Tabula rasa

Ancora il filo
s’attorciglia dalla radice
all’unghia,
colpisce duro
e inaspettato,
nessun proclama
solo un crampo intorno
fitto,
e poi la resa
sul letto già provato,
la testa in abbandono
scivola il pensiero stanco,
e quel che resta di un’idea,
è il ghigno a muso piatto
del re degli inferi:
– un piagnisteo – mi dice
che non sostiene forza
né l’audacia…
Ma che ne sa in fondo el diablo,
curvo sulla schiena mia
spaccata,
mi schiaccia dentro un satiro
villoso,
e il male oscuro gira il verso
alla civetta,
– disgrazia canta – voce di banditore antico,
per me è solo vita inconcludente,

e lo stoppino brucia la candela.

Beatrice Zanini

LA SOLITUDINE

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice.

JOSÉ SARAMAGO

COLTIVIAMO LA SPERANZA

Lasciate che ci congediamo dall’ Italia, con tutte le sue miserie e le ingiustizie, affettuosamente, con la nostra ammirazione per le bellezze, naturali e artificiali, di cui è piena fino a traboccare, e con la nostra tenerezza verso un popolo, naturalmente ben disposto, paziente e di temperamento mite. Anni di abbandono, oppressione e malgoverno hanno operato per cambiare la sua natura e fiaccare il suo spirito; gelosie miserabili… sono state il cancro alla radice della nazionalità… ma il bene che era in esso c’è ancora, e un popolo nobile può, un giorno, risorgere dalle ceneri. Coltiviamo la speranza.

CHARLES DICKENS

Hai un sangue, un respiro

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.

Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.

Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell’aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.

CESARE PAVESE

Mitico guerriero

Sarà lui,
divinatore del forse.
Paladino del già.
Signore
dei suoi confini,
dei suoi quadri
e colori.
Padrone del ritmo
del suo fiato
inquieto.

Sarà lui
senza prigioni
o leggende
a scagionare.
Nudo
di fronte
alla sua pazzia
molto,
molto meno eroe,
molto più uomo.

Stelo
della sua corolla.
Radice
del suo deserto
sarà lui
guerriero smarrito
del vento.

Saprà allora,
quest’uomo antico,
passeggiare
la sua pace
su docili
spiagge senili,
fulgenti
di terre rare.

Flavio Zago

Pace

Io uomo  antico
sono uomo, pianta
e minerale:
in un  tempo solo
rilievo della terra
pesce ed uccello
Ulivo le mie vene
con fronte spagnola
lingua americana
e cuore italiano
tengo fissa la mia
invisibile radice
nel suolo natio
che si disseta
dell’acqua dei fiumi.
Attendo il bacio
della terra
a tutto ciò che vive
come prova d’amore
e questa bocca
misteriosa pronuncerà
la parola mai udita prima
fatta per cambiare
il corso di questo
mondo
Pace.

Marcello Plavier

Guardo i miei occhi

Guardo i miei occhi cavi d’ombra

e i solchi sottili sulle mie tempie,

guardo, e sei tu, mio povero stanco volto,

così a lungo battuto dal tempo?

Mi grava l’ombra d’un occulto sogno.

Ah, che un ultimo fiore in me s’esprima!

Come un’opaca pietra

non voglio morire fasciata di tenebra,

ma d’un tratto, dalla radice fonda,

alzare un canto alla ultima mia sera.

SIBILLA ALERAMO

Published in: on settembre 30, 2010 at 07:21  Comments (3)  
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Quarta di copertina

Il tempo in cui ti manco,
riempilo a parole.
Mai più leggero d’adesso sarò stato
né mai più giovane
nudo
o più beato.
Conoscimi le volte lontano
e non tremare:
cento candele fanno un bel giorno
e sarà buono, sapermi gambe senza catene
una radice
succhiata tutta quanta una vita.
Il tuo ragazzo
sarà la cecità a te risolta
dolci cose, tu mi dirai per quando è mancato
a volte il gusto
d’averci ombra e corpi sottili
addosso, bianchi.

Massimo Botturi

Published in: on maggio 26, 2010 at 08:30  Comments (4)  
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