Kènosi

Alzò la testa
dalla faccia altera,
bella, pacata,
verso il cielo azzurro;
biondi i capelli,
incoronati da spine lunghe
e taglienti, del sangue
umano suo,
si stavano tingendo
d’un rosso
sempre più scuro-cupo
e, andando
verso il basso,
sul torturato corpo
crivellato di chiodi
pretoriani,
senza resistenza
all’umano strazio.

Poi forte chiamò: Elì,
Elì, io muoio
in una delle tante terre
che Tu hai creato;
ed è per Te ch’è stato necessario,
koinòsis per amore,
che io venissi ucciso da quest’odio,
soffrendo come ora soffro io.

Adesso, Padre mio,
sarai placato!
Ed Io sono, con Te per Te ed in Te,
primitiva sembianza.
Dopo avere compiuto
Missione contro il Male,
nel segno della Fede e della Santa
Alleanza . . .
ma d’odio e male n’è rimasto ancora

Paolo Santangelo

Lontano…


Lontano da brividi e bruciature
lo stomaco che non resiste
il cuore in fibrillazione
come uno che ha paura
e continuamente si gira
per guardarsi le spalle
salvarsi la pelle
un minuto ancora di vita felice
povera e goduta.

Lontano da me che sono
mio nemico mi sono fatto croce e chiodi
della mia sconfitta senza fede
e senza resistenza alle intemperie
ho creduto di essere vento
e poter ritornare come tempesta
sul mio stesso male.

Lontano ma dentro
tutte le cose io sento vibrare
la voce dei vivi e la memoria dei morti
io sono il fiato nella corsa
dell’alce scampato all’imbecillità
del cacciatore
vado più veloce del piombo
del passato fattosi fucile
per colpirmi di colpe nemmeno pensate
divento il sospetto ed il ragionevole dubbio
di questo tempo dove non c’è più scampo
solo per chi resta vittima
della follia di un attimo.
Lontano dove nessuna luce è cattiva
dispongo le mie carte migliori
e mi gioco la vita
pur di essere ancora viva.

Maria Attanasio

LO AVRAI CAMERATA KESSELRING

Il nostro caro amico Sandro ci propone questa riflessione, che volentieri facciamo nostra nel giorno dell’infausta ricorrenza dell’otto settembre, la data forse più nera della nostra storia nazionale, il punto di “non ritorno” attraverso il quale però l’Italia fu costretta a passare per poter rinascere e ricostruire il suo futuro di nazione civile sulle macerie materiali della guerra e quelle morali dell’odio e della vergogna.

§

 

Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue “gravissime” condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l’impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che- anzi – gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli… un monumento . A tale affermazione rispose  Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti, dettata per una lapide “ad ignominia”, collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l’avvenuta scarcerazione del criminale nazista. L’epigrafe afferma:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

PIERO CALAMANDREI

I luoghi

“I luoghi dove si ha pianto, dove si ha sofferto, e dove si trovarono molte risorse interne per sperare e resistere, sono proprio quelli a cui ci si affeziona di più”

GIORGIO BASSANI

Published in: on luglio 8, 2010 at 07:37  Comments (1)  
Tags: , , , , , ,

Er 25 aprile

“<Er 25 Aprile è robba nostra:
ciavemo l’escrusiva ! Ché è pe nnoi !
si mo su ‘sta gran bella tèra nostra
ce sta la libbertà pe nnoi e voi>.

Così sò stati sempre a dicce, a Ro’,
e nun se pò negà: hanno combattuto…
ma nu’ è pe sminuì, ma nu lo so
si senza quelli avrebbero potuto…”

“A Re’, che ‘n se poteva fallo è certo.
– e avoja a penzà a Davide e Golia ! –
si n fusse incominciato già er concerto
che co lo sbarco aveva preso er via.

” Regazzi, a Re’, venuti da lontano
pe libberà anche gente poco grata,
che – si è che nu je daveno ‘na mano –
sarebbe pe davero incominciata

la Resistenza ? È troppo sbrigativo
a dì che è robba de li partiggiani.
Ma proprio sò venuti ar campo estivo
quer mare de sordati americani ?”

Armando Bettozzi

Published in: on aprile 25, 2010 at 07:13  Comments (2)  
Tags: , , , , , , , , , , , ,