Hélène

Azur! C’est moi… Je viens des grottes de la mort

Entendre l’onde se rompre aux degrés sonores,

Et je revois les galères dans les aurores

Ressusciter de l’ombre au fil des rames d’or.

Mes solitaires mains appellent les monarques

Dont la barbe de sel amusait mes doigts purs;

Je pleurais. Ils chantaient leurs triomphes obscurs

Et les golfes enfuis aux poupes de leurs barques.

J’entends les conques profondes et les clairons

Militaires rythmer le vol des avirons;

Le chant clair des rameurs enchaîne le tumulte,

Et les Dieux, à la proue héroïque exaltés

Dans leur sourire antique et que l’écume insulte,

Tendent vers moi leurs bras indulgents et sculptés.

§

Cieli son io: ritorno dagli spechi
della morte. Qui ascolto l’onda rompersi
ai gradini sonori, qui rivedo
le galee nell’aurora, che resuscitano
ombra sul filo dei dorati remi.

Con le mani solinghe chiamo i re
la cui barba di sale  m ‘allietava
le pure dita. E io piangevo e quelli
cantavano i trionfi oscuri e i golfi
perduti a poppa delle loro barche.

Ascolto le profonde conche e i litui
militari che il volo ai remi scandono;
il chiaro canto della ciurma scioglie
il tumulto e gli dei sopra l’eroica
prora esaltati, con i sorrisi antichi
cui insulta la schiuma, verso me
tendono abbracci indulgenti e scolpiti

PAUL VALÉRY

Tardo autunno a Venezia

SPÄTHERBST IN VENEDIG

Nun treibt die Stadt schon nicht mehr wie ein Köder,
der alle aufgetauchten Tage fängt.
Die gläsernen Paläste klingen spröder
an deinen Blick. Und aus den Gärten hängt

der Sommer wie ein Haufen Marionetten
kopfüber, müde, umgebracht.
Aber vom Grund aus alten Waldskeletten
steigt Willen auf: als sollte über Nacht

der General des Meeres die Galeeren
verdoppeln in dem wachen Arsenal,
um schon die nächste Morgenluft zu teeren

mit einer Flotte, welche ruderschlagend
sich drängt und jäh, mit allen Flaggen tagend,
den großen Wind hat, strahlend und fatal.

§

La città più non fluttua come un’esca
a captare ogni giorno che s’affacci;
ora al tuo sguardo i vitrei palazzi
dànno un suono più crudo. E dai giardini penzola

l’estate come marionette in mucchio,
a testa in giù, estenuate, uccise.
Ma dal fondo, da antichi scheletri di foreste,
una volontà sale, come se l’Ammiraglio

dovesse in una notte raddoppiare le galere
nell’Arsenale in veglia a incatramare
già la prossima brezza mattutina

con una flotta che a forza di remi
avanza e empiendo il giorno di pavesi
prende il gran vento, raggiante e fatale.

RAINER MARIA RILKE

Robinson

Su un’isola deserta
di sabbie finissime
sempre pronte a franare nel nulla
fu duro tirare fuori
tutto dal proprio sacco
la terra l’acqua
per farne fango
col fango fare la compagna la capanna
e tirare la barca i remi che spesso
si mettevano di traverso
l’amo l’arma l’aratro
cavare fuori caino con abele
ricci rose conchiglie
ombre d’estate
focolari con angeli d’inverno.
La fatica fu quella d’inventare
i nomi i colori le funzioni
e le tre dimensioni da tagliare
nell’amorfa miniera misteriosa.
Fu pesante finanche posare
le mani stanche inesistenti
sui fianchi d’aria.

BARTOLO CATTAFI

Pensieri

Nel temporale dell’oscuro
invano le mie mani inquiete
cercano riparo dall’abisso
nel mare in tempesta
tutto irrompe
nulla più
non mi lascio sfuggire
nella burrasca
dell’estensione
di un oceano
senza fine
l’albero maestro vacilla
le vele strappate
i remi spezzati
il mio carico di speranza
ormai non più
legata nella stiva
fa dondolare la mia nave
acqua da tutte le parti
ombre immagini fragori
d’intricato e tortuoso
in balia dei miei pensieri
uragani della ragione

Capitano !!! Capitano !!!

una voce nel vento impetuoso
ma non rispondo legato al timone
voglio affondare con la mia nave
avanti tutta
nello scatenare degli elementi
ma un fulmine di ragione
luce di un faro
nell’occhio del ciclone
mi fa cercare l’ancora
che dovrei avere accanto
per gettarla nelle mie profondità
prima di naufragare
tra gli scogli della follia

vicino al mio timone
ora di funi serrate
sciolgo i nodi
che non sono più

libero di navigare ancora
in acque calme
in cerca dell’isola che non c’è

Pierluigi Ciolini

Stasi

Ecco, mare e cielo accostano le tinte
e le confondono senza ch’io lo chieda.
Alzo i remi e fisso l’onda sotto
con gli occhi di chi ha il blu in tasca.

Nel baricentro della vita a dondolo
son creditore degli istanti da fermare.
Son tutto, io che misuro ali di gabbiano
e i colori della perchia infuriata.

Poi, sempre più è lontano il largo.
Lo prenderò una volta ancora, di bonaccia.
Intanto, mi incastro dentro giorni complicati,
mi azzero al mio rientro in porto.

Aurelio Zucchi

L’albatro

L’ALBATROS

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage

prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,

qui suivent, indolents compagnons de voyage,

le navire glissant sur les gouffres amers.

A peine les ont-ils déposés sur les planches,

que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,

laissent piteusement leurs grandes ailes blanches

comme des avirons traîner à côté d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!

Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!

L’un agace son bec avec un brûle-gueule,

L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!

Le Poëte est semblable au prince des nuées

Qui hante la tempête et se rit de l’archer;

exilé sur le sol au milieu des huées,

ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

§

Spesso, per divertirsi, le ciurme
Catturano degli albatri, grandi uccelli marini,
che seguono, compagni di viaggio pigri,
il veliero che scivola sugli amari abissi.
E li hanno appena deposti sul ponte,
che questi re dell’azzurro, impotenti e vergognosi,
abbandonano malinconicamente le grandi ali candide
come remi ai loro fianchi.
Questo alato viaggiatore, com’è goffo e leggero!
Lui, poco fa così bello, com’è comico e brutto!
Qualcuno gli stuzzica il becco con la pipa,
un altro scimmiotta, zoppicando, l’infermo che volava!
Il poeta è come il principe delle nuvole
Che abituato alla tempesta ride dell’arciere;
esiliato sulla terra fra gli scherni,
non riesce a camminare per le sue ali di gigante.

CHARLES BAUDELAIRE

Nessun (Titolo)

Misuro il ghiaccio
tra le dita

si scioglie lento
in pensieri congelati

Senza disturbo,
senza remi
navigo
in menti altrui

foci di segmenti
lineari
(semplici ondulazioni)
umani
in costruttiva
noce d’esistenza

Nel diventare grandi
non si ri-conoscono
nel “già stato”

M’addormento anch’io
non svegliandomi più
in desiderio
di bagnata pioggia
ormai morta.

Glò

Published in: on ottobre 17, 2010 at 06:51  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , , ,

Scese un uccello giù per il sentiero

A Bird came down the Walk
He did not know I saw –
He bit an Angleworm in halves
And ate the fellow, raw,

And then he drank a Dew
From a convenient Grass –
And then hopped sidewise to the Wall
To let a Beetle pass –

He glanced with rapid eyes
That hurried all around –
They looked like frightened Beads, I thought –
He stirred his Velvet Head

Like one in danger, Cautious,
I offered him a Crumb
And he unrolled his feathers
And rowed him softer home –

Than Oars divide the Ocean,
Too silver for a seam –
Or Butterflies, off Banks of Noon
Leap, plashless as they swim.

§

Scese un uccello giù per il sentiero –
Senza sapere che l’avevo visto –
Beccò un lombrico in mezzo
E se lo mangiò, crudo,

E poi bevve rugiada
Da un’apposita erbetta –
E poi di fianco saltò verso il muro
Per dare ad uno scarafaggio il passo –

Sbirciò con occhi rapidi
In fretta tutt’intorno –
Come perline, pensai, spaventate –
Agitò il capino vellutato

Come fa uno in pericolo, cauto,
Io gli offrii una briciola
E lui stese le piume
E verso casa remigò più lieve –

Di remi che dividano l’oceano,
Troppo argenteo perché restasse un segno –
O di farfalle, che in volo si librino
Senza suono da rive meridiane.

EMILY DICKINSON

(Traduzione di Letterio Cassata)

Pensieri scongelati

Perché ho creduto in te
marinaio di terraferma
che mi chiudevi nel congelatore
per gustare ad ogni arrivo
il sapore finito
delle primizie fuori stagione

Hai spento la luna
nella mia cantina buia
e vuoi continuare a parlarmi del mare
dalla tua barca senza remi
mentre mi lasci
lentamente affogare

La cosa che più mi spaventa
quando la sera cede alle stelle il passo
è non trovar nessuno
seduto ad aspettare
l’eco dei miei rintocchi stanchi
del tuo tempo di amare

Anna Maria Guerrieri

Lago

 
Verde nel riflesso di alberi sul fondo
solo in gorghi profondi vive e si arrovella.
Non scorre specchio al cielo
il suo fiume imprigionato
tra le canne di sponde lontane,
una barca quieta contempla l’acqua
verde che nella brezza del mattino
s’increspa appena e muore
avvolta in nebbia prematura e sorda,
in cui solo grida di barcaioli ai remi
danno senso e vita al fermo e sempiterno
Viverone

Marcello Plavier

Published in: on gennaio 9, 2010 at 07:04  Comments (9)  
Tags: , , , , , , , ,