Firenze (Canzone triste)

Firenze lo sai non è servita a cambiarla
La cosa che ha amato di più è stata l’aria
Lei ha disegnato ha riempito cartelle di sogni
Ma gli occhi di marmo del colosso toscano guardano troppo lontano

Caro il mio Barbarossa, studente in filosofia
Con il tuo italiano insicuro certe cose le sapevi dire
Oh lo so, lo so, lo so, lo so bene, lo so
Una donna da amare in due in comune fra te e me
Ma di tempo c’è ne, in questa città
Fottuti di malinconia e di lei

Per questo canto una canzone triste triste triste
Triste triste triste, triste triste triste, triste come me
E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei
Ancora un po’ di lei
E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei
Ancora un po’ di lei

Ricordo i suoi occhi strano tipo di donna che era
Quando gettò i suoi disegni con rabbia giù da Ponte Vecchio
“Io sono nata da una conchiglia” diceva
“La mia casa è il mare e con un fiume no, non la posso cambiare”

Caro il mio Barbarossa, compagno di un avventura
Certo che se lei se n’è andata no, non è colpa mia
Oh lo so, lo so, lo so, la tua vita non cambierà
Ritornerai in Irlanda con la tua laurea in filosofia
Ma io che farò in questa città?
Fottuto di malinconia e di lei

Per questo canto una canzone triste triste triste
Triste triste triste, triste triste triste, triste come me
E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei
Ancora un po’ di lei

IVAN GRAZIANI

Impotenza

Vorrei tuonare dal microfono in piazza
parole scandite da rabbia profonda.
Scagliare formelle strappate alla storia
sotto i portici della memoria.
Poi, come un osso spolpato,
mi stenderò fachiro sul letto di pena
cercando una fuga nel filo spinato.

Lorenzo Poggi

Published in: on giugno 30, 2012 at 07:16  Comments (4)  
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Mourir d’aimer

Les parois de ma vie sont lisses
Je m’y accroche mais je glisse
Lentement vers ma destinée
Mourir d’aimer

Tandis que le monde me juge
Je ne vois pour moi qu’un refuge
Toute issue m’étant condamnée
Mourir d’aimer

Mourir d’aimer
De plein gré s’enfoncer dans la nuit
Payer l’amour au prix de sa vie
Pécher contre le corps mais non contre l’esprit

Laissons le monde à ses problèmes
Les gens haineux face à eux-mêmes
Avec leurs petites idées

Mourir d’aimer

Puisque notre amour ne peut vivre
Mieux vaut en refermer le livre
Et plutôt que de le brûler
Mourir d’aimer

Partir en redressant la tête
Sortir vainqueur d’une défaite
Renverser toutes les données
Mourir d’aimer

Mourir d’aimer
Comme on le peut de n’importe quoi
Abandonner tout derrière soi
Pour n’emporter que ce qui fut nous, qui fut toi

Tu es le printemps, moi l’automne
Ton cœur se prend, le mien se donne
Et ma route est déjà tracée
Mourir d’aimer
Mourir d’aimer
Mourir d’aimer

§

MORIR D’AMORE

Sento sfuggir dalle mie dita
Ogni appiglio della vita
E so già quel che aspetta me:
Morir d’amore.
Visto che il mondo mi accusa
Ogni altra via resta chiusa
Non saprai quando me ne andrò:
Morir d’amore.

Morir d’amore, il mio unico giorno con te
Pagarlo al prezzo piu’ alto che c’è
Ma chi mi capirà non mi condannerà.
La gente è piena di problemi
Piccole idee, soliti schemi
Entro cui non entrerò:
Morir d’amore.

Per amare te fino in fondo
Possa dire basta al mondo,
E sarà logico per me
Morir d’amore.
Ormai sui miei pensieri è scesa
La rabbia triste della resa
Ma non so rinunciare a te:
Morir d’amore.

Morir d’amore,
Andar via senza tanti perché
Dove posso portare con me
Solo ciò che eravamo noi due
Che eri tu…
Non ci sarà un altro incontro
Tu eri l’alba ed io il tramonto
Me ne andrò rimpiangendo te:
Morir d’amore
Morir d’amore
Morir d’amore

CHARLES AZNAVOUR

(testo italiano di Giorgio Calabrese)

Preghiera

Passi solitari risuonano sul selciato,
lembi dispersi di un sentimento
che disperato volge lo sguardo al cielo
nella vana speranza di una luce.

Accade così, che il dolore
diventa luogo fermo nella vita
come autunno macchiato di lacrime
e in una notte buia come pece,

il cuore scoppia nell’enorme
grido di rabbia e ribellione
per le ingiustizie di un mondo
dove vige crudeltà e indifferenza

mentre una preghiera s’eleva lieve
al cielo illuminato dal sole nascente,
potenza misteriosa gravida di suoni
nell’immenso amplesso di palpiti,

in cerca d’una presenza amica
che asperga gli uomini di luce pura
sì che gli animi cantino lodi
per il trionfar della pace eterna.

Patrizia Mezzogori

Come…

Nel vento volan parole e fogli
mentre il mare sbatte su gli scogli

e a piedi nudi vago su la sabbia
lasciando indietro la mia rabbia

senza la tua anima sulla mia pelle
e come la notte senza luna e stelle

come senza l’aria non si può campare
come l’edera senza l’albero avvinghiare

ma nell’alba sono sempre solo
come gabbiano all’orizzonte in volo

con le parole si può volare
e l’immenso mare traversare

ma sul finir devo planare
e sulla mia spiaggia ritornare

e nel silenzio ascoltar un momento
la musica di questo mar nel vento

e pensar delle parole
dicono son pittore
ma senza te è …..

come dipinger senza colore

Pierluigi Ciolini

Bianco e nero

Sapessimo cercare
negli anfratti spugnosi
delle mezze verità,
nei mezzi toni dubbiosi
delle note in purezza
e chiudere nel marmo
segreti col saio,
potremmo alzare le mani
già piene di terra,
ascoltare disaccordi stonati
senza moti di rabbia,
accettare la pioggia e la neve,
deserti invivibili e ghiacci taglienti.  

Potremmo sederci
sul ciglio del fosso
e rovistare con mani
probabili vermi in libera uscita
senza punirci addosso
di colpe macchiate
da paure ancestrali.

Oppure alzare i veli
del nostro sconforto
accennando un sorriso
che contamini il mondo,
gettando al cestino
il bianco ed il nero
di false certezze.

Lorenzo Poggi

La danza delle stagioni

 
A che serve
questa rincorsa di lavoro
ed affanno
così dura e ansiosa
e difficile
da chiamare vita,
i giorni sempre uguali
che montano la rabbia
con il frullare frenetico
di cose importanti da fare.
Se potessi scendere
da me,
assentarmi dalla mia stessa pressione
forse avrei modo
di lasciarmi accarezzare
dal sole della primavera
o di tremare nel freddo dell’inverno
e capirne la verità
in mezzo a tutta
questa finzione.

Gian Luca Sechi

Published in: on aprile 4, 2012 at 07:08  Comments (4)  
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Uomini come rane

Ho visto pareti dipinte dalla rabbia degli uomini
rondini allontanarsi per il fuoco che bruciava l’aria
ho visto prati annullati dalla cupidigia di alcuni
quando ne avevano bisogno i bambini

Mi sono iscritto all’albo di quelli che protestano
ma volevano troppi soldi  per la tessera di socio
ed allora  mi son convinto che in questo paese
è meglio vivere con poco, possibilmente a zero spese

Ho ascoltato le voci arroganti dei Grandi
la terra globalizzata per gli interessi di tanti meschini
Me ne è rimasta impressa una, unica e ancora sola,
che è quella universale del Mahatma Ghandhi

Ho visto tutto quello che si può rivedere
e mi sono accorto che come gamberi andiamo a ritroso
A questa età sto ancora attento ai problemi veri
e, credimi, a volte non riposo

Non so neppure perché ne sto scrivendo
forse perché non costa niente
Ho parlato con molti che la pensavano come me
ma dopo a casa ognuno dormiva e si pentiva

Non sono abituato alle meraviglie
nulla mi stupisce e non da ora
se non l’indifferenza che premia gli stolti,
gli arrivati, gli stupidi e i manigoldi

A me, a te, a noi non resta che guardare
in questi giardini, finti di ricchezza
Continuiamo pure ad ascoltare voci della miseria umana
che ci sembreranno come sempre, ahimè!, quelle di una rana!

Gavino Puggioni

Noi

Ho visto mille luci
balucinare sottili in tremuli
soffi, perchè
il vento respira e
più tendi l’ orecchio
più lo fai soffocare e
ho cercato di non capire
di sfiorare quell’ attimo
per portarlo via o
farmi trascinare, un salto
a braccia tese e
grida di rabbia, gioia
dolore che sono
solo modi di vederlo
questo mondo che
mi assale, spaventa,
i suoi occhi vuoti puntati
e non riesco a tremare,
piccolo e grande
poeta dell’ incertezza, ho
vissuto di silenzi e
le ho sentite parlare,
le correnti, soffici e salate,
lacrime di compiacimento
ho ondeggiato sulla mia
zattera di orgoglio, e blu
e nero e argento il riflesso,
dure le rocce e le sabbie,
ma dall’ alto del volo
così distanti da noi.
Noi, dividiamoci il cielo,
è nostro e se non basterà lo
riuniremo per poterci vivere e
sempre e mai, prima e
dopo, più della vita saremo
tutto, tutto, oltre i colori
del tempo.

Gian Luca Sechi

Desideri

Mi sono caduto addosso
con tutta la rabbia dentro
scavando gallerie nel deserto
e tanta voglia di te.

Adesso che lascio impronte
delebili
vorrei essere oltre l’orizzonte
a volare distanze bianche.

Solcare mari agitati
lasciando segni
indelebili
dei miei sogni incompiuti.

Sentire salire le voci
come fantasmi dal fondo
e scimmie aggrappate alla spalla
come pappagalli eterni.

E poi stendermi al sole
per cercare le stelle
strappate
dai ricordi di una notte.

Riprendo il cammino
rotolando sulle ginocchia
fino a sfondare il muro
dell’incomprensione.

Lorenzo Poggi