Da Nuccio al Bar delle Vigne

 
Non riesco a guardarvi negli occhi
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Sono stato da Nuccio al bar delle vigne
nell’ora in cui le puttane scappano via come tanti topolini affamati
ed arrivano prima a grammi e poi a quintali gli studenti ubriachi.
Non riesco a guardarvi negli occhi
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e poi è sabato sera
e ci vestiamo (noi) come delle puttane,
i discorsi scivolano lenti come pappagalli domestici
(ne ho visto un paio- di pappagalli – dalle parti di Marassi sono fuggiti e sanno cantare)
certo, è interessante citare a memoria gonfiarsi la pancia annuire alle ragazze
ma questa città non ha bisogno di questo terremoto di teste che voi chiamate arte.
Avevamo il mare. Ti ricordi? Ti ricordi il sale?
Lo raccoglievo dalle tue ciglia
ogni volta che dicevo – ti amo –
lo raccoglievo con un bacio
e non te lo restituivo,
facevo un nido nella mia bocca e deglutivo
                                                               deglutivo
                                                                         deglutivo…
E comunque Nuccio ha la sciatica ed un principio di razzismo inespresso
ogni volta che mi chiede – come va? –
gli rispondo che non devo bere così tanto
altrimenti potrei non sentire la tua voce
quando fischia come gli uccelli
ed annegare
al cambio clienti.

Massimo Pastore

Scenario plumbeo

(riflettendo sul tragico fatto di sangue a Firenze )

Nuvole fitte, adirate
coprenti ogni spiraglio di sereno
così il cielo stamani accompagna
il cordoglio dello scempio
in una città che mostra
un giglio rosso listato a lutto
piangono i cittadini tutti
uniti in ferma condanna
per un gesto di lucida follia
frutto del germe xenofobo
dell’odio razziale.
Firenze ha un cuore grande
color arcobaleno
lo sento palpitare
lo vivo ogni giorno
ma un gesto così premeditato
e feroce colpisce
in pieno petto più di una fucilata
senza una possibile ragione,
indietro non si torna
due vite sono spezzate,
s’ammanta di dolore
e di commossa solidarietà
la via dell’integrazione;
se il seme della discordia impera
se si addita il diverso come nemico
ecco che ritorna lo spettro del razzismo
ad oscurare la mente, ad armare di morte la mano
a fare di un esaltato estremista “esecrabile eroe”.
Resto in silenzio adesso
mi stringo ai fratelli senegalesi
in solidale, muto pianto
che oggi è un giorno di vergogna
per l’umanità tutta.

Roberta Bagnoli

Veleno

M’inchiostro su strutture
di piombo
come se desiderassi
uccidere punte di colori

la luce sepolcrale
del razzismo
s’illumina ancora
di timbratura “doc”
voci, caratteri
onnipotentemente scolpiti
d’applausi di sindone
biancheggiano di normalità.

la ricerca dell’abisso
storico si perde
in lustro di cancellazione
allegorica
(non saremo mai esistiti)

non  trasparirà traccia
di dignità, di verità diverse,
di vite non formattate
da compromessi  pubblicizzati
in back-up mnemonici
per assenza di cervello.

Glò

A PROPOSITO DI LEGGI RAZZIALI

Prendo spunto dalla poesia di Giorgio Bassani “Le leggi razziali” apparsa sul nostro Cantiere. Quelle leggi, drammaticamente ridicole, furono promulgate nel 1938, e un ruolo fondamentale nella campagna antisemita lo ebbe il “Manifesto della razza”, una pubblicazione con una sfilza di idiozie pseudo-scientifiche, storiche e culturali firmate da personaggi divenuti illustri nell’ immediato dopoguerra, come Amintore Fanfani, Giorgio Bocca (allora diciottenne), Giovannino Guareschi e Agostino Gemelli, il fondatore dell’ Università Cattolica. Con il solito sistema italiano, le leggi presentavano spiragli di ogni tipo per essere in un certo senso “aggirate” là dove era possibile farlo. Questo perché fondamentalmente gli italiani e la classe politica fascista capirono per tempo l’impopolarità di questi provvedimenti. La politica dei compromessi, quella che i tedeschi nel prosieguo della storia non ci perdonarono, limitò i danni, se così si può dire, fino a quando non venne l’armistizio con l’otto settembre quarantatre. Da quel momento la situazione precipitò e divenne estremamente difficile cercare di salvare gli ebrei. Ma questa è storia conosciuta ai più. Allora gli italiani non avevano una cultura “razzista” soprattutto verso gli ebrei, che erano italiani come gli altri. Semmai, ma nei nostri giorni, siamo diventati xenofobi per ignoranza culturale e per intolleranza. Con la crisi e la disoccupazione in crescita costante questo fenomeno è andato via via accentuandosi, e soprattutto tra i giovani è presente questa ostilità verso chiunque provenga da terre affamate.  Le leggi razziali furono promulgate per dare il “contentino” all’alleato tedesco dopo l’accordo del maggio 1939 a Berlino (patto d’acciaio) e dare così spessore ideologico e politico a questa alleanza tra due nazioni che poco avevano in comune come mentalità. Ma mentre in Germania il nazismo aveva fatto dell’antisemitismo il suo cavallo di battaglia, costruendovi sopra false responsabilità, inventando diversità genetiche e comportamentali, agli italiani questo non passava neanche lontanamente per la testa. Gli ebrei erano, giustamente, italiani con pari diritti e pari doveri. Semmai la discriminazione c’era stata molto prima, a livello di credo religioso sotto lo Stato Pontificio, quando gli ebrei vivevano ghettizzati svolgendo lavori artigianali e piccolo commercio, tollerati ma non amati. Da secoli gli ebrei hanno fatto e fanno parte del tessuto sociale italiano, ed è impensabile oltre che improponibile lo sradicamento di una parte della cultura e della storia di una nazione.

Claudio Pompi

Così…

…ed è così che te ne vai
senza mettere punti o croci
in modo che possa identificarti
non solo dalle impronte
se mai ne trovassi sul vetro del mio cuore
così fragile adesso
così indifeso di fronte al dolore
del mondo senza te.

Maria Attanasio

Published in: on novembre 18, 2009 at 08:33  Comments (4)  
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La giovane ebrea al suo amato musulmano

C’è una pozza di sangue tra te e me.
Mio Dio, chi l’ha versato?
chiunque sia stato,
caro, è sangue sprecato.
Ma io so che l’amore
mio, se mi aprirai le braccia,
potrà vederlo asciugato.
Vieni, non tardare.

MARIO LUZI

Published in: on ottobre 20, 2009 at 20:15  Comments (2)  
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