Parole vuote

A volte, mi chiedo chi sono!
Mi domando
che senso hanno le vuote parole
che penso e che scrivo!
Alla mia età
l’illusione non alligna nel cuore.
Un secondo Carducci,
un novello Pascoli
solo la genetica
potrà forse clonare.
I miei poveri versi
saranno solo semi
geneticamente modificati
che non aggiungeranno nulla
alle cose già scritte,
ai sentimenti già espressi.
Ma sento il bisogno
di aprire il mio cuore alla gente
come un libro da far sfogliare
per far leggere a tutti
le mie verità e le mie ragioni.
Mi illudo che forse
una piccola briciola del mio amore
potrà saziare un cuore tormentato
od asciugare una lacrima stanca.

Salvatore Armando Santoro

Portogallo

PORTUGAL

Avivo no teu rosto o rosto que me deste,
E torno mais real o rosto que te dou.
Mostro aos olhos que não te desfigura
Quem te desfigurou.
Criatura da tua criatura,
Serás sempre o que sou.

E eu sou a liberdade dum perfil
Desenhado no mar.
Ondulo e permaneço.
Cavo, remo, imagino,
E descubro na bruma o meu destino
Que de antemão conheço:

Teimoso aventureiro da ilusão,
Surdo às razões do tempo e da fortuna,
Achar sem nunca achar o que procuro,
Exilado
Na gávea do futuro,
Mais alta ainda do que no passado.

§

Vivo nel tuo volto il volto che mi desti

E restituisco più reale il volto che ti do

Mostro quegli occhi che non ti sfigura

Chi ti sfigurò

Creatura della tua creatura

Sarai sempre chi sono

Ed io sono la libertà di un profilo

Disegnato nel mare

Ondeggio e rimango

Scavo, remo, immagino

E scopro nella bruma il mio destino

Che da prima conosco

Avventuriero illuso e ostinato

Sordo alle ragioni del tempo e della fortuna

Senza mai trovare ciò che inseguo

Esiliato

Nella caverna del futuro

Ancora più profonda di quella del passato

 

MIGUEL TORGA

Il valzer del dolore si balla da soli

non basterebbero i petali di mille rose rosse
per raccontare il dolore
pesante e leggero negli occhi
di chi pure ti guarda con stupore
e non
capisce ma fa segno di assenso
al tuo continuo cambiare discorso
su chi
è andato ma resta macigno solo tuo
sul petto smagrito
ed è come dare le
tue lacrime perle
a porci umani
che allungano le mani fin dove è
possibile
perchè non basta l’amore per dimenticare
non basta il tentato
odio
per dissipare questi sospiri compiaciuti
convinti di aver capito
tutto
quando tu vorresti soltanto un piccolo sisma
solo tuo che ti
inghiotta finalmente la terra
il resto ‘affanculo

Non basterebbe
sorriso compiacente
di chi
suggerisce e consiglia e
guarda altro
nè occhi spremuti
d’asssenzio
o bocche lacere di
dolore
non ci sono
ragioni nè
testa
non vale quel lucido
pensare
logico di matematici assertivi
non serve inno all’amour
ma macerare
in santa pace
il male
al petto
di visceri
squassati
che vogliono
requie
e non la trovano.
Forse basterebbe
un intonaco lilla
su corpo e anima
per pulire un attimo
colpi di frusta.

L’amore c’è ma
non basta
ci vuole
mondo
dentro
e non languore.

Dammi
amica d’ogni vento
un poco di succo di
viola ciocca
amaro ma
di vita.

Tinti Baldini e Maria Attanasio

Il concorso di poesia

Sparizioni spartizioni lacerazioni

stanchezza che mi taglia il polso

le dita di una mano

quanto è facile creder d’esser sano.

Detto questo mi sento come un cane bolso.

Audizioni operazioni manipolazioni

voglia di divino

che mi abbaglia le idee per la testa

e in tutto ‘sto casino

come volete che io possa fare festa.

Relazioni certificazioni glaciazioni

visto come è facile trovar la rima

così un bel premio in poesia lo vinco prima.

Premiazioni glorificazioni beatificazioni…

Che state a dì?? Non vinco? Datemene ragioni!

Che ne so: una partita vinta con la Robùr

nella regione della Ruhr.

Cooosa? Un giudice in clamide e camicia

le mie poesie le deride e me le inficia?

Dopo tutta sta fatica?

con la qual’ultima parola sarebbe comodo trovar la rima…

Va bene: basta con ‘sti trebbi

e con il volley fortissimamente volley col quale crebbi

vado a stare con la mia bella

mangerò con lei pane e nutella.

Come? Mi onorate adesso con un papiro?

Bene! Purchè sia Romance Papyrus io lo ritiro.

Con le palpitazioni

succì farò le mie riccreazioni.

Enrico Tartagni

Naufrago alla deriva

Passate al nemico
l’ultime forze
riecheggiano disarmanti
inquietudini
su traditori attacchi
e situazioni avverse
senza soluzioni
il mio veliero affonda

riparo allora
sulla mia scialuppa
in cerca di salvezza

ma con un remo solo
in agitati mari
per il momento
giro intorno

senza naufragare
di nuovo
nelle vicinanze
delle ragioni
di chi non mi vuol
più amare

Pierluigi Ciolini

Solitudine

Quando senti di aver ragione
e a nessuno puoi dirlo
perché nessuno ti capirebbe.
Quando la tua voce tra tante
è inascoltata perché nessuno
vuole sentire e tu gridi fino
a sentir il pulsare del cuore
nelle tempie.
Quando sai che qualcosa
che nel cuore culli e proteggi
ti appartiene e mani rapaci
dalla tua anima la rubano
come da chiesa di notte aperta
e dimostrarlo non puoi
perché di te riderebbero.
Quando la tua voce si perde,
allora ti accorgi che sei solo.
Altro non hai che una mente
dove echeggia la voce
delle tue ragioni,
dove urlanoi tuoi perché irrisolti.
Sul muro che ti circonda,
l’ombra irridente della solitudine
nuova compagna che a complice
follia ti guida e tra le sue mani
la mente tua distrutta depone.

Claudio Pompi

Published in: on giugno 2, 2011 at 06:56  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Si sta facendo notte

 

Staccate la corrente
un po’ di pace qui
fermiamoci un istante
voglio stringerti così
è bello ritrovarsi
abbandonarsi e già
costretti in questa fabbrica alienante
chiamata città
non sentono ragioni
i sentimenti no,
almeno per un po’… mi apparterrai.
Ti apparterrò.
Inutili rumori
non è felicità
vorrebbero convincerci
che il paradiso è qua
è un mondo virtuale
padrone chiunque sei
smetti di spiarci, di sfruttarci
esistiamo anche noi
infondo a questa vita
talmente breve che
non è un delitto se…
se la offro a te.
Di travagliati giorni
fantastiche tournée
io contro il mondo
e tu a fianco a me… quel coraggio dov’è.
Si sta facendo notte
è il nostro cantiere che riparte
più efficiente che mai
guai se così non fosse
siamo ancora pieni di risorse, aspetta e vedrai…
La voglia di cantare
è figlia dei miei guai
salvare quel sogno
è tutto ciò che vorrei… mi aiuterai…
Si sta facendo notte
c’è gente che non dorme ma riflette
sul tempo che va…
Non è un problema l’età
aprite quelle porte
e fate entrare amore in ogni cuore
finché ce ne sta.
Non fosse stata musica
a guarire i silenzi miei
non starei qui a difenderla
non ti chiederei
di credere in lei… lo sai…
Si sta facendo notte
se questa nostra stella non decolla
avrò sbagliato e anche tu
che ti aspettavi di più
son giochi disonesti
per tanti irresistibili idealisti
assoluzione non c’è.
Diamoci dentro affinché…
non si faccia notte!
Alziamoci fin lassù
mattone su mattone
seguiamo questa pallida illusione
qualcosa succederà
Si sta facendo notte!

RENATO ZERO

I_nazione

si può finire da un momento all’altro
siamo già stati bombardati siamo
tra i cumuli di morti e le discariche
di scorie radioattive

si può finire da un momento all’altro
perdonate l’anafora
si può finire e non sarà morire
nella pace di un letto

non sarà un baciamano a farci inermi
né ragioni di stato a trarci fuori
questo stivale armato in mezzo al mare
ultima thule
a guerra dichiarata e lunapiena
per interposta nazione

Cristina Bove

Published in: on aprile 6, 2011 at 07:15  Comments (6)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Il discorso

interroga la geometria celeste
dove il sole condannato dalla legge
lotta per la riforma dell’ellisse,
vuole allontanarsi
dall’orbita inquinata del pianeta.
Il progetto che pubblica risorse
ha perso il controllo
sulla piattaforma
dove si fondono scienza e l’incoscienza
seminando la plaga di rovine.
Il tragitto che apre uno spiraglio
da cui trapela luce di domani
è monito severo
a questa civiltà
tarata dagli abusi
che predica la pace e insozza l’uso,
gridano le ragioni nucleari
con la voce venefica potente
che aspettano un errore per sognare…
ed il velo rognoso sotto il cielo
ha preso piede.
L’abbozzo di fede di speranza e carità
sono sterili voci
soffocate dall’orgoglio e da brame
arrampicati all’albero di mele
per la mela più grossa della cima.

Giuseppe Stracuzzi

Devianti ragioni


Ragazzi…
votati alla morte
inviati da Stati
in malafede
e contorti,
in Terre maledette
e lontane,
e solo per un pezzo….
di pane
Figli del popolo…
destinati al macello,
da servi politici
del potere e del lucro,
in zone di guerre
insidiose e ribelli
per motivi di libertà
e di pace,
ma, con scopi ben
più abietti ed atroci
Cuori di mamme…
mandati al massacro
in Paesi distanti,
per costumi e valori,
e li frantumati ….
per le devianti ragioni

Ciro Germano