bestia dell’uomo
la prepotenza sull’altro
la stupidità del potere.

Il selciato è levigato
da millenari cammini
tutti distanti
dall’amore del prossimo
per vivere sopra
per non pensare alla morte.

Il tutto condito
con grande ignoranza
delle esperienze passate
che insegnano solo
a quei sfortunati
a cui funziona la testa.

Le parole son canti di lupi
fattesi volpi
per ingannare chi ascolta
con la mitria e il bastone
il bavaglio alla bocca
la prigione e l’esilio.

Lorenzo Poggi

Sarà…


Sarà che preferisco i poeti ai Santi
lontana dalla terra come i naviganti,
tutto mi appare
come un’ombra indefinita,
scrittura in codice
che non so decifrare,
anche la Musa sa che per soffrire
ci vuole fisico adatto e compassione.
Sarà che ai preti
preferisco i padri del deserto,
quelli che per amare il prossimo
nemmeno tentavano di incontrarlo,
anche la Morte sa
che il ricco e bello
hanno lo stesso destino
del povero e anche brutto.
Sarà che preferisco la Memoria
alla revisione della Storia
“vista nel contesto dei recenti
ritrovamenti di documenti fino ad oggi
rimasti segreti”,
anche la Vita sa che la saggezza
non sempre è dei vecchi,
ed un filo di pazzia c’è per tutti.

Maria Attanasio