Uomini come rane

Ho visto pareti dipinte dalla rabbia degli uomini
rondini allontanarsi per il fuoco che bruciava l’aria
ho visto prati annullati dalla cupidigia di alcuni
quando ne avevano bisogno i bambini

Mi sono iscritto all’albo di quelli che protestano
ma volevano troppi soldi  per la tessera di socio
ed allora  mi son convinto che in questo paese
è meglio vivere con poco, possibilmente a zero spese

Ho ascoltato le voci arroganti dei Grandi
la terra globalizzata per gli interessi di tanti meschini
Me ne è rimasta impressa una, unica e ancora sola,
che è quella universale del Mahatma Ghandhi

Ho visto tutto quello che si può rivedere
e mi sono accorto che come gamberi andiamo a ritroso
A questa età sto ancora attento ai problemi veri
e, credimi, a volte non riposo

Non so neppure perché ne sto scrivendo
forse perché non costa niente
Ho parlato con molti che la pensavano come me
ma dopo a casa ognuno dormiva e si pentiva

Non sono abituato alle meraviglie
nulla mi stupisce e non da ora
se non l’indifferenza che premia gli stolti,
gli arrivati, gli stupidi e i manigoldi

A me, a te, a noi non resta che guardare
in questi giardini, finti di ricchezza
Continuiamo pure ad ascoltare voci della miseria umana
che ci sembreranno come sempre, ahimè!, quelle di una rana!

Gavino Puggioni

Se lui fosse il mio letto

 
Se lui fosse il mio letto – io sarei
Un’acqua che non trova pace
Fosse lui l’acqua non potrebbe che esser
Salata – ed io una spaesata rana
E se anche fosse dolce – io
Un affamato gabbiano

Nicole Marchesin

Published in: on maggio 17, 2011 at 06:57  Comments (5)  
Tags: , , , ,

Cantavano le donne

EXPOSICION   (Pange lingua gloriosi corporis misterium)

Cantaban las mujeres por el muro clavado
cuando te vi, Dios fuerte, vivo en el Sacramento,
palpitante y desnudo, como un niño que corre
perseguido por siete novillos capitales.

Vivo estabas, Dios mío, dentro del ostensorio.
Punzado por tu Padre con aguja de lumbre.
Latiendo como el pobre corazón de la rana
que los médicos ponen en el frasco de vidrio.

Piedra de soledad donde la hierba gime
y donde el agua oscura pierde sus tres acentos,
elevan tu columna de nardo bajo nieve
sobre el mundo de ruedas y falos que circula.

Yo miraba tu forma deliciosa flotando
en la llaga de aceites y paño de agonía,
y entornaba mis ojos para dar en el dulce
tiro al blanco de insomnio sin un pájaro negro.

Es así, Dios anclado, como quiero tenerte.
Panderito de harina para el recién nacido.
Brisa y materia juntas en expresión exacta,
por amor de la carne que no sabe tu nombre.

Es así, forma breve de rumor inefable,
Dios en mantillas, Cristo diminuto y eterno,
repetido mil veces, muerto, crucificado
por la impura palabra del hombre sudoroso.

Cantaban las mujeres en la arena sin norte,
cuando te vi presente sobre tu Sacramento.
Quinientos serafines de resplandor y tinta
en la cúpula neutra gustaban tu racimo.

¡Oh Forma sacratísima, vértice de las flores,
donde todos los ángulos toman sus luces fijas,
donde número y boca construyen un presente
cuerpo de luz humana con músculos de harina!

¡Oh Forma limitada para expresar concreta
muchedumbre de luces y clamor escuchado!
¡Oh nieve circundada por témpanos de música!
¡Oh llama crepitante sobre todas las venas!

§

Cantavano le donne lungo il muro inchiodato
quando ti vidi, Dio forte, vivo nel Sacramento,
palpitante e nudo come un bambino che corre
inseguito da sette torelli capitali.

Vivo eri, Dio mio, nell’ostensorio
trafitto da tuo Padre con ago di fuoco,
palpitando come il povero cuore della rana
che i medici mettono nel fiasco di vino.

Pietra di solitudine dove l’erba geme
e dove l’acqua scura perde i suoi tre accenti,
alzano la tua colonna di nardo sotto la neve
sopra il mondo che gira di ruote e di falli

Io guardavo la tua forma deliziosa fluttuante
nella piaga d’oli, nel panno d’agonia,
e socchiudevo gli occhi per centrare il dolce
tiro a segno d’insonnia senza un uccello nero

E’ così, Dio accorato che voglio averti,
tamburello di farina per il neonato
brezza e materia unite in espressione esatta,
per amore della carne che non sa il tuo nome.

E’ così, forma breve d’ineffabile rumore,
Dio in fasce, Cristo minuscolo ed eterno,
mille volte ripetuto, morto, crocifisso
dall’impura parola dell’uomo che suda.

Cantavano le donne nell’arena senza guida,
quando ti vidi presente sopra il tuo Sacramento
Cinquecento serafini di splendore e colore
nella cupola neutra gustavano il mio grappolo

O Forma consacrata, vertice dei fiori,
dove tutti gli angoli prendono luci fisse
dove numero e bocca costruiscono un presente
corpo di luce umana con muscoli di farina!

O Forma limitata per esprimere concreta
moltitudine di luci e clamore ascoltato
O neve circondata da timpani di musica!
O fiamma crepitante sopra tutte le vene!

FEDERICO GARCIA LORCA

(da Oda al Santisimo Sacramento del Altar – Traduzione di Marcello Plavier)

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

PRIMO LEVI

Published in: on gennaio 27, 2010 at 07:15  Comments (2)  
Tags: , , , , , , , , , , ,