Da Nuccio al Bar delle Vigne

 
Non riesco a guardarvi negli occhi
???????????????????????????????
Sono stato da Nuccio al bar delle vigne
nell’ora in cui le puttane scappano via come tanti topolini affamati
ed arrivano prima a grammi e poi a quintali gli studenti ubriachi.
Non riesco a guardarvi negli occhi
???????????????????????????????
e poi è sabato sera
e ci vestiamo (noi) come delle puttane,
i discorsi scivolano lenti come pappagalli domestici
(ne ho visto un paio- di pappagalli – dalle parti di Marassi sono fuggiti e sanno cantare)
certo, è interessante citare a memoria gonfiarsi la pancia annuire alle ragazze
ma questa città non ha bisogno di questo terremoto di teste che voi chiamate arte.
Avevamo il mare. Ti ricordi? Ti ricordi il sale?
Lo raccoglievo dalle tue ciglia
ogni volta che dicevo – ti amo –
lo raccoglievo con un bacio
e non te lo restituivo,
facevo un nido nella mia bocca e deglutivo
                                                               deglutivo
                                                                         deglutivo…
E comunque Nuccio ha la sciatica ed un principio di razzismo inespresso
ogni volta che mi chiede – come va? –
gli rispondo che non devo bere così tanto
altrimenti potrei non sentire la tua voce
quando fischia come gli uccelli
ed annegare
al cambio clienti.

Massimo Pastore

Africa

L’onda dell’Atlantico lambisce
fino a perdita d’occhio la costiera,
il bianco della schiuma si intromette
tra palmeti che affollano la sabbia
gioca a sollevare qualche tronco
caduto, e ceppi morti
nuotano, scolpite due ragazze
coi seni nudi
coltivano nei passi l’eleganza
e bambini mostrano il sorriso
di denti bianchi
sullo sfondo nero
e gli occhi dolci
danno un canto al cuore.
Le lavandaie stanche di lavoro
su gusci di barche
fanno ritorno
a villaggio di case
coi tetti di paglia come nidi,
liete di stare insieme
si stringono,
in placido tripudio
si fondono
tramonto, verde, incanto.
Al centro dello spiazzo la magione
dell’anziano capo
sfoggia eleganza
in disegni scolpiti sulla soglia…
Ora si accende l’aria di colori,
suona tam tam di rulli e di tamburi
si ravviva il villaggio,
si illumina di danza
canto
giochi…
corpi sereni docili
al pennello degli occhi
danno l’acquarello dell’artista…
Africa
forza selvaggia,
fuoco di raggi accende
arsura, siccità…
pioggia che scroscia
inonda la savana
zebre giraffe antilopi elefanti,
saltano le gazzelle
sotto le grinfie acute di felini,
nelle radure corrono gli struzzi…
cascano l’acque
di imponenti rivi
estasi di fragore…
ma qualche automobile s’affaccia
sporca di fumo
la melodia selvaggia
e ludibrio si spande
a macchia d’olio
di ferro, di cemento
rompe l’incanto
il verso non selvaggio,
prepotente
della globalizzazione.

Giuseppe Stracuzzi

Crêuza de mä

Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l’è ch’ané
da ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l’àse gh’é restou Diu
u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
e a funtan-a di cumbi ‘nta cä de pria
E ‘nt’a cä de pria chi ghe saià
int’à cä du Dria che u nu l’è mainà
gente de Lûgan facce da mandillä
qui che du luassu preferiscian l’ä
figge de famiggia udù de bun
che ti peu ammiàle senza u gundun

E a ‘ste panse veue cose ghe daià
cose da beive, cose da mangiä
frittûa de pigneu giancu de Purtufin
çervelle de bae ‘nt’u meximu vin
lasagne da fiddià ai quattru tucchi
paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi

E ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi
emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na  crêuza de mä

§

MULATTIERA DI MARE

Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov’è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
e a montare l’asino c’è rimasto Dio
il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido
usciamo dal mare per asciugare le ossa dall’Andrea
alla fontana dei colombi nella casa di pietra.
E nella casa di pietra chi ci sarà
nella casa dell’Andrea che non è marinaio
gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l’ala
ragazze di famiglia, odore di buono
che puoi guardarle senza preservativo.
E a queste pance vuote cosa gli darà
cosa da bere, cosa da mangiare
frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervelle di agnello nello stesso vino
lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticcio in agrodolce di lepre di tegole.
E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi
finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare.

FABRIZIO DE ANDRÉ

Le stelle

LAS ESTRELLAS

Las estrellas

no tienen novio.

¡Tan bonitas

como son las estrellas!

Aguardan un galán

que las remonte

a su ideal Venecia.

Todas las noches salen

a las rejas

– ¡oh cielo di mil pisos! –

y hacen líricas señas

a los mares de sombra

que las rodean.

Pero aguardad, muchachas,

que cuando yo me muera

os raptaré una a una

en mi jaca de niebla.

 §

Le stelle

non hanno sposo.

Così belle

le stelle!

Aspettano un rubacuori

che le porti

alla propria ideale Venezia.

Tutte le notti s’affacciano

alle grate

– oh cielo di mille piani! –

e fanno segnali lirici

ai mari d’ombra

che le circondano.

Ma attente, ragazze,

perchè quando morirò

vi rapirò una dietro l’altra

sul mio cavallo di nebbia.

FEDERICO GARCIA LORCA

Fonte Vecchia

Fonte Vecchia laggiù sotto il Calvario
con il suo prato verde, tra le fratte
cupe d’ombre e misteri, ancora batte
scrosciando su la pietra. Il solitario

salice ancor si specchia nel pantano
limpido, e ancor sta in piedi il vecchio cerro,
devastato dai turbini e dal ferro
degli uomini, sul limite lontano.

Ma nulla più dei canti né del coro
giovanile d’un tempo: non festivi
balli, non corse rapide, non vivi
squilli di risa, nei tramonti d’oro.

Or il villaggio ha i nuovi fontanini
belli, eleganti, in mezzo alle sue piazze,
e serie van per acqua le ragazze
sotto gli occhi materni. I cristallini

zampilli han bianche aspergini, hanno lampi
d’iride al sole, e presto empion la secchia:
chi si ricorda più di Fonte Vecchia
lontana, oltre il Calvario, là tra i campi?

Sono tant’anni… E pure, se per sorte
qualche memore cuor ci si ritrova,
nel suo profondo non men dolce e nova
sente la vita delle cose morte.

CESARE DE TITTA

 

L’Italia

E’ un paese l’Italia dove tutto va male
lo diceva mio nonno che era meridionale
lo pensavano in tanti comunisti presunti
e no…

E’ un paese l’Italia che governano loro
lo diceva mio padre che c’aveva un lavoro
e credeva nei preti che chiedevano i voti
anche a Dio…

E’ un paese l’Italia dove un muro divide a metà
la ricchezza più assurda dalla solita merda
coppie gay dalle coppie normali
è un paese l’Italia che rimane fra i pali
come Zoff…

E’ un paese l’Italia di ragazze stuprate
dalle carezze di un branco cresciuto
dentro gabbie dorate
perchè è un paese l’Italia dove tutto finisce così
nelle lacrime a rate che paghiamo in eterno
per le mani bucate dei partiti del giorno
che hanno dato all’Italia
per volare nel cielo d’Europa
una misera scopa.

E’ un paese l’Italia dove l’anima muore da ultrà
nelle notti estasiate, nelle vite svuotate
dalla fame dei nuovi padroni
è un paese l’Italia che c’ha rotto i coglioni!

Ma è un paese l’Italia che si tuffa nel mare
è una vecchia canzone che vogliamo tornare a cantare
perchè se l’ignoranza non è madre di niente
e ogni cosa rimane com’è
nei tuoi sogni innocenti c’è ancora l’odore
di un’Italia che aspetta la sua storia d’amore.

MARCO MASINI

Where have all the flowers gone?

Where have all the flowers gone,
Long time passing,
Where have all the flowers gone,
Long time ago,
Where have all the flowers gone,
Young girls picked them every one,
When will they ever learn,
When will they ever learn?
Where have all the young girls gone,
Long time passing,
Where have all the young girls gone,
Long time ago,
Where have all the young girls gone,
Gone to young men every one,
When will they ever learn,
When will they ever learn?
Where have all the young men gone,
Long time passing,
Where have all the young men gone,
Long time ago,
Where have all the young men gone,
They are all in uniform
When will they ever learn,
When will they ever learn?
Where have all the soldiers gone,
Long time passing,
Where have all the soldiers gone,
Long time ago,
Where have all the soldiers gone,
Gone to graveyards every one
When will they ever learn,
When will they ever learn?
Where have all the graveyards gone,
Long time passing,
Where have all the graveyards gone,
Long time ago,
Where have all the graveyards gone,
Covered with flowers every one
When will they ever learn,
When will they ever learn?
When will they ever learn?

§

Dove sono finiti tutti i fiori,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finiti tutti i fiori,
tanto tempo fa?
Dove sono finiti tutti i fiori?
Li hanno presi tutti le ragazze!
Quando mai impareranno,
quando mai impareranno?

Dove sono finite tutte le giovani ragazze,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finite tutte le giovani ragazze,
tanto tempo fa?
Dove sono finite tutte le giovani ragazze?
Hanno preso marito!
Quando mai impareranno,
quando mai impareranno?

Dove sono finiti tutti i giovani ragazzi,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finiti tutti i giovani ragazzi,
tanto tempo fa?
Dove sono finiti tutti i giovani ragazzi?
Sono tutti in uniforme!
Quando mai noi impareremo,
quando mai noi impareremo?

E dove sono finiti tutti i soldati,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finiti tutti i soldati,
tanto tempo fa?
Dove sono finiti tutti i soldati?
Tutti quanti dentro alle tombe!
Quando mai impareranno,
quando mai impareranno?

E dove sono finite tutte le tombe,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finite tutte le tombe,
tanto tempo fa?
Dove sono finite tutte le tombe?
Sono ridiventate fiori!
Quando mai impareranno,
oh quando mai impareranno?

Dove sono finiti tutti i fiori,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finiti tutti i fiori,
tanto tempo fa?
Dove sono finiti tutti i fiori?
Li hanno presi tutti le giovani ragazze!
Oh, quando mai impareranno,
oh, quando mai impareranno?

PETE SEEGER

Published in: on febbraio 18, 2011 at 07:48  Comments (1)  
Tags: , , , , , ,

Vi faccio specie

Vi faccio specie
vero
se mordo unghie
come da bambina
quando le cose
mi suonavano strane
se giro scalza su sassi aguzzi
correndo dietro scie
di tramonto
per succhiarne colori
se scarto sorrisi senza bocca
o faccio uscire parole
come palline del pallottoliere
e la ragione mi guarda di sottecchi
se ho messo le maschere
ben riposte in un angolo
non si sa mai
e il volto è senza trucco
gli occhi scavati sono miei
e quel velo di ciglia
li spalanca
ogni giorno
come fosse il primo?
Sono fatta di erba e
di colline e la terra mi esce
da tutti i pori
le mani sono gazze dal petto turchino
e le gambe ragazze all’oratorio.
Mi perdo dentro l’aria cristallina
il suo sapore e i nidi
saranno la notte
casa.

Tinti Baldini

Senza pace

Non trovi
nulla che illumini
pensieri
né carezze al ribes
o alla fragola quietano
arsura d’anima
le parole
ragazze che corrono e
s’acchiappano
tirandosi l’orlo del vestito
son per te
strali
muti di pece
e l’occhio
ignavo non vede
non sente
attorno spruzzi di vento.

Io non riesco a darti
quella pace
che avvolge dentro seta
molle di saliva
e solleva il cuore
oltre il muro.

Tinti Baldini

Published in: on settembre 9, 2010 at 07:34  Comments (7)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Titanic

La prima classe costa mille lire,
la seconda cento, la terza dolore e spavento.
E puzza di sudore dal boccaporto
e odore di mare morto.
Sior Capitano mi stia a sentire,
ho belle e pronte le mille lire,
in prima classe voglio viaggiare
su questo splendido mare.

Ci sta mia figlia che ha quindici anni ed a Parigi ha comprato un cappello,
se ci invitasse al suo tavolo a cena come sarebbe bello.
E con l’orchestra che ci accompagna con questi nuovi ritmi americani,
saluteremo la Gran Bretagna col bicchiere tra le mani
e con il ghiaccio dentro al bicchiere faremo un brindisi tintinnante
a questo viaggio davvero mondiale, a questa luna gigante.

Ma chi l’ha detto che in terza classe,
che in terza classe si viaggia male,
questa cuccetta sembra un letto a due piazze,
ci si sta meglio che in ospedale.
A noi cafoni ci hanno sempre chiamato
ma qui ci trattano da signori,
che quando piove si può star dentro
ma col bel tempo veniamo fuori.

Su questo mare nero come il petrolio ad ammirare questa luna metallo
e quando suonano le sirene ci sembra quasi che canti il gallo.
Ci sembra quasi che il ghiaccio che abbiamo nel cuore piano piano
si vada a squagliare in mezzo al fumo di questo vapore di questa vacanza in alto mare.
E gira gira gira gira l’elica e gira gira che piove e nevica,
per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America.

E il marconista sulla sua torre,
le lunghe dita celesti nell’aria,
riceveva messaggi d’auguri
per questa crociera straordinaria.
E trasmetteva saluti e speranze
in quasi tutte le lingue del mondo,
comunicava tra Vienna e Chicago
in poco meno di un secondo.

E la ragazza di prima classe, innamorata del proprio cappello,
quando la sera lo vide ballare lo trovò subito molto bello.
Forse per via di quegli occhi di ghiaccio così difficili da evitare,
pensò “Magari con un pò di coraggio, prima dell’arrivo mi farò baciare”.
E com’è bella la vita stasera, tra l’amore che tira e un padre che predica,
per noi ragazze di terza classe che per non sposarci si va in America,
per noi ragazze di terza classe che per non sposarci si va in America.

FRANCESCO DE GREGORI