M’è cara solitudine

M’è cara, solitudine, soltanto dopo amore;
come m’è caro il verde dell’acqua
e l’ogni vista, sul marmo delle belle fontane
dove china
mettevi bocca e gonna scozzese.
E me, vicino, nel tentativo poco riuscito di salvare
almeno i piedi dalle freddate
dai ricami, che intorno al labbro e fino ai tuoi nei
ti usava il sole.
M’è cara come certe conchiglie da non dire
quell’utopia che in mezzo alle gambe
altro che mare!
E che mostrare corpo regina!
Da un balcone, un parapetto
o altre prospettiche teatrali.
M’è cara come tua consistenza, come il melo
che l’ombra catapulta sopra la rete e il prato;
m’è cara come prima del sonno la tua vena
la pulsazione e il pari respiro,
la tua coscia
e l’ombelico che non sta zitto, neanche a notte.

Massimo Botturi

Sopra il mare, crudo e piatto

Sopra il mare, crudo, e piatto,
che si lascia cavalcare tra quel beccheggiar di sponde,
la lampara scruta il buio
nelle ore solitarie della pesca speranzosa,
sopra il mare, tutto nudo, che è vestito solo d’aria.
Di speranza rivestito,
sta a vogare il pescatore:
voga e spera di riempire
col raccolto, la paranza, da portare
fino a riva per pagarsi la fatica,
nella sera che era rosa, e ora è tutta scolorata,
come il cielo, tale, il mare: scuri, calmi, silenziosi.
Un leggero sciabordio fa il duetto col silenzio:
vien tirata su la rete, e la sorpresa
non la smette di guizzar per l’inatteso
…rapimento…Ché si voglion liberare
tutti i pesci e rituffarsi dentro il regno dove regna
quel rumore sconosciuto del silenzio senza fine,
finché è almeno in dormiveglia
tanta immensità di pace.

Si ribellano in silenzio…
senza chiasso…senza ascolto…

Poi, col mare sonnolento,
anche il cielo si risveglia:
piano, piano torna il rosa
sotto il cielo e dentro il mare,
dove tutto è già di nuovo
pace tutta silenziosa.

La lampara, ecco che torna:
s’improfuma la banchina
dove aspetta già la gente…
mentre al sole il ciel s’inchina…

Armando Bettozzi

Al porto

 
Anziani
in attesa
delle barche
il rientro,
.
i discorsi
sul vago
imperniati
sul niente
.
Gli sguardi
mirati
agli estremi
orizzonti,
.
e il gabbiano
librato
al soffio
del vento
.
Il mare
riflette
il borgo
ridente,
col pescatore
che tesse
la rete
consunta,
.
e sul pelo
dell’acqua
la vita
argentata
.
nel mentre
s’inspira
la brezza…
iodata

Ciro Germano

Published in: on giugno 5, 2012 at 07:06  Comments (4)  
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Post-it

Agitarsi in una rete a maglie larghe
con post-it attaccati un po’ ovunque
per smarrire la strada, non fermarsi a pensare,
riempire i polmoni di fango e di gossip
fino alla fine, fino ad urlare, la gola intasata,
la fine d’un giorno senza motivi.
*
Ecco l’alba che sorge da una notte senza fine
e trova la chiave d’un giorno nuovo
per trascinarsi sulle stampelle
delle proprie certezze.
*
Di nuovo la notte c’ingloba nel nero
dei sogni pensati, dei pensieri sognati
nel magma di forme abbozzate,
realtà indistinte, muovendo la rete
intasata d’inutilità.

Lorenzo Poggi

Umanità

Umanità sofferente
che piangi
che ridi
che vivi
urlando, tacendo
nel dolore, fiore
divino sbocciato
nel buio della vita.

Umanità baluginante
che passi
scappando, gemendo
col tempo impassibile
invano lottando.

Umanità indigente
di pace desiderosa
ansiosa d’amore
che nella rete t’avviluppi
della tristezza
lontano dal Cielo,
ove brilla il sole,
prostrata in terra,
ove cresce quel fiore.

Umanità languente,
conosci un solo
fiore, spento,
che profuma di pianto.

Nino Silenzi

Published in: on marzo 2, 2012 at 07:08  Comments (8)  
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Rannicchiata sul divano di sera

 
Rannicchiata sul divano di sera
Raccolgo i sogni
Nel contorno che sfuma
Poi esco qua non c’è rete
E nell’angolo del bar wireless
Accendo lo schermo
.
Digito ora solo se ho il destinatario
Ma questo è un sogno fatto il giorno dopo
Lo schermo è restato bianco
Non ho immesso né ricevuto
Lo schermo è restato nero non si è aperto
Non si è aperta la porta
E nel nero del sonno ho fatto tutto bianco

azzurrabianca

Published in: on febbraio 8, 2012 at 07:37  Comments (6)  
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Indignados

Nelle mani del tempo,
nel vuoto d’idee,
s’affaccia alla luce
una nuova speranza.

E’ fede di noi, novelli profeti
che stiamo gridando
in tutte le piazze
che siamo cresciuti
che non c’ingannate.

Finiti gli orpelli,
i fronzoli belli,
le frasi ad effetto
per chi se la beve
orbato di tutto.

Non c’è più danza
intorno ai totem,
né schiene prostrate
per i potenti di turno.

E’ finita le legna per i falò,
falsi traguardi senza futuro,
stupidi led raschianti il cervello.

Avete commesso un tragico errore:
ci siamo messi a capire da soli
intrecciando parole e pensieri,
costruendo la rete
che vi ha denudato.

Lorenzo Poggi

Sdrucciola quasi squamosa poesia

liscata a lutto
sincopata ogni forma di memoria
scrive la coda bilobata foglia
di stupefatta acquisizione acquatica
la rete strascica di mute
alghe

le lacrime dei pesci
chi le vede?
fa tanto mare agli occhi

Cristina Bove

Published in: on dicembre 22, 2011 at 07:08  Comments (7)  
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Quadrifoglio

 
Amore spontaneo
di quella età fresca
come l’erba appena nata
tra terre immigrate
il primo quadrifoglio
confinò tra pagine.
amore strano attraeva lo sguardo
dietro reti metalliche
labbra ruminavano primizie
code a  tergicristallo spazzavano
sovente volavano criniere nel vuoto
e zoccoli appianavano il tempo
s’affrettava il pensiero, correvo
per allargare fessure
infilando carezze e quadrifogli

Rosy Giglio

Umanità

Umanità sofferente
che piangi
che ridi
che vivi
urlando, tacendo
nel dolore, fiore
divino sbocciato
nel buio della vita.

Umanità baluginante
che passi
scappando, gemendo
col tempo impassibile
invano lottando.

Umanità indigente
di pace desiderosa
ansiosa d’amore
che nella rete t’avviluppi
della tristezza
lontano dal Cielo,
ove brilla il sole,
prostrata in terra,
ove cresce quel fiore.

Umanità languente,
conosci un solo
fiore, spento,
che profuma di pianto.

Nino Silenzi

Published in: on settembre 19, 2011 at 07:31  Comments (7)  
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