Sospiro

SOUPIR

Mon âme vers ton front où rêve, ô calme soeur,
Un automne jonché de taches de rousseur,
Et vers le ciel errant de ton oeil angélique,
Monte, comme dans un jardin mélancolique,
Fidèle, un blanc jet d’eau soupire vers l’Azur!
– Vers l’Azur attendri d’octobre pâle et pur
Qui mire aux grands bassins sa langueur infinie,
Et laisse sur l’eau morte où la fauve agonie
Des feuilles erre au vent et creuse un froid sillon,
Se traîner le soleil jaune d’un long rayon.

  §

La mia anima sale, o placida sorella,
Al cielo errante della tua angelica pupilla
E alla tua fronte, dove, giuncato di rossore,
Sogna un autunno, come nell’antico pallore
D’un parco un getto d’acqua sospira su all’Azzurro!
– Verso il tenero Azzurro d’Ottobre mite e puro
Che guarda in grandi vasche la sua malinconia
E lascia, su acque morte, dove, fulva agonia
Le foglie errano al vento tracciando un freddo viaggio,
Il sole trascinarsi giallo col lungo raggio.

STÉPHANE MALLARMÉ

Rime del cuore morto

 

 

O piccolo cuor mio, tu fosti immenso

come il cuore di Cristo, ora sei morto;

t’accoglie non so più qual triste orto

odorato di mammole e d’incenso.

Uomini, io venni al mondo per amare

e tutti ho amato! Ho pianto tutti i pianti

vostri e ho cantato tutti i vostri canti!

Io fui lo specchio immenso come il mare.

Ma l’amor onde il cuor morto si gela,

fu vano e ignoto sempre, ignoto e vano!

Come un’antenna fu il mio cuore umano,

antenna che non seppe mai la vela.

Fu come un sole immenso, senza cielo

e senza terra e senza mare, acceso

solo per sé, solo per sé sospeso

nello spazio. Bruciava e parve gelo.

Fu come una pupilla aperta e pure

velata da una palpebra latente;

fu come un’ostia enorme, incandescente,

alta nei cieli fra due dita pure,

ostia che si spezzò prima d’avere

tocche le labbra del sacrificante,

ostia le cui piccole parti infrante

non trovarono un cuore ove giacere.

SERGIO CORAZZINI

Curva la schiena tenue respiro

 
Il mio infinito sussurra caverne
e saluta la morte, curva la schiena,
sguardo svagato e tenue respiro
affannato che si apre il passaggio
tra mille abéti cullati dal vento.

Felicità di nostalgie lontane

e galassie radianti il tuo bel viso
in un tardo meriggio novembrino
unionefiamma in cosmi e cromosomi.

Ora la vita mia muore di gioia:

l’amore Tuo mi offriva l’importanza
di pregare… ma vai senza sapere
dove portar la tua fiorente vita,
ch’era il mio canto: una canzon d’amore.

Torri splendenti speculomunite,

dai lumi tuoi, dolci d’incanti pieni:
mi esprimo con la mente anchilosata
d’eterno maliardo, oltre i princìpi astrali
e ben più oltre il tempo d’universi
nell’ultima pupilla anima quieta
una lacrima…

Paolo Santangelo

Parto di luce


Parto di luce
occhi che all’inizio
non vedono che ombre
e guizzi informi
soffi innocenti
spruzzi di cielo
sabbia incolore
abbracci scomposti
orli difformi
bianche nuvole
raggruppate in truppe
di sogni purissimi
cambia la scena
nuovi itinerari
fascino dell’altrove
mentre la vita gira
film in bianco e nero
quando il vento sfuma i colori
rimane sospeso l’approdo
danza la pupilla del sole
torna nell’eco dei ricordi
il dolore della notte
a tenere desto il faro lontano
rosseggia il tramonto
ha il sorriso dell’ignoto
mentre il fato spoglia
la corolla a tempo
di minuetto accelerato.

Roberta Bagnoli

Volti

Chi ha steso braccia al largo
battendo le pinne dei piedi
gli occhi assorti nel buio del respiro,
chi si è immerso nel fondo di pupilla
di una cernia intanata
dimenticando l’aria, chi ha legato
all’albero una tela e ha combinato
la rotta e la deriva, chi ha remato
in piedi a legni lunghi: questi sanno
che le acque hanno volti.
E sopra i volti affiorano
burrasche, bonacce, correnti
e il salto dei pesci che sognano il volo.

ERRI DE LUCA

Come una rondine lontana


Un desiderio nuovo mi tormenta.
Amor nel bacio che le labbra accende
l’anima, forse, un bacio non oblìa,
e per quel bacio maledì la vita.

Sarà qualche dolor, qualche malìa
come un raggio infocato disfavilla
esso è del sangue la più pura stilla
stella è che guida nella vita e splende.
E regna nel baglior di una pupilla
piangendo mentre all’anima discende.
Tu sei come una rondine lontana.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 27, 2011 at 07:29  Comments (8)  
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Ha il tuo volto

Ha il tuo volto il pensiero
ma non mi riconosce
non sa di me l’ora in cui divengo
fiume
e di nostalgia m’è il mare,
in cui affondo
L’ala del Sud stesa oltre
l’orizzonte.

Ti porterei
catturandoti nella pupilla
d’ogni mio credo
che sia pur luce flebile nella mente
bensì spicchio di mela acerba,
residuo di sangue nell’ora
delle sue doglie

se poi, in questo cielo concavo
che mi risuona dentro
non sapessi più affondare le mani

per saperti esistere
in un attimo che mi divora
lo sconforto
e l’addio attorno si espande.

ma vane parole son le mie
se sol immaginarti
accanto non m’uccide

quanto – l’averci mai, il non viverci affatto.

Anileda Xeka