Le tue, le mie

Come farfalle scarne, ma fluttuanti
a riempire di gesti la cucina
a dare cose buone
sempre soltanto cose,
avare di carezze!
Con questo indaffararsi senza posa
nutrivano l’amore
donavano certezze
in un linguaggio di mute parole.

Ora le guardo
mentre come allora
sbattono uova nel cerchio di farina
ritmici tocchi plasmano l’impasto
quasi danzando
rotola e srotola a farlo sottile.
Gli stessi gesti
stesse farfalle scarne
solcate da un reticolo bluastro,
le tue mani, le mie
lo stesso modo di donare amore.

Viviana Santandrea

Che ci siamo persi

Le gesta dei padri
nelle foto ingiallite

il lume a petrolio
le mani sul fuoco
vicino al camino
il bagno all’esterno
lo scaldino nel letto
le scarpe bollate
i geloni dei piedi
la neve dal tetto
a cadere sul letto
materazzo di paglia
rumoroso e con buche
calzoni corti
per lividi viola
il riposo d’inverno
intorno alla tavola
la tavola storta
tagliata dal tronco
il nonno racconta
le feste paesane
i giochi nell’aia
l’amore rubato
tra le spighe di grano
il lavoro bestiale
il pezzo di pane
condito di niente
la zuppa la sera
il pollo a Natale
il pollo all’Assunta
il suino allevato
il prosciutto venduto
il pane con lardo
e l’ulcera certa
il fieno ai conigli
i buoi con l’aratro
la zappa e la terra
il reticolo scuro
sul dietro del collo
il rosario la sera
e il timore di dio
tutto il disagio
e l’amore che c’era
vita vuota di tutto
e colma di tutto.

Lorenzo Poggi

(in collaborazione con l’amico Augusto Paiella)