Camminerò nel deserto

 
A piedi nudi, verso
L’infinito, un amore
Di sabbia turbinosa
Secca tempesta
In arse pupille dove chador
Non serve a difenderne
Degli occhi l’ardore,
A piedi nudi, oltre il tempo
Nei tuoi occhi d’acqua
Per rinfrescarmi l’anima.
Shalom Israel

Danila Oppio

Published in: on giugno 21, 2012 at 07:11  Comments (7)  
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Anima in Ellade

 
 
Pensieri vaghi, immagini perdute
cavalcano le ombre dell’insonnia,
rimbalzano nei gorghi della mente
memorie come aghi, a rintuzzarmi il sonno.
Le partenze…….. i ritorni………….
Sospesa la tua mano, di là dal vetro
simulando un saluto…
era un addio!
 
Felicità! …..Ma c’è?
Io ne ho intravisto il lampo,
poi subitaneo il buio
per pupille accecate
più scuro, ineluttabile.
Dimmi: – Tu l’hai trovata?
E quel limpido sguardo di  cerbiatto
non l’ha sfocato il tempo?
Pare immutato agli occhi del cuore!
 
Se un dì l’anima inquieta
libera ormai dagli aggravi terreni
andrà a posarsi in Ellade
potrà bearsi ancor di quel sorriso.

Viviana Santandrea

Le golose

Io sono innamorato di tutte le Signore
che mangiano le paste nelle confetterie

Signore e signorine
le dita senza guanto
scelgon la pasta; Quanto
ritornan bambine!

Perchè niun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divoran la preda.

C’è quella che s’informa pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta e forma.

L’una pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.

Un’altra – il dolce crebbe –
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!

Un’altra con bell’arte,
sugge la punta estrema
invano! ché la crema
esce dall’altra parte!

L’una senz’abbadare
a giovine che adocchi
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare
sugga, un supremo annunzio,
non crema e cioccolate,
ma superliquefatte
parole del D’Annunzio

fra quegli aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro e di sciroppo,
di creme, di velluti,

di essenze parigine,
di mammole, di chiome
oh le signore come
ritornano bambine!

Perchè non m’è concesso
o legge inopportuna!
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,

o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di creme e cioccolatte?

GUIDO GOZZANO

Vecchiezza

 
Assopito
nella evanescenza
di bucolici anfratti
prendeva a passi lenti
il panorama.
Gli occhi disciolti
nell’amena vista
offrivano ai pennelli
il desiderio
di scorrazzare sulla tavolozza
e incoravano il cuore 
a proseguire
lungo il rettilineo delle ore…
l’atonia spalmata
nelle braccia cadenti
e nelle gambe
diluiva la foga
di pupille,
del cappello ruzzato
sulla fronte
del fumo acceso
a ciglio delle labbra…
le due voci
scolpivano la sera su cuscino
un sorriso pietoso,
mentre dal cielo
piovono sempre
sassi di domani
sul capo
del presente ammutolito.

Giuseppe Stracuzzi

Non sempre verde è il colore dell’infanzia

Quando lasci il dolore affondare
le brulle sue radici nell’iride innocente,
nell’assenza, tradisci te stesso,
quello che fosti ed il fanciullo che fuggi.
Divieni fumo di fiamma che muore
candela cui la luce flebile s’estingue
tra dita insensibili con l’ultimo baleno.
Eludi un’anima implorante, soltanto,
che le si tinga la nemica trasparenza.
Le frusti la vita se la vedi e l’ignori
ma se ascolti il coraggio d’amare
capirai il rintocco lungo
e lo sgranarsi orribile delle sue palpebre
in lontana solitudine.
Udrai bruciare le sue ciglia
ed il tonfo cupo della cenere franata
dal suo pianto in umile silenzio
al sorriso umano che le avrai spiegato.
Non è di semplici occhi quell’iride
che nulla sa dell’ipocrita notte,
nulla della tua mano incurante
che la scrolla come polvere molesta.
Occhi ignari di saper volare alto
scuotendo voci distratte o riluttanti
con la sferza dei rifiuti subìti
con il ricordo della tua indifferenza.
Ombrose non solo, slargate pupille,
cave di marmo pregiato esistono
per provare il tuo impegno,
scolpire, plasmare la tua benevolenza.
Così vagano quelle rare preziosità
e nel nostro mondo restano o
troppo spesso partono per l’Altro
confinate in tristi castoni
senza alcuno di sana volontà
ad estirpare il prisma grigio-bruno
che di tanta, infelice pochezza
è grave riflesso.

Daniela Procida

Mal d’Africa

 
Pupille curiose offro all’universo
ignaro dei sogni di un bimbo
che da troppo tempo ha perso l’aquilone.
Continuo a scrivere non so fare altro,
la penna come lama sottile
scava rivoli di fresca acqua
fra le vallate inaccessibili del cuore.
Torna prepotente l’alba
a sussurrarmi in faccia la nostalgia di te,
sottile e impercettibile come il mal d’Africa.

Roberta Bagnoli

Published in: on maggio 19, 2011 at 06:52  Comments (13)  
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Non lontana dalle rondini


mi dispiace  io sono
figlia della luna
sono figlia del vento io
non attendo qui
che passi la fortuna
questo non era il mio destino
non nei gesti piccoli ripetuti
non segnata la mia strada
nel soffoco di un appartamento
asfissia in gesti secchi e ordinati
.
non ero nata per stare
lontana dalle rondini
.
ma col cielo sopra in pace
andare screziata di nuvole
immersa nel blu ad occhi spalancati
scalzi i piedi fra le zolle
nei campi appena arati
narici aperte ai profumi
nelle pupille vecchi contadini
.
mia madre è una tredicenne
dalla pelle scura
treccine ai lati del viso
patate nelle mani
sono figlia di quell’età
di quella povertà e ne
sento dentro la grazia
e la fatica la semplicità
amore terra dignità
.
non sono nata per stare
lontana dalle rondini

azzurrabianca

Mille violini

Mille violini
suonano intorno alle cùne di freschi virgulti.
Piccole nubi bianche dell’aurora,
rosate, pallide, leggere come alito
d’un bimbo che sorride.
Ora quando grigiastre plumbee,
le nubi del dolore
s’addensano paurose su questo
sole gracile, malato,
piccole ansie al bimbo:
lacrime dell’età più bella,
negli occhioni limpidi
aperti di stupore alla vita
che fugaci tremanti brillavate.
Perché non ritornate, a ricoprir
con tenue velo le pupille
stanche, in queste ore tristi del mattino,
tornando anche per poco
come in un gioco magico d’incanto?

Paolo Santangelo

Published in: on febbraio 26, 2011 at 07:09  Comments (6)  
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Mia


E fu dal primo momento
che ho chiuso gli occhi
e ti ho toccata
miraggio impossibile
cuore inatteso di donna
che erompe amore improvviso
pupille imbronciate
a nascondere il pianto del cielo
Tu che sai di essere splendida
e da tutti bramata
ma raro concedi il tuo talamo
agli amanti sinceri
Tu luminosa elegante
sapiente corruttrice
con i tuoi giorni
di gloria e tempesta
con i pensieri in lingue diverse
ed i tuoi sotterranei misteri
Io ti ho incontrata
triste Parigi
quando sei apparsa
oltre la collina degli anni
e mia da sempre ti terrò
sulla cima di un sospiro

Fabio Sangiorgio

Ti chiamavi Giuseppe

Ancor
sei
sulla soglia
della memoria
presenza dolce
immutata.
Sboccia il sorriso
sulla pelle d’ambra,
nelle pupille
gentili.
Mani di legno
abbandonate
sui calzoni di fustagno,
scagliose eppur
tenere.
Risuonano i passi
scarpe
di vacchetta.
Passato è
il nostro tempo,
babbo.

Graziella Cappelli

Published in: on gennaio 25, 2011 at 07:05  Comments (7)  
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