Sopra il mare, crudo e piatto

Sopra il mare, crudo, e piatto,
che si lascia cavalcare tra quel beccheggiar di sponde,
la lampara scruta il buio
nelle ore solitarie della pesca speranzosa,
sopra il mare, tutto nudo, che è vestito solo d’aria.
Di speranza rivestito,
sta a vogare il pescatore:
voga e spera di riempire
col raccolto, la paranza, da portare
fino a riva per pagarsi la fatica,
nella sera che era rosa, e ora è tutta scolorata,
come il cielo, tale, il mare: scuri, calmi, silenziosi.
Un leggero sciabordio fa il duetto col silenzio:
vien tirata su la rete, e la sorpresa
non la smette di guizzar per l’inatteso
…rapimento…Ché si voglion liberare
tutti i pesci e rituffarsi dentro il regno dove regna
quel rumore sconosciuto del silenzio senza fine,
finché è almeno in dormiveglia
tanta immensità di pace.

Si ribellano in silenzio…
senza chiasso…senza ascolto…

Poi, col mare sonnolento,
anche il cielo si risveglia:
piano, piano torna il rosa
sotto il cielo e dentro il mare,
dove tutto è già di nuovo
pace tutta silenziosa.

La lampara, ecco che torna:
s’improfuma la banchina
dove aspetta già la gente…
mentre al sole il ciel s’inchina…

Armando Bettozzi

Sono solo col vento

Il vento
frastorna le antiche pene
nell’ignoto regno dell’inconscio;
a raffiche rabbiose
scaglia l’inquieta sabbia
fin sulle dune verdi.
Fuggono le bianche nuvole
verso il sole giallo,
s’inarcano le onde
ruggendo, rilucendo
di speranze mai dome.
Scricchiola la barca
della mia vita,
tenuta ancora
dall’àncora
dei desideri
che, a uno a uno,
rapidi scompaiono
nel vortice delle incognite;
sibila il vento
spazzando il mare,
la vela spezzando
della mia barca.
Una luce bruna
improvvisa
la costa oscura.
Impazzisce stridendo
la sabbia.
Sono solo col vento
e con l’urlo del mare
senza le tue mani.

Nino Silenzi

Published in: on dicembre 28, 2011 at 07:27  Comments (4)  
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Proverò a fermarti amore

Lame di luce
i tuoi occhi come creta
hanno modellato
il mio sentire fragile
da indifferenza ad abbandono
e ogni tuo espirare
mi ha allontanato dalla
terra sicura
e perduto tra i flutti
del mio orgoglio in tempesta
ti ho eretto statue d’ oro
nelle piazze della mia cecità,
a te nuova padrona dell’ avvenire
signora di un arrendevole regno.
Forse ora credi davvero
di poter fuggire dal male
ma ogni tuo battito è
un grido,
perchè hai voluto crearmi?
Ogni mia parola è un anello
della catena che ti
legherà a me, inconsciamente libera
ed io, per la vita,
prigioniero.

Gian Luca Sechi

Gentile è la guerra

WAR IS KIND

Do not weep, maiden, for war is kind.

Because your lover threw wild hands toward the sky

And the affrighted steed ran on alone,

Do not weep.

War is kind.

Hoarse, booming drums of the regiment

Little souls who thirst for fight

These men were born to drill and die

The unexplained glory flies above them

Great in the battle-god, great, and his

kingdom –

A field were a thousand corpses lie.

Do not weep, babe, for war is kind.

Because your father tumbled in the yellow trenches,

Raged at his breast, gulped and died,

Do not weep.

War is kind.

Swift, blazing flag of the regiment

Eagle with crest of red and gold,

These men were born to drill and die

Point for them the virtue of slaughter

Make plain to them the excellence of killing

And a field where a thousand of corpses lie.

Mother whose heart hung humble as a button

On the bright splendid shroud of your son

Do not weep.

War is kind.

§

Non piangere ragazza, perché gentile è la guerra.
E se il tuo amato levò disperate le mani al cielo
e terrorizzata la cavalcatura proseguì da sola,
non piangere.
Gentile è la guerra

Cupi rimbombanti tamburi del reggimento,
piccole anime assetate di lotta,
questi uomini nacquero per esercitarsi e morire.
La gloria inspiegata vola sopra di loro,
grande è il Dio delle Battaglie, grande, e il suo
Regno
un campo su cui giacciono mille cadaveri.

Non piangere, piccola, perché gentile è la guerra.
E se tuo padre rotolò nelle gialle trincee,
devastato il petto, e singhiozzò e morì,
non piangere.
Gentile è la guerra

Rapida sventolante bandiera del reggimento,
aquila dalla cresta di rosso e di oro,
questi uomini nacquero per esercitarsi e morire.
Spiega loro la virtù del massacro,
fagli capire il merito dell’uccidere
e un campo su cui giacciono mille cadaveri.

Madre, il cui cuore penzolò umile come un bottone
sull’abbagliante splendido sudario di tuo figlio,
non piangere.
Gentile è la guerra.

STEPHEN CRANE

Sogna ragazzo sogna

E ti diranno parole rosse come il sangue,

nere come la notte;

ma non è vero, ragazzo,

che la ragione sta sempre col più forte

io conosco poeti

che spostano i fiumi con il pensiero,

e naviganti infiniti

che sanno parlare con il cielo.

Chiudi gli occhi, ragazzo,

e credi solo a quel che vedi dentro

stringi i pugni, ragazzo,

non lasciargliela vinta neanche un momento

copri l’amore, ragazzo,

ma non nasconderlo sotto il mantello

a volte passa qualcuno,

a volte c’è qualcuno che deve vederlo.

Sogna, ragazzo sogna

quando sale il vento

nelle vie del cuore,

quando un uomo vive

per le sue parole

o non vive più;

sogna, ragazzo sogna,

non lasciarlo solo contro questo mondo

non lasciarlo andare sogna fino in fondo,

fallo pure te..

Sogna, ragazzo sogna

quando cade il vento ma non è finita

quando muore un uomo per la stessa vita

che sognavi tu

Sogna, ragazzo sogna

non cambiare un verso della tua canzone,

non lasciare un treno fermo alla stazione,

non fermarti tu…

Lasciali dire che al mondo

quelli come te perderanno sempre

perchè hai già vinto, lo giuro,

e non ti possono fare più niente

passa ogni tanto la mano

su un viso di donna, passaci le dita

nessun regno è più grande

di questa piccola cosa che è la vita

E la vita è così forte

che attraversa i muri per farsi vedere

la vita è così vera

che sembra impossibile doverla lasciare

la vita è così grande

che quando sarai sul punto di morire,

pianterai un ulivo,

convinto ancora di vederlo fiorire

Sogna, ragazzo sogna,

quando lei si volta,

quando lei non torna,

quando il solo passo

che fermava il cuore

non lo senti più

sogna, ragazzo, sogna,

passeranno i giorni,

passerrà l’amore,

passeran le notti,

finirà il dolore,

sarai sempre tu…

Sogna, ragazzo sogna,

piccolo ragazzo

nella mia memoria,

tante volte tanti

dentro questa storia:

non vi conto più;

sogna, ragazzo, sogna,

ti ho lasciato un foglio

sulla scrivania,

manca solo un verso

a quella poesia,

puoi finirla tu.

ROBERTO VECCHIONI

 

Dentro la notte

Notte di amore e rabbia che si consuma
dietro una finestra di silenzio.
Notte che non da tregua alla vita
che non tace il suo grido,
che non s’arrende alla violenza
delle tenebre ove recita la morte
che volto non vuole.
Notte di gesti osceni e di voci
di terre lontane.
Notte lucide di pioggia e di tristi
puttane.
In lei il regno globale della disperazione
di chi niente è padrone,
attraversata da auto veloci e fiammanti
che fendono come lame taglienti,
il buio dilaniano con attimi di verità
dolorose e indecenti.
Immediata è chiusa la ferita e torna
a ghignare sulla putrida preda.
Ciondolanti ubriachi residui
dimenticati di vita senza vittorie,
arrancano nelle vie con le loro storie
tra sogni e illusioni.
Ululano alla luna che ignora
e arrogante è complice della notte
senza anima pietosa.

Claudio Pompi

Il re

In questa voluttuosa meraviglia
dove gorgheggia l’atomo pensante,
si muove un verso,
vaga a casaccio
oppure c’è qualcuno
che lo prende per mano
e lo conduce.
Cerca alloggio nei cuori,
entra dagli occhi
dall’udito
dal profumo di pori della pelle…
non guarda le tendenze
del cuore concupito,
non si accorge di brogli,
non ascolta
il senno che lo sgrida,
anzi diventa ardente,
caccia dalla dimora
legittimi inquilini
e con la prepotenza invade il regno.
Nei profondi abissali
dove l’anima cerca un appiglio,
il pensiero conduce alla sua porta,
s’inchina al suo cospetto
e lo proclama re.

Giuseppe Stracuzzi

Rimini

Teresa ha gli occhi secchi
guarda verso il mare
per lei figlia di pirati
penso che sia normale

Teresa parla poco
ha labbra screpolate
mi indica un amore perso
a Rimini d’estate.

Lei dice bruciato in piazza
dalla Santa Inquisizione
forse perduto a Cuba
nella rivoluzione
o nel porto di New York

nella caccia alle streghe
oppure in nessun posto
ma nessuno le crede.

E Colombo la chiama
dalla sua portantina
lei gli toglie le manette ai polsi
gli rimbocca le lenzuola

“Per un triste Re Cattolico – le dice –
ho inventato un regno
e lui lo ha macellato
su di una croce di legno.

E due errori ho commesso
due errori di saggezza
abortire l’America
e poi guardarla con dolcezza

ma voi che siete uomini
sotto il vento e le vele
non regalate terre promesse
a chi non le mantiene “.

Ora Teresa è all’Harrys’ Bar
guarda verso il mare
per lei figlia di droghieri
penso che sia normale

porta una lametta al collo
è vecchia di cent’anni
di lei ho saputo poco
ma sembra non inganni.

“E un errore ho commesso – dice –
un errore di saggezza
abortire il figlio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza

ma voi che siete a Rimini
tra i gelati e le bandiere
non fate più scommesse
sulla figlia del droghiere”.

FABRIZIO DE ANDRÉ


Mimose

Le nuvole gialle di mimose in fiore
piumini soffici di talco intrisi

Piccoli fragili fiori ergono al sole
i loro rami dorati

profumo che inebria
vestendoti di seta che avvolge
in essenza profumata

adorno i riccioli scuri
con un ramo fiorito
piccola corona di un giallo dorato
regina ora sembro
di quel piccolo regno

Maristella Angeli

Published in: on gennaio 19, 2011 at 07:21  Comments (9)  
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Il vampiro

LE VAMPIRE

Toi qui, comme un coup de couteau,
Dans mon coeur plaintif es entrée;
Toi qui, forte comme un troupeau
De démons, vins, folle et parée,

De mon esprit humiliè
Faire ton lit et ton domaine;
– Infâme à qui je suis liè
Comme le forçat à la chaîne,

Comme au jeu le joueur têtu,
Comme à la bouteille l’ivrogne,
Comme aux vermines la charogne
– Maudite, maudite sois-tu!

J’ai priè le glaive rapide
De conquérir ma libertè,
Et j’ai dit au poison perfide
De secourir ma lâchetè.

Hélas! le poison et le glaive
M’ont pris en dédain et m’ont dit:
“Tu n’es pas digne qu’on t’enlève
À ton esclavage maudit,

Imbécile! – de son empire
Si nos efforts te délivraient,
Tes baisers ressusciteraient
Le cadavre de ton vampire!”

§

Tu, che come un colpo di coltello

nel mio cuore gemente sei entrata;

tu che, forte come un armento

di demoni, venisti, folle e ornata,

del mio spirito umiliato

a fare il tuo letto e il tuo regno;

 

– infame, a cui sono attaccato

come il forzato alla catena,

come al gioco il giocatore accanito,

come l’ubriaco alla bottiglia,

come ai vermi la carogna infetta,

– Maledetta, che tu sia maledetta!

Ho pregato la spada rapida

di conquistare la mia libertà,

ho chiesto pure al veleno perfido

di soccorrere la mia viltà.

 

Ahimè! sia il veleno che la spada

m’hanno sdegnato e m’hanno detto:

“Tu non sei degno di essere sottratto

alla tua maledetta schiavitù,

imbecille! Anche se fossimo capaci

di liberarti dal suo dominio,

risusciterebbero i tuoi baci

il cadavere del tuo vampiro!”

 

CHARLES BAUDELAIRE