Dialogo trapassato

da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzate.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).

No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Glò

Estasi

L’amore è…
inaridito,
soffocato,
represso

L’antica volontà
non osta…
il sentimento,
il desiderio,
la voglia…
del donarsi

Le brevi,
fugaci apparizioni
conclamano
la brama eterea
dello sprigionarsi
la frenesia …
dei sensi

L’animo gentile
è travolto…
e soggiogato
dall’impeto naturale…
dell’umano rapporto

Ciro Germano

Published in: on febbraio 8, 2012 at 07:06  Comments (7)  
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Per te, donna

 
Per te che ben riesci da bambina
a far parlare bambole di pezza;
che fiaba dietro l’altra poi consumi
come orsacchiotto del tuo lecca lecca.
Per te che in lesto progredir degli anni
infili vita nel primo anello oro;
che di stupor materno attesa sazi
al nascer di felicità goduta.
.    
Per te ch’al sorger del propizio giorno
stai a guardare l’alba, il sogno e il mondo
dentro due occhi ancora da venire
eppure innamorata già ti senti.
Per te ch’al primo volteggiar di gonna,
al suon della canzone ti vezzeggi
e briciola tra donne sicur passeggi
alla ricerca del tuo primo amore.
.
Per te che, furba, dopo colonizzi
d’altra esistenza i capelli al vento
e in un batter d’occhio apri e trastulli
le prime voglie in un qualunque posto.
Per te che a volte a testa e croce giochi
con le medaglie su altri petti appese
nel rischio odioso di far morire
l’inizio ambito di possibil trame.
.
Per te ch’al giorno di bouquet distendi
anima e corpo nella tersa coppa
e schiava e libera li agiti entrambi
sciolti nel corpo e l’anima di lui;
per te che sposa affascini all’istante
fra trasparenze e carni benedette
per poi ricever del rapporto il sunto
e trattenerlo al tuo dominio netto.
.
Per te che gemiti ascolti forti
venir da grembo dall’amor difeso
e gemiti domi insieme al tempo
perché il figlio nello splendore cresca;
per te che quelle stesse eterne fiabe
ora le narri ripercorrendo gli anni
e bimba nuova incredula ti scopri
al vissero tutti felici e contenti.
.
Per te che del tuo ruolo avuto in dono
vagone fai da attaccare ad altri
mandando qualche volta alla malora
di femminilità il vero e lo specchio.
Per te che d’ogni lacrima fai conto
e conto non fai delle stille esterne
quando a convincerti ch’ognuno soffre
non ci si fa neanche all’evidenza.
.
Per te ch’all’avvizzire della pelle
t’intrappoli nel perché succede a me
ed acida divien quell’espressione
testimonianza eterna ritenuta;
per te ch’alla fin fin ti abitui piano
e accetti ancor del sole le palpate
fino a sentirti egualmente bella
e con la vita inimicizia escludi.
.
Per te ho eretto una torre mozza
con i pilastri di cristal cobalto
al centro d’un filare a semicerchio
tra i riflessi di schiusi melograni.
.
Per te, o donna, ho redatto a firma
il protocollo del discepolo realista
sulle tracce di Venere imperfetta,
d’interminabili carezze ansioso,
di pianti inammissibili irritato,
a zonzo tra felicità ammessa,
per consegnare ad una scia del tempo                                                                                                                                                                                                l’innamorato ed il fallibil uomo.

Aurelio Zucchi

Andiamo avanti

 
Come va ?
Ma come vuoi che vada ?
I  problemi sono tanti…
la salute che non và,
il lavoro che non c’è,
l’inflazione galoppante,
il rincaro del petrolio,
i soldi sempre meno,
i figli adulti, ancora
nello stato di famiglia,
in attesa…
della prima occupazione,
e via discorrendo ….
il rapporto che non va ,
per completar la lista ,
e  non sono un pessimista…
ma solo un realista
Allora, suggerirei…
per evadere la domanda,
dal sopra detto…
effetto dirompente,
senza alcuna esitazione
e consentir cosi,
la sdrammatizzazione
di rispondere :
va  tutto bene…
anzi benissimo…
e, nel frattempo…
andiamo avanti

Ciro Germano

Zigotomia


E’ assodato che l’assistenzialismo
non è un assioma
bensì l’assuefazione
ad un sistema di vita carogna
È come un rapporto bisessuale
dove se non me la dai me lo prendo
Guardare palline del flipper
nel dissenso totale disorientando
deretani scoperti deridendo
l’erogazione di avventure gutturali.
E’ presagio di prepuzio senza piega
epiteliale prerogativa di presuli infantili
con privazione esaustiva dell’uso.
Divenire ripudiato nella riscossione
sessuale ritrattando l’effettivo valore
sacerdotale in un sarcastico sballo
sciorinando setticemiche sfingi egize
nella deflorazione sistemica di esseri umani
in talentuosi tailleur tegumenti di nobili culi
Mentre un tossicomane traballa in classica
esibizione transitoria nella trascendente
zigotica visione della santa di turno.

Marcello Plavier