Spaiata

come una scarpetta
di raso viola
rimasta sola sull’uscio
una calzetta di lana
morbida
sul campo da sci
un guanto abbandonato
sul selciato bianco
un gemello di luce
in cima al grattacielo.

Ecco come mi sento oggi.

Tinti Baldini

Published in: on dicembre 15, 2011 at 07:06  Comments (15)  
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Tempi moderni

E’ tutto un tecnological/robottare
schiacciare, denigrare
spalmarsi al raso/terra mobile
di risucchio rabbioso, invidioso
innaturale

martellate pubblicizzate
dall’ammasso della massa
ingrovigliata alla passione
d’asessuato pudore
barbarico

Spremendo, pestando
acini acerbi
il succo abita
nel surreale
uomo
fingendo d’essere
uomo
l’amore
svenduto
all’odio
e la speranza
s’illude di morire

Finzion di vita sperperata
nell’indifferenza del misero tempo
già trascorso
(noi)
in prestito al boccone venale
nella calda copertura della burla
cucite addosso dalle gocce d’elisir morenti.

Glò

Un angolino di niente

Girovagando nella mente
affannata dai pensieri
cerco un riparo ai problemi che impellono.

Un ombrellone di raso lucente
una sdraio su cui riposare
i raggi del sole che riscaldano il cuore.

Un angolino di niente
dove cresce erba dai mille colori
i fiori non appassiscono mai
un fiume tranquillo
una sorgente da cui dissetarsi.

Una notte stellata
con amiche fatine
che con magiche melodie
accompagnano il dolce sonno.

Tu accanto a me mi tieni per mano
nella lunga strada del cielo.

Maristella Angeli

Il tessitore

Ripasso la trama,
rintreccio l’ordito,
fornisco armatura
alla tela di lino;
dono vigore
a drappi di raso.

Mescolo fili
di tinte distinte.
Offro più tono
alla stoffa pregiata,
rivesto di nuance
gli sguardi in velluto.

Invento disegni
di segni mai visti,
per indisiare
nuove figure,
per concepire
ricami preziosi.

Tesso e ritesso,
i licci danzanti
col filo in viscosa
di morbida mano.

Tesso e ritesso,
la navetta
incerata,
genero e filo
denari e discorsi,

Traccio e ritaglio,
la maschera in seta
e affronto passanti,
passerelle ed astanti

Flavio Zago

Volevo il tuo corpo liscio

Volevo il tuo corpo liscio – quelle vene
Che pulsavano di pioggia violenta – volevo
Che fossero la mia guida – la strada
Che mi avrebbe portata alla tua finestra

Lo sarebbero state davvero! Le avrei seguite
Ad occhi chiusi – le tue vene – ad esplorare ogni parte
Del tuo corpo – della tua pelle così liscia
Che a toccarti le mie dita chiedevano

Ai miei occhi: «Ma questa non può essere
Pelle umana! Guardate meglio: non è forse
Un cuscino di raso?» Volevo quel sangue
Vellutato – l’avrei conservato nonostante la sete

Volevo che fossi il mio Desiderio costante
Che fossi l’acqua da sorseggiare
E la neve in cui tuffarmi:
Tu lo avresti retto

Nicole Marchesin

Published in: on aprile 27, 2011 at 07:28  Comments (2)  
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Aprile


Giungi
nell’irreale aura
addolcente
e pavone
mostri la ruota
piume verdi-azzurre.
Cavalcano
nubi nere
in cieli pervinca
tra squarci taglienti
di sole.
Lieve
rumore di pioggia
carezzevole
sul tremulo ciliegio
d’organza
sui merli di raso
danzanti
sull’umile pratolina
dalle labbra rosate.

Graziella Cappelli

Published in: on aprile 18, 2011 at 07:31  Comments (9)  
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Bruyant cri d’exultation

Rouge? Veh non,
personne de peu d’amour!
Oser d’utiliser
la rouge chemise de satin
il est comme
faire se disputer
le Moi et l’Es!
Il est connu que
masturbations
et vaines poursuites de fausses
satisfactions de désirs contenu
ils augmentent la situation anxieuse
et ils causent la peur du côlon
de rester en plein air!
Dieu sait
si je me porte bien
ou si je me brouille
pour puis devenir fou.
Eh bien,
que ça aille comme il veut je jet l’ennui
et je laisse déchaîner la libido errante
de mon théâtre onirique!
Et j’exulte orgiaque,
et je cri au ciel
mon amour jubilant:
il est revenue le printemps!
J’aime, j’aime enfin,
j’aime, j’aime!

§

CHIASSOSO GRIDO DI ESULTANZA

Rossa? Veh no,
persona di poco amore!
Ardire di usare
la rossa camicia di raso
è come
fare litigare
l’Io e l’Es!
È risaputo che
masturbazioni
e vane rincorse di falsi
soddisfacimenti di desideri repressi
aumentano lo stato ansioso
e originano la paura del colon
di stare all’aperto!
Chissà
se starò bene
o se mi offuscherò
per poi impazzire.
Beh,
che vada come vuole io getto la noia
e lascio scatenare la libido vagante
del mio teatro onirico!
Ed esulto orgiastico,
e grido al cielo
il mio amore tripudiante:
è tornata la primavera!
Amo, finalmente amo,
amo, amo!

Sandro Sermenghi

Published in: on febbraio 12, 2010 at 07:14  Comments (4)  
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