Io non poeta

La poesia, quella di stanotte,
é intrappolata in un non so dove,
in un pertugio posto in fondo al cuore
o, dentro l’anima, in un buco nero.

Vuole silenzi che non le so dare
quando il cuscino giro e poi rigiro,
se piede al piede insisto a frizionare
o gratto ciglia fino a farmi male.

La strada che dovrebbe esser muta
disturbo arreca con i suoi rumori
e il sussulto della sveglia odiosa
scandisce tempo solo da fermare.

Io non poeta sono prigioniero
o, meglio ammettere, assai incapace
di catturare lemmi uno alla volta
per incastrarli in qualche verso mio.

Amore, amare, mare, terra, cielo…
nuovi universi, lune, stelle e soli…

Non scriverò d’omerici vascelli,
di una strega da tramutare in fata,
di un seno sotto trasparente seta,
o del viaggio verso un lungo bacio.

Ancora prima di tentar poesia,
facile preda mi do a Morfeo
e nebuloso mi diventa il tutto
nel sogno incerto che andrò a fare.

Ed é mattina, col sole alto di già,
mentre a registro il ricordo metto.
Sembra passato tanto di quel tempo
e invece… in una man conto le ore.

Aurelio Zucchi

I verbi

ci passano in rassegna
con pronuncia sardonica c’immettono
tra le papille gustative e le corde vocali
ci scrivono le azioni sillabate nel registro dei segni
ci mettono la pen(n)a tra le mani
a tatuarci le tacche dei mattini
o matte dei tacchini (piccole libertà d’amanuensi)
ché veramente seri sono pochi

ci prescindono
come i pifferi che invece di suonare…

ci trattengono quando ci destiamo
dagli assetti (anche affetti) supini
ci tossicchiano intorno balbuzienti
ci rendono refusi inadempienti alle minime regole
ortostatiche
non ci reggiamo in piedi
e loro ci propinano levare andare fare dire ingurgitare
e noi
– verbicitanti, occhi lucidi –
lessicodipendenti incontenibili
ci siamo arresi e ci scriviamo addosso.

il medico prescrive: un cucchiaio di silenzio
lontano dai tasti

Cristina Bove

Vita

 
Di notte s’apre ogni profumo
di te, assidua e labile presenza,
di te che fino al giunger della sera
a nascondino giochi col perdente.
Vorrei vederti attorno a un tavolino,
caffè corretto degli ingenui sbagli,
acqua di mare che si possa bere,
un muto e sordo e cieco cameriere.
Vorrei parlarti in giro per la via
quando ricerco l’esser mio perfetto
con la fatica, sempre in agguato lei,
ed il puntual rinvio al giorno dopo.
Vorrei ascoltarti in uno dei concerti
mentre esibisci il tuo migliore slow
per poi passare disinvolta a un rock
e, infin, di sinfonia fare un bel pezzo.
Eh,si! Or mi corteggi, or mi respingi
come mi par facevan certe dee
che menti, sì, plasmavan a piacimento
ma i cuori, no, non riuscivano a violare.
Se poi m’accorgo del respir che batte,
di notte annuso il tuo odor più giusto,
quando il registro al controllo porto
e allora…il saldo negativo pago
oppure…il positivo non incasso.

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 21, 2010 at 07:06  Comments (2)  
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