Edera amara

Sentire: “Figlio mio!”
Mai, mai l’ascoltai;
udire, appena in un sussurro lieve,
lieve per non svegliarmi,
un vezzo dolce su una culla
che dondola pian piano
al rosolante chiarore di un lumino,
sperso nel buio di un casolare antico,
anch’esso smarrito
tra le pieghe d’una memoria stanca.

“Figlio mio!”, sentir solo una volta,
ricordare un pensiero,
una carezza,
un pianto greve sul mio corpo infermo,
un canto lontan di ninna-nanna
che piano si smorza
mentre m’addormento.

Quante volte sognai d’avere un padre,
le cui premure restassero nel cuore
da custodir come reliquia sacra
e poter dire, davanti a un cimitero,
padre t’amai
ed il tuo amore è qui nella mia mente.

Nulla conservo
se non l’ombra nera
di giorni sepolti per non ricordare,
che rimuovo insieme al mio rimpianto
di non poterti, padre, amare tanto.

Salvatore Armando Santoro

Il profumo del mattino

 
Spolvero piano il risveglio
da sottili briciole di sogni.
Miti, i sospiri dell’alba
rubano i voli notturni,
liberi ancora dall’ombelico,
originale peccato
delle invariabilità quotidiane
.
Tra aculei di luci e tepori
esploro cauto quel mondo
che da fuori già cola,
tra le mattinali fenditure
della palizzata del sonno.
.
Un baleno.
Un presagio fugace,
poesia repentina
è bocciolo d’essere,
neonato dal latrare lontano
che tutto muta in calde tinte.
.
Indugio, inalo lento il momento.
Sorseggio gli attimi, mi celo nel tempo.
Non rincorro la vita, né cerco oltre.
Sto.
Gonfio la mente d’ossigeno nuovo,
vitale, puro, impalpabile,
così immensamente distante
dalle piroette zoppicanti
di futili smanie diurne,
che paiono quasi addolcirsi,
tra il guanciale e il mio sorriso,
gli aspri tasselli che formano
il duro mosaico del mondo
.
Di un risveglio così gravido e vero
ti volevo raccontare,
per donartelo,
tra le fessure giocose
delle tue tapparelle,
come raggiante ricordo da scrutare
nell’anima estatica della tua Aurora.
.
Reliquia di una atavica forza
cui sai di appartenere.

Flavio Zago

Una foto

Una foto sbuca dalle macerie
Ieri una fra tante
Ora preziosa reliquia
La morte ti fa il verso
esplode il dolore
Quel volto sorridente
in un mondo capovolto
solo in poche ore
Le lacrime non hanno senso
perché niente ha più il suo nome
neanche Dio ha più senso
neanche lui ormai
ha più un presente
Resta lo strazio
Resta la paura
Sapere che tutto è distrutto
Intorno a te
dentro di te
E domani lo sarà ancora.

Sandro Orlandi

Published in: on marzo 30, 2011 at 07:13  Comments (5)  
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