Tinti

Timidi passi
in punta di penna
e l’uscio dischiudi
occhi di ragazza
con i sogni ancora in tasca
tu regali la semplicità
di chi ama e non lo sa

Anna Maria Guerrieri

Published in: on aprile 18, 2012 at 07:13  Comments (16)  
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A Lucio (4 marzo 2012)

Salgo sull’autobus affollato di domenica
gli occhi di tutti dicono la stessa cosa
la mia mano ha una rosa
rossa nel pugno per allontanare il dolore
per il rosso di vita che scorre
le strade del centro
semideserte al solito la domenica
sono oggi piene di gente
uno sciamare verso una direzione
qua in piazza il tuo volto sull’arenaria del palazzo
in atteggiamento pensoso eppur scanzonato
ci guarda tutti
noi qua a saperci senza di te
ci vien da piangere: non ci sei più
ci vien da ridere: ci sono le tue canzoni
fregata la morte
le tue canzoni di cuore e di rondini
ora sei un volo
anche i carabinieri stanno a volti mesti
sul filo del pianto
arriva una ragazza occhiali scuri
volto gonfio di chi ha versato
molte lacrime labbra rosa rossetto
vorrei chiamarla con noi non piangere sola
ci abbracciano idealmente tutti
ci abbracciamo negli occhi
è il miracolo di questa città
di Lucio che è là chissà dove
eppure è qua in mezzo a noi
c’è chi dice che è crollata una torre
non ci si pensava che un mito pare
immortale ma come tutti poi muore
com’è morto Gesù non c’è scampo
saliremo tutti su quel treno
senza tirare il freno prenderemo
il largo

un ricordo per Lucio che ci ha uniti con le sue canzoni
a tutti voi

Alessandra Generali

Viale del Lussemburgo

UNE ALLÉE DU LUXEMBOURG

Elle a passé, la jeune fille
Vive et preste comme un oiseau
À la main une fleur qui brille,
À la bouche un refrain nouveau.

C’est peut-être la seule au monde
Dont le coeur au mien répondrait,
Qui venant dans ma nuit profonde
D’un seul regard l’éclaircirait !

Mais non, – ma jeunesse est finie …
Adieu, doux rayon qui m’as lui, –
Parfum, jeune fille, harmonie…
Le bonheur passait, – il a fui !

§

E’ passata la gaia ragazza,
svelta e vispa come un fringuello:
con in mano una rosa di guazza,
ed in bocca un suo fresco stornello.

Ella è forse la sola nel mondo
che darebbe il suo cuore al mio cuore:
e che il buio in cui vivo, profondo,
con un bacio farebbe splendore.

Ma la mia giovinezza è già via…,
Ti saluto, miraggio fugace!
Oh! Profumo, fanciulla, armonia,
non son piú che un ricordo mendace.

GÉRARD DE NERVAL

La ragazza con la rosa tra le mani

nessuna spina poteva ancora ledere
la sua pelle “trattata” male..
Assorta e deliziata
teneva con garbo quel fiore inodore
quasi come fosse l’ultimo dono
di Colei, la volle ancora forte
e coraggiosa, paladina di trionfi
vestale di trofei inaspettati …

Beatrice Zanini

Published in: on marzo 2, 2012 at 07:03  Comments (3)  
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Tutto in una notte

Viaggio da solo
nella notte
due ubriachi
che fanno a botte

drogati si bucano la vita
forse non sanno
ma vogliono farla finita

mentre macchine
bruciano semafori rossi
di questa città
stanotte nessuno
le fermerà

un vecchio
spinge un carrello di primizie
mi sbaglio
son tutti scarti dell’immondizie

una ragazza
su un marciapiede
vende l’amore
a chi glielo chiede

l’alba è vicina
anche per oggi

la notte di loro
nessuno si accorge

Pierluigi Ciolini

L’uomo nasce figlio di molte madri

che sia nel grembo protetto o al seno della madre attaccato
un imbranato che corre dietro la sottana della prima ragazza  
o dalle labbra di un bacio appeso.
che sia confuso davanti ad un altare scambiando le fedi e promesse
d’amore e tuttavia felice
o diventato padre si commuove mentre tra le braccia tiene un figlio suo

o al matrimonio di una figlia, affidandola ad un uomo che non sia lui
o settantenne magari che alla moglie borbotta le stessi frasi di una vita;
sposarti è stato la mia condanna; il caffè è pronto? la camicia stirata?
per poi prenderla dolcemente per mano mentre con lei passeggia e
dirle in silenzio guardandola che perderla sarebbe peggio di morire

egli rimane sempre un bambino.
è il bambino di tutte le donne della sua vita.

che si atteggi da strafigo facendo lo stupido con le altre
di aspetto colto e sicuro di uno in carriera o raffinato e gentile
d’altri tempi cavaliere
o uno di quelli che credono di poter tutto che giocano con altrui destini
a testa o croce.
che sia un poveraccio con il cuore nella mano e un sogno nel petto
che offre poesia e petali sbiaditi di rose finte
o il bastardo di turno uno come tanti che lascia il segno,  di chi  non ci si
può scordare

è uomo se tale soprattutto e spesso soltanto
dinnanzi a se stesso.

la fama, il potere, la forza, la ricchezza, nulla contano se poi
non raggiungono la fine prefissa, il vero intento;
conquistare lei che tutto possiede – la donna interamente, almeno
una sola volta –

non il suo corpo caldo, seducente, desiderato, abusato,
stuprato più volte da se stessa anche, né il suo cuore ferito,
spezzato, amato, donato, venduto persino da alcune

ma la mente sua
che genesi è di tutte le cose, caos e ordine, oblio e vita,
fonte di guerre e meraviglie

la mente di colei ch’è sempre in fuga di mistero in mistero
e tuttavia ferma
– perché figlia anche lei di quella imperfezione
che rende umani –
prigioniera a sua volta dell’inganno sottile della vita.

Anileda Xeka

Siamo come le lucciole

Sull’Aurelia al tramonto
c’è sempre una ragazza
anzi una bambina piccina
quasi nuda e infreddolita
che a Natale vicino al fuoco
mostra occhi infossati
labbra arse, mani minute
crisalide in attesa
di vita e di casa
e arrivano a frotte
macchinoni e clacson
all’impazzata in cerca
di carne fresca da macello
mentre in villa a Portofino vetta
la famiglia fa festa con
Dom Perignon.

Tinti Baldini

Casida delle colombe oscure

CASIDA DE LAS PALOMAS OSCURAS

Por las ramas del laurel
vi dos palomas oscuras.
La una era el sol,
la otra la luna.
«Vecinita», les dije,
«¿dónde está mi sepultura?»
«En mi cola», dijo el sol.
«En mi garganta», dijo la luna.
Y yo que estaba caminando
con la tierra por la cintura
vi dos águilas de nieve
y una muchacha desnuda.
La una era la otra
y la muchacha era ninguna.
«Aguilitas», les dije,
«¿dónde está mi sepultura?»
«En mi cola», dijo el sol.
«En mi garganta», dijo la luna.
Por las ramas del laurel
vi dos palomas desnudas.
La una era la otra
y las dos eran ninguna.

§

Sui rami dell’alloro
camminano due colombe oscure.
L’una era il sole,
l’altra la luna.
“Casigliane mie,” chiesi,
“dove sta la mia sepoltura?”
“Nella mia coda”, disse il sole.
“Nella mia gola”, disse la luna.
Ed io che andavo camminando
con la terra alla cintola
vidi due aquile di neve
e una ragazza nuda.
L’una era l’altra
e la ragazza era nessuna.
“Care aquile, ” chiesi,
“dove sta la mia sepoltura?”
“Nella mia coda”, disse il sole.
“Nella mia gola”, disse la luna.
Sui rami dell’alloro
vidi due colombe nude.
L’una era l’altra
ed entrambe nessuna.

FEDERICO GARCIA LORCA

Povero Catullo

Miser Catulle, desinas ineptire,

et quod vides perisse, perditum ducas.

Fulsere quondam candidi tibi soles,

cum ventitabas, quo puella ducebat

amata nobis, quantum amabitur nulla!

Ibi illa multa tum iocosa fiebant,

quae tu volebas nec puella nolebat.

Fulsere vere candidi tibi soles.

Nunc iam illa non vult: tu quoque, inpotens, noli

nec, quae fugit, sectare nec miser vive,

sed obstinata mente perfer, obdura.

Vale, puella. Iam Catullus obdurat

nec te requiret nec rogabit invitam.

At tu dolebis, cum rogaberis nulla:

scelesta, vae te! quae tibi manet vita?

quis nunc te adibit? cui videberis bella?

quem nunc amabis? cuius esse diceris?

quem basiabis? cui labella mordebis?

At tu, Catulle, destinatus obdura.

 §

Povero Catullo, smettila di vaneggiare,

e quanto vedi perduto, consideralo come perduto.

Un tempo brillarono per te luminosi giorni,

quando accorrevi sempre dove voleva la ragazza

da me amata quanto nessuna sarà mai amata.

Allora davvero avvenivano quei molti giochi d’amore

che tu volevi e che la ragazza non disdegnava.

Veramente brillarono per te luminosi giorni.

Ormai ella non vuole più: anche tu, pur se incapace di dominarti, cessa di volerlo

e non inseguire lei che fugge, e non vivere come un infelice,

ma con animo saldo resisti, tieni duro.

Addio, ragazza. Ormai Catullo tiene duro

e non verrà a cercarti né ti pregherà, se tu non vorrai.

Ma tu sì che te ne dorrai, quando non ti saranno rivolte preghiere:

sciagurata, guai a te! Quale vita ti resta?

Chi ora si avvicinerà a te? A chi sembrerai bella?

Chi ora amerai? Di chi si dirà che tu sia l’amata?

Chi bacerai? A chi morderai le labbra?

Ma tu, Catullo, ostinato tieni duro.

CAIO VALERIO CATULLO

Published in: on novembre 25, 2011 at 07:24  Comments (2)  
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Sogno arabo

 
Vibrano
le corde
del kanun
e le note
di “Enta Omri”
si diffondono
nel notturno.
Velata
la Luna
s’affaccia
tra il pino
e il cipresso
a guardarti.
Ragazza,
cuore d’oriente
in bagliori
di sguardo,
disegni arabeschi
in movenze
sinuose                       
di mani
mentre
coi fianchi
ondeggi
la gonna amaranto
come onda
dell’erba nel vento.
Io nell’ombra
palpito
con gli occhi
colmi di te.                    

Graziella Cappelli