La voce della vita

Ho udito una voce
che tra le fronde sussurrava
e dalle nuvole e dal cielo usciva
e dall’acqua gorgogliava.

Ho visto quella voce
negli occhi spalancati di un neonato
nel primo filo d’erba su di un prato
nella timida gemma su quel ramo.

Ho respirato quella voce
nell’aria tersa del mattino
nel pulviscolo d’oro del tramonto
nella salsedine del mare.

Era lei…
era la vita che mi chiamava.

Sandra Greggio

Published in: on luglio 10, 2012 at 07:11  Comments (16)  
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Miracolo d’amore

 
Vi racconto il mio pensiero, sulla vita e il suo mistero
Un po’ vera e un po’ menzogna: sotto al cavolo o… cicogna?
.
Angioletto birichino guarda Terra un bel mattino
da una nube tutta blu si rivolse al suo Gesù:
io quassù che ci sto affà? Mi dài mamma ed un papà?
.
E strillando a sfinimento, sveglia tutto il firmamento!
Mezzanotte: brilla il sole ed abbaglia un girasole
e la luna a mezzogiorno per l’arrosto accende il forno,
due o tre stelle, un unicorno, la galassia lì in soggiorno,
tre pianeti ormai confusi,  sulla Terra tutti ottusi!
.
“Olilalà” disse il Signore, ma cos’é ‘sto gran fragore?
Vide il piccolo angioletto:  lo guardò pieno d’affetto:
zitto piccolo urlatore,   corri sotto a un cavolfiore
poi vediamo cosa avviene, ma stà attento, attento bene!
.
Vola lesto l’angioletto, ma quel cavolo era stretto,
poi si sposta un pochettino: patapùnfete,  un tombino.
Per fortuna una cicogna che suonava la zampogna,
tra una nota un canto e un forse, da un comignolo lo scorse!
.
Vola giù in gran picchiata, piglia pure una testata
Prende quindi l’angioletto e lo pone in un sacchetto.
E poi va sulla città,  a cercar mamma e papà!
.
Vede il babbo dentro l’orto, che zappava tutto assorto…
un granello seminato, in Agosto ormai inoltrato,
nel giardino assai curato, era appena già sbocciato.
Meraviglia:  ma cos’è?  Questo è il dono per un Re!
.
Lo raccoglie con amore,  ma non era un cavolfiore…
Là, nel centro, una sorpresa, bella grande, a lungo attesa:
dentro il grande fazzoletto ci dormiva un pargoletto!
.
Quel papà tanto contento, ringraziò del dolce evento.
Prese un ramo di mimosa e poi tante rose rosa
e le offrì riconoscente, a una mamma sorridente!
.
Un abbraccio collettivo:  tutti gli angeli in arrivo
e un bacione esagerato a ogni bimbo che è già nato.
Ma cicogne o cavolfiore, son Miracoli d’Amore!

Sandra Tosi

Il nostro Paolo ci ha segnalato questa brava autrice, la cui specialità sono le presentazioni Powerpoint, quei “regali” che ogni tanto ci giungono allegati alle mail degli amici e che ci fanno divertire, commuovere o riflettere con testi illustrazioni e musiche. Potere trovare le sue creazioni a questo indirizzo http://www.mondopps.com/ . Complimenti a Sandra anche per l’inventiva e la grazia della sua filastrocca!

Nel bosco sospeso

 
Nel bosco sospeso nel tempo fantastico
rimane dolce, amorevole idea
legata al ramo gentile
per grazia d’un tenero picciolo
d’anima fragile
che al primo soffio di vento audace
rimarrà indifesa
costretta alla resa.
Rideranno dispettosi i folletti
le fate intoneranno canto felice
l’unicorno tornerà prodigioso a calpestare
felci argentate di terra rigogliosa
e tu magia dun sogno d’amore,
tornato dalle braccia del cielo meraviglioso,
risuonerai come dolce tamburo
nel mio cuore vibrato e pizzicato
da mille violini baciati
da labbra di stelle soffuse.

Roberta Bagnoli

In un treno di emigranti tra un coglione e un altro

 
La mia strada è blu,
e al mattino al mio risveglio
cantano i becchini
appoggiati ad un ramo di mogano
mentre la periferia si fa bella
con il fard che le offro distrattamente
e cerco la carta nello sciacquone
l’inspirazione nel minestrone,
mentre si azzuffano i camposanti
io porto la mia bara a guinzaglio
ed un cappellano nel taschino,
per non far arrossire gli alberi di frutta
cerco i tuoi occhi nella strada grigia
approfittando del silenzio dei semafori rossi.
.
Mia madre ha un amore di casa popolare,
ha cucito le tende con i capelli che ho perso
ha camminato a piedi nudi sul rapido salerno-genova
staccando i calli alla moquette
mia madre ha scritto anche poesie
distribuendo fagioli e battipanni.
.
La mia strada è blu di polvere
una ciminiera staccazzurro
che porta al cielo tra residui di amianto
la mia facile periferia
dove le vecchie fan lo struscio
con il marito dal dottore, un dinosauro
e l’ammaliatore di ricette
e cerco una parola nel bicchiere
l’ispirazione dal droghiere
mentre sbottono la patta dal mio naso
per il profumo di un sorriso
lasciato steso nella notte
in cui mi sono fatto un  poeta
e non di certo te.
 
Mio padre lavora con le mani
dipinge i saloni le rocce i palazzi gli spazi
fa la guerra con i profilattici
ed io rispondo con i sassi
a questa farsa da pezzenti
emancipati come i gatti, i gatti da appartamento
a far pipì dove ordina padrone o padre nostro
ma su quel treno di emigranti
in qualche modo c’ero anch’io.
Sì, ricordo, ad ogni sbalzo saltar da un coglione all’altro di mio padre.

Massimo Pastore

Tu, sole, hai la falce della morte

 
Di questa colorita Primavera
sono i rami odorosi dell’acacia
carica pure e dolci di mimose…
Più lente dal cielo piovono rose,
come soavi immagini lontane…
.
Ormai temprata è l’anima sopìta
d’ultimo sogno d’una primavera.
.
Ora nel pugno il mio destino serro
al vento ogni fiorito ramo chino
non molli nelle foglie delle rose
poveri sogni che svanite: Addio!
.
Anch’io ho una spada (o non è forse un fiore?)
che ancora brilla e splende rutilando
al sole, ch’arde tutto ciò ch’è  bello.
Tu, Sole, hai la falce della Morte,
che degli Umani miete intiere frotte.
.
Tuttavia qualcheduno ha petto saldo:
riesce a svincolarsi dalla stretta.
Solo un poco!   La Morte non ha fretta…

Paolo Santangelo

Scricchiolio di un ramo spezzato

KNARREN EINES GEKNICKTEN ASTES

Splittrig geknickter Ast,

Hangend schon Jahr um Jahr,

Trocken knarrt er im Wind sein Lied,

Ohne Laub ohne Rinde,

Kahl, fahl, zu langen Lebens,

Zu langen Sterbens müd.

Hart klingt und zäh sein Gesang,

Klingt trotzig, klingt heimlich bang

Noch einen Sommer,

Noch einen Winter lang.

§

Ramo spezzato e scheggiato,
che ormai pende anno dopo anno
e asciutto scricchiola al vento il suo canto,
senza più fogliame né scorza,
spelato, scialbo, di lunga vita
di lunga morte stanco.
Secco risuona e tenace il suo canto,
caparbio risuona e in segreto angoscioso
ancora per tutta un’estate,
per tutto un inverno ancora.

HERMANN HESSE

Published in: on aprile 9, 2012 at 07:05  Comments (2)  
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Primavera in auto (Gloria)

 
Lui accostava l’auto con una scusa e scendeva
Lei restava con i piedi scalzi sul cruscotto o fuori dal finestrino
o li abbassava e si girava a parlare con noi.
Lei, Gloria, ci portava i dischi smessi dal juke-boxe
i Beatles i Rolling Stones
avevo un’ossessione per Lady Jane e anche
un po’ per Mellow Yellow di Donovan
le ascoltavo sempre nel mangiadischi
Dolcissima un po’ sciancata
ma non me n’ero accorta
dal naso pronunciato alla Picasso
e la linea di eye-liner agli occhi
figlia del medico del quartiere dalla malafama
dove proliferavano piccola delinquenza e balere
che ascoltava del mio amore deluso
che mi insegnava i punti del corpo
in cui mettere il profumo mentre crescevo.
Poi lui tornava con un mazzo di margherite
o un ramo fiorito rosa o bianco – era primavera –
e lei d’impulso lo abbracciava.

azzurrabianca

Scorciatoia per aprile

Al posto della neve il ramo nudo
fiordiciliegio gemme
tradite dal rossore
aria che intiepidisce intorno
età di precipizi e di solstizi
essere al dunque

portami al petto almeno un suono
che insinui la certezza del momento
io viva
intorno un surrogato di passione
dura
quanto un post it
sul vetro della fuga
è un patto d’alleanza

scruta la scritta sulle mani
azzurrità d’amore in altro modo
leggi
la vita trattenuta dall’inverno

Cristina Bove

L’allodola

Nel mio giardino
l’alba filtra tra gli alberi scarni;
le ultime chiazze di neve
dipinge d’un roseo appassito
e smuove le gocce
che scivolano lente
lungo il sentiero
che bacia le sponde del Lys.
Già un tempo,
il vate che a Bolgheri
parlò coi cipressi,
tra queste vallate si perse.
E il suo canto
raccolse il fiume impetuoso
e racchiuse tra gli orridi di Guillemore
scavati tra i monti
nel lungo suo andare.
E un’allodola il verso riprese
e trasmise nel tempo
alla nuova progenie.
E al mattino il gorgheggio ripete
le parole apprese a memoria
e trasmette, da un ramo
d’un vecchio abete arroccato nel bosco,
melodie che sol io
ancora riesco a sentire, e capire,
e su un foglio di carta archiviare.

Salvatore Armando Santoro

L’albero della vita

C’è un coro che si leva da terra, io lo sento.
È un principiante ognuno che muore
va educato
va allineato al canto dei grilli
insieme al fuoco, al bozzolo che compie il suo meglio
al ramo nudo.
C’è un coro di stoviglie ordinate, prima straccio
poi sole a scolatura, due dita d’aria appena;
sulla credenza il pane
da conservare come il ricordo dei fratelli
di quelli nati appena per respirare un giorno,
per quelli andati in Francia a svestire le miniere.
C’è un coro che riempie le stanze, io lo sento.
Fa instupidire ogni lenzuolo sotto il ferro
è il raschio del pitale sul pavimento crudo.
C’è un coro di stenelle nella bottiglia d’acqua
nel fondo mezzo asciutto di un pozzo
quando è notte, ed ogni bocca è aperta per misurare l’aria
per scrivere spartiti sui fili del bucato
sulle ringhiere, e i molli disegni del pigiama.
C’è un coro che perdona il dolore agli orologi
la malattia del sonno e dei desideri buoni,
in fondo cose semplici: arance, dei confetti
le scarpe nuove lucide e secche.
Si, c’è un coro.

Massimo Botturi