Terremoto

Questo terremoto
ha fermato tutto e tutti.
Ha fermato il pensiero,
il nostro,
là, dove vite umane
han perso la propria via
in un tracciato improvviso,
non previsto, dicono,
nè da scienza nè da conoscenza.

Molti han visto la luce del sole
con le tenebre negli occhi,
nel dolore, nell’amore
di chi non è più,
nella rassegnazione ad un evento
ahimè!, che non perdona.

Gavino Puggioni

Per un sereno anno nuovo

Mi pareva giusto terminare questo anno di poesia con i versi del nostro caro Marcello, rivolgendo al cielo il suo stesso interrogativo, ora che anche lui appartiene a quell’oltre misterioso e insondabile che accomuna le nostre speranze ed i nostri timori di umani piccoli ed imperfetti. Che cosa ci riserva il futuro? Purtroppo non abbiamo certezze, anzi, il momento attuale ci conduce ad un tetro pessimismo, fatto di incognite, di amarezza ed anche di rabbiosa indignazione. Ma in questa notte di San Silvestro non ci facciamo sopraffare dalla rassegnazione, anzi lasciamoci guidare dalla poesia, che è essa stessa forza vitale e speranza di cambiamento. Shakespeare diceva che siamo fatti “della stessa sostanza dei sogni”: ebbene non smettiamo di sognare, perchè sarà il sogno ad accompagnarci all’alba di un giorno migliore. Questo è il nostro augurio per un sereno anno nuovo.

Il Cantiere

Cerco poesia in questo tempo strano

Cerco poesia in questo tempo strano
laddove so di non trovarla quasi più,
nei buchi tetri di solitudini taciute
o intorno ai tavoli dei bar deserti.

L’assenza di voci, non dico di sospiri,
insiste lungo le strade ingarbugliate
e plumbei i volti sono ora diventati
nell’euforia della dura rassegnazione.

Qualcuno mi dica dov’è che son finiti
gli allegri caroselli di tante umili genti,
gli innocenti svolazzi d’ammiccanti gonne,
il blu immacolato dei vecchi jeans.

Metalli, argenti, bronzi e ori finti
si sono sostituiti ai riflessi della vita
e splende il luccichio d’indegna vanità
mentre la terra geme, insieme a me.

Ridatemi il prezzo che ho pagato
per l’illusione di abitare in pace
un campo che confortevole credevo,
che invece, inesorabile, mi esclude.

Cerco poesia in questo tempo strano…

Aurelio Zucchi

dedicata al “Cantiere Poesia”

All’arenile

Ti ravvisai un dì seduto all’arenile
privo di augurali pensieri, rilassato quasi,
in malinconica lucida rassegnazione.
La schiena provata, nuda, dignitosa insieme
non chiedeva favore, convessa se ne stava
in accoglienza d’amarezze sue percorse.
Poca conoscenza d’acquietante pienezza
così da affiorare priva di clamore, umida,
sulle creste saline di gocce fra le tue ciglia,
pesando in solitudine gli anni, raggranellandoli,
come a tenere la sabbia sospinta da un soffio.
A lungo, immobile, contemplai il tuo profilo,
un che di noto aveva, di familiare allo sguardo
che raro propinavo scontenta alla mia vita.
In te mi riconobbi e irrefrenabile provai
l’impulso attonito di sederti accanto,
di scorrerti il mio braccio intorno al collo
e con te ultimare la linea curva interrotta
del cuore che tracciavi sulla rena.

Daniela Procida

Tirare avanti

Tirare avanti, motto di povera gente
che trascina il vivere d’ogni giorno
su un calendario di incerto infinito.
Tirare avanti con il peso del niente
che mai cadrà da quelle spalle che
il tempo curverà fino all’ estremo
Tirare avanti, motto di chi trascina
amori da solo, sordo a quegli addii
aculei fatti di silenzi e indifferenze
tra due corpi vicini e anime distanti.
Lontani sono i giorni che sapevano
di primavere gravide di progetti ma
partorirono freddi e precoci inverni.
Tirare avanti, sempre e comunque
in nome di una speranza anche vana
che sia respiro pur fatto di illusioni.
Tirare avanti per non sentire il pianto
di chi alla porta accanto l’avverso fato
ha bussato senza riguardo e rispetto
lasciando un messaggio di morte.
Tirare avanti, è il motto di chi virtù
ha fatto della propria rassegnazione
in nome di un dio che mai ha parlato.

Claudio Pompi