La fotografia

Uhe, no guarda la fotografia
sembra neanche un ragazzino
io, io son quello col vino
lui, lui è quello senza motorino
così adesso che è finito tutto e sono andati via
e la pioggia scherza con la saracinesca della lavanderia
no io aspetto solo che magari l’acqua non se lo lavi via
quel segno del gesso di quel corpo che han portato via
e tu maresciallo che hai continuato a dire andate tutti via
andate via che non c’è più niente da vedere niente da capire
credo che ti sbagli perché un morto di soli tredici anni
è proprio da vedere perché la gente sai magari fa anche finta
però le cose è meglio fargliele sapere.
Guarda la fotografia
sembra neanche un ragazzino
io son quello col vino
lui è quello senza motorino
era il solo a non voler capire d’esser stato sfortunato
nascere in un paese dove i fiori han paura e il sole è avvelenato
e sapeva quanto poco fosse un gioco… la sua faccia nel mirino
la… ohi… la… da… daradan… daradan… daradan…
è finita la pioggia tutto il gesso se l’è portato via
lo so che ti dispiace maresciallo, ma appoggiato alla lavanderia
era il mio di figlio, e forse è tutta colpa mia perché
perché come in certi malgoverni se in famiglia il padre ruba
anche il figlio a un certo punto vola via
e così lui non era lì per caso no. Anche lui sparava e via
ma forse il gioco era già stanco e non si è accorto neanche che moriva
guarda la fotografia
sembra neanche un ragazzino
io son quello col vino
lui è quello senza motorino
guarda la fotografia
sembra neanche un ragazzino
io son quello col vino
lui è quello senza motorino
la fotografia la fotografia la fotografia
tutto il resto è facce false della pubbliciteria
tutto il resto è brutta musica fatta solamente con la batteria
tutto il resto è sporca guerra stile stile mafieria
la fotografia tu che sei famoso, firma firma per piacere la fotografia.

ENZO JANNACCI

La voce

Cosa più rara non la conosco ancora,
ma dopo che il cristallo è percosso
nulla è uguale.
Così, da ragazzino, mi capitò il tuo canto.
Qualcosa che parlava di fuoco, e di città;
tu ci mettevi il piglio del merlo e della gazza
quel libero pensare d’essere sola in casa.
La castità che c’è nel lavarsi, o fare il letto
dopo che l’aria è entrata
a soffiare sull’amore.

Massimo Botturi

Published in: on febbraio 14, 2011 at 07:42  Comments (2)  
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Carillon

Si, ciò che vedi risponde a verità:
piegato sui ginocchi non sono Medjugorie,
nemmeno il rabdomante di Creta
un elfo
un dio.
Ma il ragazzino andato a bottega,
ultima fila, la scatola del latte
su in alto
in punta dita.
Sono il libretto inciso del debito perenne
la strada verso il buio improvviso
e un’altra strada
il passo falso e il tutto versato.

E poi mia madre
che trova me riverso nel sangue della neve.

E quel che vedi è come un tic tac
un carillon
la storia che ritorna a vestirmi di quaggiù
di maglie regalate a Natale
e date via, qualche stagione dopo
a chi viene dopo me.

E quel che vedi è il sole negli occhi
la palla alle robinie, sgonfiata
lei che va
braccetto alle sue amiche, a ridere di me.

È questa stanza in cima alla via, i prati
poi.
La vecchia col bucato che vive ancora un po’
piena di guai e dolori
di freddo
di poesia: ché ha un nido sulla testa
lo vedo solo io.

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 2, 2010 at 07:22  Comments (5)  
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