Topante

 
Un giorno un topo vide,
s’era di primavera,
un’elefanta al bagno,
scendeva già la sera.
.
Fu galeotto il stagno
e magici i colori,
all’elefanta il topo
narrò questi dolori:
.
O dolce mia piccina
di te m’innamorai,
del cuor la mia regina
un giorno tu sarai.
.
La dolce elefantessa,
invero già stupita,
rispose un po’ perplessa:
vorretti per la vita.
.
M’ahimè topino bello
diggià promessa fui.
Voler di mio fratello
ed anche dell’altrui.
.
Ma la tenzone amara,
tra cuore ed il dovere,
io scioglierò stasera.
Branco deve sapere!
.
Scese nella radura,
vide tutti gli astanti.
Nel cuore la paura,
ma col dover davanti.
.
In cerchio tutti quanti,
al centro la gran rea,
udirono vocianti
quello che dir volea.
.
Poi  cominciò un tumulto:
che credi tu di fare,
da che paese arriva,
non vedi ch’è foresto,
la pelle ha pien di peli,
in Rha egli non crede,
non mangia le banane,
persino boscaioli
a lui la caccia danno,
e la foresta è piena
di simili furfanti.
.
Quel pugno di briganti,
via così dicendo,
la testa le confuser.
Lacrime van scendendo.
.
E si levò il gran saggio:
elefantessa rogna,
tu sai che a noi fa aggio
che sposi chi t’agogna.
Al branco un grande dono
quel giorno porterà.
Deh chiedi il suo perdono,
d’amor ti riempirà.
.
E poi non ti scordare,
siamo la razza pura,
con quello che vuoi fare
tu ne farai lordura.
.
Perciò quest’io ti chiedo,
curvo su mie ginocchia,
non darci questo spiedo,
cessa di far la ‘ntrocchia.
.
Sdegnata ed avvilita
abbandonò il consesso,
s’arrampicò in salita
tornand’al suo possesso.
.
Questi che l’attendea,
di molto trepidante,
chiese con voce tesa
sentenza, esitante.
.
E quando alfin sapette
la storia dall’amata,
d’acchito promettette:
l’avrebbe mai lasciata.
.
Per cieli puri andaron
cercando  loro mondo.
A lungo essi s’amaron
felici a tutto tondo.
.    
E giunse poi l’inverno.
Vibrava del suo amore
la coda d’una stella.
La neve era un candore.
.
Un suono allor si spanse,
nell’aria tersa e chiara,
un tenero vagito
salì da quella cara.
.
E verso il cielo sale,
quel morbido sospiro,
a traforar quegli astri
portando il suo respiro.
.
Topante ei fu nomato,
accolto fu da un coro:
tu toglierai peccato,
amore avrai per loro.
.
Il cielo allor s’aperse,
le stelle palpitaron,
il vento poi disperse
nequizie e infamità.
.
Le trombe del giudizio
sonaron inquietanti,
nell’ora del solstizio,
cercando i lestofanti.
.
Ma quel sublime amore
tutto avea mondato
e il fosco trombettiere
a casa fu mandato.

Piero Colonna Romano

Amare notti


Sono amare le notti,
quando il letto si apre
a pista di ghiaccio
abbacchiata  nel letto
tra righi stampati.
Concava nei cigli della mente
mi sogno  in palmo al sole, e
roventi pietre  baciarmi le spalle.
Vana evasione
in quella parte insormontabile
gelido limite, sponda inesplorata
pianeta isolato, radura dimenticata
né un fiore di melo in quel bianco prato
eppure sotto l’umido  cielo
germoglia l’attesa.

Rosy Giglio

Published in: on aprile 30, 2011 at 06:56  Comments (6)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Punto e a capo

C’è il tuo sorriso
Su quell’aquilone
Vola già altissimo
Fra nuvole e sole

Vorrei volare
Esserci anch’io
Ma il mio filo è corto
Non è come il tuo

Strada diritta
Strada deviata
Sarà quella giusta
O quella sbagliata?

Porta nel centro
Di una radura
Di una foresta
Che fa un po’ paura.

C’è un pozzo profondo
Pozzo di dolore,
sento una morsa
che mi stringe il cuore.

Il tempo è scaduto,
futuro da inventare,
metto una pausa
per non sbagliare.

Cerco la mia vita
La cerco adesso
Ma c’è l’accento
Dove non posso.

Profumo di malva,
di pesca, di the,
la mia maglietta
profuma di te.

sento che dentro
qualcosa è cambiato,
ma non è abbastanza
e non ho più fiato.

guardo i miei occhi
dentro lo specchio,
mi sento giovane
mi vedo vecchio

eppure so che
il momento è venuto
metto un bel punto,
punto e a capo

poi seguo il tuo odore
che lascia la scìa
metto il tuo amore
nella malinconìa

laddove c’era solo
un buco nero
ora c’è amore
è il tuo, ed è vero

ecco che il sogno
diventa realtà
metto speranza
e serenità

c’è il tuo sorriso
su quell’aquilone….
.….È accanto al mio
Fra nuvole e sole.

Sandro Orlandi

Collage erotique


Rimembri amor, rimembri
quanto caro mi fu questo colle
che si diparte sopra la radura
e la tua selva oscura
or che vi entrai!  Ormai
se ci ripenso il sangue mi ribolle;
oh natura, oh natura!
Ancor ti vedo: molle
e gattesca duettare su quel letto
sparse le trecce sull’affannoso petto
e il cor mi si spaura
per il timore, ebbene sì lo ammetto
di far brutta figura!
Ma fosti dolce tu, cara creatura
che da chiare, fresche, dolci acque
eri nata. Al chiaror delle stelle
mia adorata ti amai,
della tua pelle ogni anfratto baciai
fin quando dell’orgasmo tuo gioioso
risuonaron le stanze
e le vie intorno.
Era il maggio odoroso
così menando,  un giorno
soli eravamo e senza alcun sospetto
e mentre ti dicevo: “Vieni, io aspetto”
ti vidi alzare nel silenzio un dito
dicesti un nome: “Merde! Mio marito!”

Viviana Santandrea