Violetta

.
Sorridi
palpito
odoroso
tra radici
affioranti.
Cuore
di velluto
stretta
in foglie
a rosetta
timida
presenza
in semplice
umiltà.
.
Graziella Cappelli
Published in: on luglio 10, 2012 at 07:35  Comments (8)  
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A tocchi a tocchi

risuona dentro
la paura
a volte giovane
dorata di scintille
perse nel tempo
altre
albero di notte
senza nidi
ora
oggi
fruscio
di rotaie che
trapassano
e poi
si perdono
tra le vene
e il cuore
e allora
divampa.
 
La carezza del
giorno
un poco sfredda
quel bubbone
e la mia
di mano grande
e amica
strappa  lenta
radici.

Tinti Baldini

Published in: on luglio 8, 2012 at 07:17  Comments (18)  
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L’albero osserva

Quell’albero si erge
ha immerso le sue radici in profondità
in una terra che sorprende.

Ci guarda
tante cose avrebbe da raccontare
lì fermo da secoli
ad osservare.

I rami si aprono in un intreccio armonioso
alla ricerca di luce
di aria pura.

Le foglie risuonano di dolci armonie
centillano rintocchi di cielo
brezze leggere accarezzano.

Attendono gli uccelli
che tornano al loro nido
rifugio di sempre

Maristella Angeli

Possibilità

Se è primavera uccidimi.

Se è albero dammi le sue radici.

Se è un tramonto concedimi anche domani.

Maria Attanasio

Published in: on maggio 28, 2012 at 06:55  Comments (4)  
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…di Dylan Dog

Mondo salvato dai bimbi piccolini
abiteranno accanto a una centrale
fioriscono iridi nell’aria — scariche elettriche solo nelle nubi —
fumo sporco, radiazioni sorte da dio —
… e correranno sulle strade seccandosi gli occhi più belli…
incantato…disincantato
esploratore d’emozioni pungenti come i sospiri dell’Amore.
Impronte nei Deserti bocche dorate congelate dalla Morte
mari salati…orride chiese e poi aperte…niente onde senza correnti e senza sabbie
voli, al sole, senza raggi nè esplosioni, niente calore.
Esploro l’impossibile inesistente, guardo…
non vedrò l’Impero degli Eredi…e le parole più belle…
…hanno radici…sono peripezie con il Peccato…
Tipica passione, debutti di stagioni, rapide espressioni,
ricami rinnovati sugli oroscopi del giorno, arcani specchi,
orbite fisse ostaggi nella mente. Muori.
C’è chi spedisce lettere d’amore,
chi in dispensa mette baci e abbracci,
c’è chi dice sono dolce, chi si rivolta nella tomba,
i giù sono i su sulla giostra dei Ricordi…
indagatore d’incubi fobie negli ignoti cieli…
…spettri…

Enrico Tartagni

Vangando

DIGGING

Between my finger and my thumb
The squat pen rests; snug as a gun.
Under my window, a clean rasping sound
When the spade sinks il1to gravelly ground:
My father, digging. I look down
Till his straining rump among the flowerbeds
Bends low, comes up twenty years away
Stooping in rhythm through potato drills

Where he was digging.
The coarse boot nestled on the lug, the shaft
Against the inside knee was levered firmly.
He rooted out tall tops, buried the bright edge deep
To scatter new potatoes that we picked
Loving their cool hardness in our hands.
By God, the old man could handle a spade.
Just like his old man.
My grandfather cut more turf in a day
Than any other man on Toner’s bog.

Once I carried him milk in a bottle
Corked sloppily with papero He straightened up
To drink it, then fell to right away
Nicking and slicing neatly, heaving sods
Over his shoulder, going down and down

For the good turf. Digging.
The cold smell of potato mould, the squelch and slap
Of soggy peat, the curt cuts of an edge
Through living roots awaken in my head.
But l’ve no spade to follow men like them.
Between my finger and my thumb
The squat pen rests.

l’ll dig with it.

§

Quatta quatta con il colpo in canna
Fra medio e pollice sta la penna.

Sotto la finestra un raspo netto all’internarsi
Della vanga nel terreno ghiaioso:
È mio padre che dissoda. Guardo in basso,

Finché sotto sforzo, a groppa curva
Sulle aiuole, torna venti anni indietro
Piegandosi a tempo per i solchi
Di patate che vangava.

A posto sul vangile lo scarpone,
Saldo fulcro del manico il ginocchio,
Cavava gambi, ficcava a fondo la lucente lama
Per spargere patate nuove che noi raccattavamo
Adorandone fresca la durezza nella mano.

Per Dio, il vecchio ci sapeva fare
Con la vanga. Come il suo vecchio.

Mio nonno in una giornata tagliava più torba
Di chiunque altro nella torbiera di Toner.
Una volta gli portai il latte in una bottiglia
Sciattamente turata con la carta.
Si raddrizzò per bere e subito riprese

Con cura a fare tacche e fette, spalandosi le zolle
Dietro le spalle, sempre più a fondo
A cercare quella buona. Scavando.

Il freddo afrore di terriccio di patate, risucchio e stacco
Da torba in guazzo, secco taglio della lama
Nelle radici vive, mi si risvegliano in testa.
Ma non ho vanga per seguire uomini come loro.

Fra medio e pollice
Quatta quatta sta la penna.
Sarà la mia vanga.

SÉAMUS HEANEY

Tungsteno

ho smesso la capriola e il ciangottare
io sasso
non ho da offrire miele né riparo
a nessun uomo e a nessun dio
io sola
cuore subossidato
che non ho messo mai radici mai

sul dente di leone ha vinto il vento
su di me sarà fulmine e saetta
a scavare in un giorno apocalittico
la ragione del mondo

ora mi fa solletico il passaggio
della bufera piccola da tasca
io impavida
sfido me stessa ed ogni mio pensiero
e quanto
di mia bellezza fosse malachite
anche il pudore
di non offrirmi grumo infinitesimo
a chi mi ha regalato l’universo

Cristina Bove

redev ierroV

 
Vorrei veder vestito
modello di pittore
e nuda una pittrice
sua immagine fissare
.
Vorrei veder le navi
con chiglia al sol portarsi
e pesci in cielo messi
e  uccelli in mar nuotare.
.
Vorrei veder radici
d’alberi centenari
all’aria esposte e a venti
e i rami in terra stare.
.
Vorrei veder spartiti
letti da fondo a cima
godere d’un concerto
la parte d’aspettare.
.
Vorrei veder malati
uccidere dottori
e lor parenti in festa
pazienti ringraziare.
.
Vorrei veder i fiumi
recuperar la fonte
e nuvole che aspiran
e neve fanno alzare.
.
Vorrei veder anziani
al fin tornar bambini
trovando la purezza
d’un tempo da invidiare.
.
Vorrei veder un mondo
d’amor per l’altro pieno
per vivervi sereni
e più non disperare.

Piero Colonna Romano

Miracolo

Andava da Betania a Gerusalemme,
oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.
Un cespuglio prunoso sull’erta era riarso,
su una vicina capanna il fumo stava fermo,
l’aria era rovente e immobili i giunchi
e immota la quiete del Mar Morto.

E nella sua amarezza che contendeva con quella del mare,
andava con una piccola folla di nuvole
per la strada polverosa verso un qualche alloggio,
in città, all’incontro coi discepoli.

E così immerso nelle sue riflessioni
che il campo per la melanconia prese a odorare d’assenzio.

Tutto tacque. Soltanto lui là in mezzo.
E la contrada s’era abbattuta nel sonno.
Tutto si confondeva: il calore e il deserto,
e le lucertole e le fonti e i torrenti.

Un fico si ergeva lì dappresso
senza neppure un frutto, solo rami e foglie.
E lui gli disse: «A cosa servi?
Che piacere ne ho della tua rigidità?

Io ho sete e desiderio, e tu sei uno sterile fiore,
e l’incontro con te è più squallido che col granito.
Oh, come sei increscioso e inutile!
Resta così, dunque, sino alla fine degli anni. »
Per il legno passò il fremito della maledizione
come la scintilla del lampo nel parafulmine.
E il fico fu ridotto in cenere.

Avessero avuto allora un attimo di libertà
le foglie, i rami, le radici e il tronco,
le leggi della natura sarebbero potute intervenire.
Ma un miracolo è un miracolo e il miracolo è dio.
Quando siamo smarriti, allora, in preda alla confusione,
fulmineo ci raggiunge di sorpresa.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Aspettavo le rane

 
Stavo ferma: aspettavo le rane.
Ai piedi del salice fra le sue radici
c’era in certe stagioni una pozza d’acqua.
Mi sedevo o il più delle volte stavo accucciata
come poi ho visto in video fare alle persone africane
le donne mentre fanno i lavori o altri elementi
di popoli “primitivi”, come fanno a volte i bambini.
Stavo lì fra la terra un po’ polverosa,
oltre il confine dell’erba, e gli andamenti contorti
e misteriosi dei legni delle radici
che si allungavano si immergevano nella terra
e qua e là riaffioravano.
Osservavo il pelo liscio dell’acqua
Sapevo che ogni rumore ogni minimo
movimento le avrebbe messe in allarme.
Rimanevo immobile.

azzurrabianca