Primavera in auto (Gloria)

 
Lui accostava l’auto con una scusa e scendeva
Lei restava con i piedi scalzi sul cruscotto o fuori dal finestrino
o li abbassava e si girava a parlare con noi.
Lei, Gloria, ci portava i dischi smessi dal juke-boxe
i Beatles i Rolling Stones
avevo un’ossessione per Lady Jane e anche
un po’ per Mellow Yellow di Donovan
le ascoltavo sempre nel mangiadischi
Dolcissima un po’ sciancata
ma non me n’ero accorta
dal naso pronunciato alla Picasso
e la linea di eye-liner agli occhi
figlia del medico del quartiere dalla malafama
dove proliferavano piccola delinquenza e balere
che ascoltava del mio amore deluso
che mi insegnava i punti del corpo
in cui mettere il profumo mentre crescevo.
Poi lui tornava con un mazzo di margherite
o un ramo fiorito rosa o bianco – era primavera –
e lei d’impulso lo abbracciava.

azzurrabianca

Il poeta

Alla sera, al caffè, con gli amici
si parlava di donne e motori,
si diceva son gioie e dolori
lui piangeva, e parlava di te.

Se si andava in provincia a ballare
si cercava di aver le più belle,
lui restava a guardare le stelle
sospirando e piangendo per te.

Alle carte era un vero campione
lo chiamavano il ras del quartiere,
ma una sera, giocando a scopone,
perse un punto, parlando di te.

Ed infine, una notte si uccise,
per la gran confusione mentale.
Un peccato, perché era speciale,
proprio come parlava di te.

Ora dicono fosse un poeta,
che sapesse parlare d’amore.
Cosa importa se, in fondo, uno muore
e non può più parlare di te?

BRUNO LAUZI

La città

Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Pro tempore

E vorrei non trattenere
nella curva del mento
o dietro l’angolo dell’occhio
bambino,
l’approccio del giorno;
di pratoline e malva
ranuncoli e tarassaco
calzano i prati
del quartiere.
Pomeriggio d’aprile dalla mia finestra
spolvero le ore che mi separano
dalla rete di confine,

il mio tutto s’arresta nel calpestìo
di un lento procedere a distanza.

Beatrice Zanini

Dove sei???

 
Dove sei ora,
che la nave del giorno è salpata
e nuda si dona all’altra metà del pianeta,
pian-piano scompare
nel rosso orizzonte
Ora che la notte bussa ai portoni
delle case nel vecchio quartiere
tre volte, prima d’entrare e s’accomoda
nel salotto vicino ad un camino acceso
ove la nonna racconta favole
prima che i bimbi s’addormentano
mani  delicate di fanciulle
tessono i sogni…
Quale dei tanti, ci affiderà stanotte?
Ora che ho finito il verde smeraldo
per dipingere i tuoi occhi
sulla mia tela spoglia, sopra il cavalletto
in fondo alla stanza, m’interroga:
“Come possono due mani imitare
due pennelli
del cielo, le stelle  – i bianchi sorrisi?”
Ora, che nel cervello
mi rimbomba il becco d’un picchio
che  martella la corteccia
e mille lupi ululano dentro me
al chiarore della neve – luna
spalancando le porte del anima
[Ho occhi sordi e cieche orecchie]
Dove sei amor mio,
ora che vorrei essere il vento
che t’ accarezza il viso
con ansia nei polmoni
sotto la brina in superficie
goccia per goccia
ti respiro

Anileda Xeka

Sono ancora a casa mia

Non mi appello a chi sceglie per me
per rendermi più nuovo di quello che sono.

La mia realtà fondamento
di un luogo inconsistente
ma comunque cementato
da un senso di dignità
sostegno su cui spiegare
un valore costruito
poco a poco.
L’anima
punto di partenza
intorno un corpo
racchiuso in un quartiere
ho ancora una fune poggiata
sulla mia spalla e traino
una barchetta di carta
in una pozzanghera
piccolo microcosmo
di questa città
dove sei benvenuto !!!

sii benvenuto a casa mia

ma prima di entrare
pulisciti i piedi sullo zerbino
almeno tu.

Tu che come me

Ti tolgono la casa
ti possono insultare
ma i tuoi sogni
– RICORDATI –
non li possono rubare

Pierluigi Ciolini