Aspettavo le rane

 
Stavo ferma: aspettavo le rane.
Ai piedi del salice fra le sue radici
c’era in certe stagioni una pozza d’acqua.
Mi sedevo o il più delle volte stavo accucciata
come poi ho visto in video fare alle persone africane
le donne mentre fanno i lavori o altri elementi
di popoli “primitivi”, come fanno a volte i bambini.
Stavo lì fra la terra un po’ polverosa,
oltre il confine dell’erba, e gli andamenti contorti
e misteriosi dei legni delle radici
che si allungavano si immergevano nella terra
e qua e là riaffioravano.
Osservavo il pelo liscio dell’acqua
Sapevo che ogni rumore ogni minimo
movimento le avrebbe messe in allarme.
Rimanevo immobile.

azzurrabianca

E tutto è d’oro

 
Api fiori libellule
farfalle foglie falene
cetonie: sfolgora tutto
un vivo colore nell’aria
d’oro tremolando
si spegne, laggiù,
incerto e soave.
.
E tutto è d’oro,
palpitanteacceso:
il sole i campi,
la magionetta bianca…
la mia anima
sonnolenza dell’ora meridiana
in caldo d’oro di festosità…
.
I fiori languidiscon
sull’altàna: campanule
garofani, peonie, bianche
orchidee che vengon
dall’oriente…ronzare
ininterrotto di cetonie.
.
Le rane s’addormentano
in brughiera, sul rododendro
sgocciola una secchia.
.
Assopimento all’ora
meridiana. Sognano i fiori
fresca acqua piovana.

Paolo Santangelo

Una nuova aurora

Lo stridio di freni
e il gracchiare di verdi rane
uno stagno di lacrime
e il peso del tempo

orologi di sabbia
centellinare di minuscoli
granelli nella clessidra dorata

una lacrima si sofferma incredula
atroci sofferenze
nei frammenti di vita
che scorrono lenti

grani di rosario
consumati tra le dita callose
nelle preghiere
dei giorni più neri

tambureggia il cuore
accelerati i battiti aritmici
nell’affanno di vita
che ha soffiato tempeste

sguardo all’attesa
una luce limpida e chiara
un lieve sorriso

un figlio che torna
occhi sollevati al cielo
e un abbraccio di madre

il braccio elevato
il dito indica l’orizzonte
e la speranza riscuote
una nuova aurora

Maristella Angeli

Barena

Si innalzano stormi di uccelli
tra pozze d’acqua e isolotti stagnanti
spaventati da insoliti rumori
Spunta qualche fiore lungo lingue di terra
Territorio di nidificazione
stridenti acuti si odono nell’aria
e gracidare di rane nascoste tra l’erba
ai margini di acque stagnanti
dove qualche piccola barca galleggia
sonnolenta tra i pali che indicano la via

Gianna Faraon

Ritorno al passato

Tutto è immutato, i sassi,
le pietre, gli ulivi, gli steccati,
le siepi…le cicale…
i cipressi…
la coltre verde che copre le montagne…
E l’acqua sommessamente canta
lo stesso tranquillo motivetto
che piace alle farfalle,
ai passeri, alle rane
e alle pecore che vanno a dissetarsi.
Gli stessi passi, sulle stesse strade, della gente,
un poco appesantiti
da una parte,
non più così tanto divertiti:
s’è fatta rada, ormai, la passeggiata !
Per quelle strade appaiono i ricordi
che tirano, che spingono,
che frenano…
che cercano… e però
non vorrebbero, quasi…
Tutto è immutato, sembra,
ma la gente d’un tempo non c’è più,
ormai s’è trasformata in giovanotti,
e pure io, neppure io sono più quello:
ché quello ch’è fermo resta;
e quel ch’è di passaggio, va,
col tempo che nel tempo l’ha cambiato.

Armando Bettozzi