Mi domando se abbia un senso il mio ricordare

 
Mi domando se abbia un senso il mio ricordare
scandagliare i fondali della memoria
fra apparizioni fantastiche di piante e animali
ora sfuggenti ora persistenti affascinanti o orrorifici
.
isolata come un palombaro nel suo scafandro
le profondità oceaniche dell’inconscio
non sono il mio elemento e ho bisogno
di supporti protettivi per tenermi in vita
.
mi domando se questo sia morire
l’andare a ritroso a rivedere i già vissuti
momenti cristallizzati
.
aggirarmi fra alghe e coralli
anemoni di ogni colore e cavalli marini
e non sentire l’acqua sul viso
sulla pelle o fra i capelli
.
essere l’elemento estraneo che osserva
l’ossigeno aspirato dal boccaglio
il suono del mio unico respiro
a guardare fiori fra i relitti
.
mi domando se questo sia invecchiare

azzurrabianca

Lago asciutto

 
La mia mente è un lago asciutto.
Qualche pozzanghera d’acqua putrida,
scura come i miei pensieri.
Dov’è finita la mia sorgente?
Dove si è incanalata quella vena
che a getti donava il meglio di se?
Mi guardo intorno sperduto in quella
che sempre più appare una fossa
melmosa.
Su quel fondo ritrovo quanto il cuore
ripudiò.
A fatica affondo i miei passi incerti,
tra inutili memorie e volti dolorosi
di chi credevo lontano.
Orme lascio che lente si richiudono
come ad ignorare il mio passaggio,
per dimenticare.
In alto, sull’antica riva fiori
che al cielo si uniscono scorgo
rimpiangendo l’acqua chiara
nella quale si specchiavano.
Anche nel niente che mi circonda,
tra i relitti del passato,
sul fondo fangoso
è ancora poesia,  seppure dolente.

Claudio Pompi

Come naufraghi


Come naufraghi,
in balia delle onde,
su relitti  dispersi
in mezzo al mare
Vediamo, da lontano,
il miraggio della terra…
e c’illudiamo di sbarcare,
finalmente, sull’atollo
La vita è grama,
e le speranze sono vane
L’amore che sognavamo,
è disperso nell’aria…
come la salsedine,
soffiata dal vento impietoso

Ciro Germano

Published in: on febbraio 13, 2011 at 07:13  Comments (5)  
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Bacini marini


Il volo delle mosche mi racconta
di un canto di volubili chimere,
gettate sul tragitto ad asciugare
al sole d’impossibili passioni.
Il tempo vacillando si svapora
nel limbo illuminato, e le falene
satelliti scromati, evanescenti
rimbalzano nel cosmo quotidiano
…Un bacio, solo un bacio di mattina
capello carezzato sulla pelle,
fortezza alla ricerca della rupe
sparviero senza cielo da rigare
…Un bacio, solo un bacio di sovrana
radenti voli sulle gote chiare,
distese di profumi rincasati
nel nido di ricordi rifiutati.
Di un mendico dimentico d’affetti
rivela veleggiando la mia rotta,
scoprendone i vascelli già varati
relitti e meri riti derelitti.
E un bacio, un bacio, solo, in alto mare
ricerca colombesche rotte indiane
sognando voli cosmici spaziare
fra mosche d’una mano chiusa a pugno

Flavio Zago