Poeta ladro e artista

Frutto di serra o di selvatica natura,
nasce la poesia tra le rocce dei picchi,
tra le fessure di un marciapiede.
È la mia poesia
Nasce tra le discariche a cielo aperto,
nei deserti o come muschio là dove
raggio di sole non giunge.
Nomade della poesia mi sento
Nasce e fiorisce nei gelidi inverni
del cuore di tristezza ammantati.
Nel pensiero e nel verso cerco riparo.
Splende al sole di passione rovente
come estati senza fine la poesia che
stonando, a volte io canto.
Rubo dagli occhi di un volto di donna,
faccio mio di un bambino il sorriso
oppure quel pianto che riga il suo viso.
Di un uomo rubo gli anni di vita vissuta.
Ladro impunito di emozioni, questo io sono.
E quando nulla di ciò nel mondo non trovo,
come pellicano il petto mi squarcio
per nutrir di dolore la poesia che langue.
Dipingo di versi i quadri della vita.
La tristezza e la gioia, la malinconia
e il rimpianto sono i colori che spando
sulla tela del cuore con olandese follia.
Non per ricchezza o voglia di fama,
io scrivo di questa vita a volte puttana.

Claudio Pompi

Inverno

é caduta la neve
é tutto bianco
i fiori intirizziti
sono morti…
non lasciarti prendere
dal ghiaccio
di questo inverno
estremo
conserva i bulbi dolci
in fondo al cuore
apri una finestra
lascia passare un raggio
perché nel mondo
non c’é soltanto odio
c’è pure amore…

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on gennaio 4, 2012 at 07:07  Comments (10)  
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Dicembre

 
Guardare oggi
a dicembre
l’incedere
a piccoli fiori porpora
nel mio giardino
s’innalzano al tiepido divino
al raggio della cometa
quasi un miraggio
sul muro sbrecciato
s’appoggia  nel vento
insicuro il roseto spinoso
attende vicino
ai rami del pino
lo sbocciare   
Posso ancora ascoltare
un vago mutare di ali.

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 23, 2011 at 07:08  Comments (10)  
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Gli amanti

Luce soffusa, quasi penombra,
Un raggio sfuggito alle tende oscuranti
si allunga, impudente, sui corpi intrecciati da amanti

Il capo di lei, reclino, riposa
sul petto di lui che, spossato, ora giace sereno
placata per loro la furia sensuale di quell’amore terreno

Gli occhi sono chiusi e i sensi appagati
ma se tu, superato il pudore, osservassi quei volti
senza dubbio capiresti che, pur dalla passione stravolti,

senza Amore, da quei tratti disfatti,
non vedresti quell’ aura di pace profonda esalare
che solo la consapevolezza di essere riamato può regalare

Anna Maria Guerrieri

Lamento

KLAGE

O wie ist alles fern
und lange vergangen.
Ich glauben, der Stern,
von welchem ich Glanz empfangen,
ist seit Jahrtausenden tot.
Ich glaube, im Boot,
das vorüber führ,
hörte ich etwas banges sagen.
Im Hause hat eine Uhr
geschlagen . . .
In welchem Haus? . . .
Ich möchte aus meinem Herzen hinaus
unter den großen Himmel treten.
Ich möchten beten.
Und einer von allen Sternen
müßte wirklich noch sein.
Ich glaube, ich wüßte,
welcher allein
gedauert hat,—
welcher wie eine weiße Stadt
am Ende des Strahls in den Himmeln steht . . .

§

Oh, come tutto è lontano
e da gran tempo trascorso.
La stella, credo,
da cui ricevo splendore,
è morta da millenni.
Nella barca ch’è passata
credo d’aver udito
accenti di paura.
In casa una pendola
ha battuto le ore…
In quale casa?…
Vorrei uscire dal mio cuore
e andarmene sotto il grande cielo.
Vorrei pregare.
E di tutte le stelle una dovrebbe
avere ancora realtà.
Io credo di sapere
qual è la stella
che unica dura,
che sta come una città bianca
là dove il raggio ha termine nei cieli…

RAINER MARIA RILKE

Cinqueterre

 
Risaliamo gli acciottolati sentieri.
Nel trionfo dell’erica
ci sfiora la brezza salmastra
e del cisto la resinosa dolcezza,
ma a tratti sovrasta
l’aroma pungente del timo.
E’ un placido andare di zaini
son rossi, son gialli, son blu
a sfiorare gli arbusti
a scuoterne polline e odori;
e ancora su e giù per
terrazzi e sudati vigneti,
per piccoli borghi e giardini
dai tanti colori,
poi come bambini
rubare furtivi i limoni
dai rami stracolmi.
C’è aria di festa e l’andare
seppure in salita, non pesa;
sostiamo
lo sguardo all’azzurra distesa laggiù
alla roccia che emerge schiumando,
al raggio che scende dal cielo ovattato
nel mare e lo accende;
il cammino riprende…
le parole non bastano più!

Viviana Santandrea

Ndr:  Questa poesia è stata scritta molto tempo prima della drammatica alluvione che ha colpito questo meraviglioso angolo d’Italia.  Naturalmente noi la offriamo in segno di omaggio affettuoso e solidale alle popolazioni colpite, certi che i luoghi descritti da Viviana torneranno presto al loro splendore di sempre

Sous le ciel de Paris

Sous le ciel de Paris
S’envole une chanson
Hum Hum
Elle est née d’aujourd’hui
Dans le cœur d’un garçon
Sous le ciel de Paris
Marchent des amoureux
Hum Hum
Leur bonheur se construit
Sur un air fait pour eux

Sous le pont de Bercy
Un philosophe assis
Deux musiciens quelques badauds
Puis les gens par milliers
Sous le ciel de Paris
Jusqu’au soir vont chanter
Hum Hum
L’hymne d’un peuple épris
De sa vieille cité

Près de Notre Dame
Parfois couve un drame
Oui mais à Paname
Tout peut s’arranger
Quelques rayons
Du ciel d’été
L’accordéon
D’un marinier
L’espoir fleurit
Au ciel de Paris

Sous le ciel de Paris
Coule un fleuve joyeux
Hum Hum
Il endort dans la nuit
Les clochards et les gueux
Sous le ciel de Paris
Les oiseaux du Bon Dieu
Hum Hum
Viennent du monde entier
Pour bavarder entre eux

Et le ciel de Paris
A son secret pour lui
Depuis vingt siècles il est épris
De notre Ile Saint Louis
Quand elle lui sourit
Il met son habit bleu
Hum Hum
Quand il pleut sur Paris
C’est qu’il est malheureux
Quand il est trop jaloux
De ses millions d’amants
Hum Hum
Il fait gronder sur nous
Son tonnerr’ éclatant
Mais le ciel de Paris
N’est pas longtemps cruel
Hum Hum
Pour se fair’ pardonner
Il offre un arc en ciel

§

Sotto il cielo di Parigi
Una canzone decolla.
È nata oggi
Nel cuore di un giovane

Sotto il cielo di Parigi
Camminano degli innamorati
La loro felicità si costruisce
Su un aria fatta per loro

Sotto il ponte di Bercy
Siede un filosofo
Due musicisti, qualche spettatore
Poi di gente a migliaia

Sotto il cielo di Parigi
Fino a sera vanno cantando
L’inno di un popolo innamorato
Della sua vecchia città

Vicino Notre Dame
Talora si ordisce un dramma
Sì, ma a Paname
Tutto può sistemarsi

Qualche raggio del cielo d’estate
La fisarmonica di un marinaio.
La speranza fiorisce
Al cielo di Parigi

Sotto il cielo di Parigi
Scorre un fiume gioioso.
Addormenta nella notte
I vagabondi ed i mendicanti

Sotto il cielo di Parigi
Gli uccelli del Buon Dio
Vengono da tutto il mondo
Per chiacchierare tra di loro

E il cielo di Parigi
Ha suo proprio segreto.
Per venti secoli è innamorato
Della nostra isola di Saint Louis

Quando lei gli sorride
Lui si mette il suo abito blu.
Quando piove su Parigi
È perché [il cielo] è infelice

Quando è troppo geloso
Dei suoi milioni di amanti
Fa rimbombare su di loro
Il suo fulgido tuono

Ma il cielo di Parigi
Non è crudele a lungo.
Per farsi perdonare
Lui offre un arcobaleno

JEAN DRÉJAC     (musica di Hubert Giraud)

Sospiro

SOUPIR

Mon âme vers ton front où rêve, ô calme soeur,
Un automne jonché de taches de rousseur,
Et vers le ciel errant de ton oeil angélique,
Monte, comme dans un jardin mélancolique,
Fidèle, un blanc jet d’eau soupire vers l’Azur!
– Vers l’Azur attendri d’octobre pâle et pur
Qui mire aux grands bassins sa langueur infinie,
Et laisse sur l’eau morte où la fauve agonie
Des feuilles erre au vent et creuse un froid sillon,
Se traîner le soleil jaune d’un long rayon.

  §

La mia anima sale, o placida sorella,
Al cielo errante della tua angelica pupilla
E alla tua fronte, dove, giuncato di rossore,
Sogna un autunno, come nell’antico pallore
D’un parco un getto d’acqua sospira su all’Azzurro!
– Verso il tenero Azzurro d’Ottobre mite e puro
Che guarda in grandi vasche la sua malinconia
E lascia, su acque morte, dove, fulva agonia
Le foglie errano al vento tracciando un freddo viaggio,
Il sole trascinarsi giallo col lungo raggio.

STÉPHANE MALLARMÉ

La mia amica

 
E’…
 un raggio di sole
nella mia vita,
 
che m’ allevia
la monotonia
del quotidiano
tedioso,
e
mi scalda il cuore…
con un sorriso
 
E’…
un raggio di luna
che m’ inonda
i pensieri,
e
mi pervade …
con  sogni soavi
 
E’…
l’estasi eterea
che m’ invade l’anima,
e
la riempie d’amore
con l’ansia vitale…
 
che mi fa rinverdire

Ciro Germano

Published in: on settembre 30, 2011 at 07:03  Comments (6)  
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Ecco viene la sera

imbrunano i prati solitari,
le greggi si avviano al loro riposo
attraverso sentieri misteriosi.

Un raggio di sole illumina l’infinito.
L’oceano s’accende di rubini
e coralli, mentre le tue labbra, tumide.
s’avvicinano, dolci e vibranti,
donandomi calde sorsate di emozioni.

La notte copre, rapidamente,
l’immensa prateria,
i fiori reclinano il capo
in attesa della luce del mattino
che inonderà il mondo.

Allora i tuoi occhi fisseranno i miei,
iniziando una danza
di sguardi teneri e desiosi.
L’erba rorida di rugiada, si protenderà,
in attesa delle bianche greggi.

E noi veleggeremo, allora,
sulla cresta delle onde che la luce diffonde.
Attraverseremo vallate, montagne e oceani,
per raggiungere il nostro futuro,
il nostro destino, ricco di messi.

Marcello Plavier