Il momento più difficile

della vita
È credere che al di là del nulla
ci sia qualcosa
che ci aspetta.
Lasciare cadere tutto
mettere sul tavolo
le carte non giocate:
Asso di cuori
ci son stati dei dolori.
Re di picche
ne ho fatte
di cose brutte.
Donna di fiori
sorridi
e passeranno
i colori.
Jack di quadri
sei la carta
che mi rimane.

Cristiana Calonaci

Published in: on luglio 9, 2012 at 07:40  Comments (5)  
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Ritorno nell’anima

Pareti di stanze vuote e disadorne
dove eco di voci ancor si propaga,
luce che filtra da finestre socchiuse,
rumori di emozioni che restano fuori.

Ora come non mai odo i miei passi
in questo strano silenzio che pare
di esistenza conclusa senza ragione.

È come se il tempo si fosse fermato
dopo esser fuggito verso altra vita,
come se stanco fui di veder me stesso,
la mia ombra sempre uguale.

Accarezzo ora quelle bianche orme
sulle pareti graffiate, tracce di foto,
quadri di paesaggi vissuti, immagini
disperse di poesia che a fatica ricordo.

Bianco disegno di un mobile antico,
lì c’era il mio cuore, rifugio segreto
dei miei pensieri che lasciai e persi
lasciandoli morire d’abbandono

Colori sbiaditi di un tempo sereno,
per sempre perduto ed ora rimpianto,
rimorso per non aver capito e preso
quel che quel tempo mi aveva donato.

Vedo ora la mia ombra farsi più lunga
nel sole che impietoso su di me tramonta,
sfioro invano quel che non è più, scorre
piatta e senza pieghe sulle pareti vuote.

Esco tristemente da quella casa antica
che fu l’anima mia più bella.
l’ombra mia si contorce in giochi deformi
prima di darsi alla notte che rapida avanza.

Mi troverà in quest’anima di dolore colma,
piena di illusioni e di colpe che sono crepe,
piena di pesanti incertezze senza luce.

Claudio Pompi

Poeta ladro e artista

Frutto di serra o di selvatica natura,
nasce la poesia tra le rocce dei picchi,
tra le fessure di un marciapiede.
È la mia poesia
Nasce tra le discariche a cielo aperto,
nei deserti o come muschio là dove
raggio di sole non giunge.
Nomade della poesia mi sento
Nasce e fiorisce nei gelidi inverni
del cuore di tristezza ammantati.
Nel pensiero e nel verso cerco riparo.
Splende al sole di passione rovente
come estati senza fine la poesia che
stonando, a volte io canto.
Rubo dagli occhi di un volto di donna,
faccio mio di un bambino il sorriso
oppure quel pianto che riga il suo viso.
Di un uomo rubo gli anni di vita vissuta.
Ladro impunito di emozioni, questo io sono.
E quando nulla di ciò nel mondo non trovo,
come pellicano il petto mi squarcio
per nutrir di dolore la poesia che langue.
Dipingo di versi i quadri della vita.
La tristezza e la gioia, la malinconia
e il rimpianto sono i colori che spando
sulla tela del cuore con olandese follia.
Non per ricchezza o voglia di fama,
io scrivo di questa vita a volte puttana.

Claudio Pompi

Infinito amore finito

Per quanto infinito sia un amore,
saprò dimenticare per non morire.
Toglierò come quadri da una parete
ogni giorno vissuto,
ogni sorriso che firmò le magie,
quelle che nessun perfido mago
avrebbe chiuso in foreste pietrificate.
Per quanto infinito sia un amore,
saprò insultarti nelle sere senza fine,
saprò bere anche dal tuo bicchiere.
Di nascosto bacerò l’orlo del calice
dal sapore di rossetto
chè i fantasmi del nostro passato
non vedano quanto debole io sia.
Per quanto infinito sia un amore
saprò ridere di te e di me,
del disprezzo di chi in me vedrà
un egoista.
Lo farò stringendo il cuore fino
ad ucciderlo per soffocarne il pianto
Per quanto infinito sia un amore,
riuscirò, stanne certa, a recidere
quell’esile filo fatto di gesti
che inutili ormai si perderanno
nel vuoto della tua assenza.
Per quanto infinito sia un amore,
sarà infinita la mia disperata voglia
di sopravvivere nel deserto che in me
hai lasciato.

Claudio Pompi

Colori stonati

Ti cerco nel
calice,
della mia sete
asciutta.
Non so se sei,
non so se sai,
non so se sarai.

E non so più
del giorno
e del suo cammino
obliquo,
radice quadrata
del mio sentire.
Impietrito il domani,
arcaico monolite
lo confondo nei quadri,
avvolti d’Inverno
appesi sui ghiacci
dei tuoi occhi bui.

Ti cerco nel viola
del mio pensiero,
prillante nel gorgo
di un sogno sottile,
tagliente del gelo
del tuo sole cieco.

Ti cerco nell’inno
di cori all’amore
Ti cerco e mi trovo
canzone stonata.

Flavio Zago e Marcello Plavier

Poeti e origami

Lo sapete amici
che la vita è breve
siamo come alberi
piantati nel mattino
che aspettano di essere tagliati
per far posto a nuove strade
dove la nostra ombra
sarà solo un ricordo
lasciata alle nebbie
e di tronchi inerti
pronti per essere lavorati
diventeremo forse
cornici per racchiudere la vita
o quadri per essere inchiodati
e se il dolore fosse gioia
e la sconfitta è la vittoria
e la pace che uno dice di avere
e solo il silenzio che gli fa guerra
e se la follia è la ragione pagata a peso d’oro
io vorrei essere come stagno fuso
in cerca di acque limpide
per prendere forma
e se l’anima morisse
prima del tempo fissato
qualcuno ci guarderà
nuotare vivi
dove non saremo più
che pagine ingiallite
sempre che qualcuno
dai tronchi ci faccia
fogli di carta
o
semplici origami

Pierluigi Ciolini

Anche in cielo


Sul quadrante del giorno
lancette in cemento
ti hanno rapita,
e nel vestibolo d’oggi
è sfumato, il tic tac
del tuo cuore.
Mi sono dipinto ed appeso
tra i quadri screziati
della tua mente,
per gustare trepido
l’attesa d’un tuo sguardo.
Dove mai disegnare
il tuo volto,
se non ovunque?

Flavio Zago

Published in: on maggio 22, 2010 at 07:07  Comments (3)  
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Un barbone

barattando armistizi
apre la porta
al cuore della gente
guarda il paesaggio
che s’allunga,
vede qualcuno
che gli tira un avanzo
come una pietra
senza osare entrare
nel lebbrosario
per non contagiarsi…

Il barbone
con la pietra sul cuore
esce dal tunnel,
trascinandosi il carico di stracci
lungo rive salate di vita
che lasciano
quadri senza nome.

Giuseppe Stracuzzi

Trasloco


Parte della fragilità
svanisce
accartocciata nella voragine
di scatoloni senza fondo,
recupero
masse inquietanti di vissuti
rifiuti smessi
privi di valore
oggetti da dimenticare
quadri
suppellettili e
cocci rotti
da recuperare…
Bianche pareti vuote
incorniciate dalle ombre
con specchi opachi
che vanno ripuliti
perchè riflettano
una nuova vita…

Aurelia Tieghi