Colori

Sui muri da mani di giovani artisti
disegni colorati che sanno di vita.
Richiami inascoltati di chi del solo
grigio è stanco, di un mondo grigio
è stufo.
Colori accesi che anche di notte
gridano voglia di vita.
Sui muri di periferia dimenticata
Messaggi di luminosa disperazione
Che come luce di stella arriverà
Dopo inutile viaggio nel tempo
E nello spazio resterà ignorato,
condannato.
Il giallo della follia,il rosso dell’amore,
il nero del futuro, il blu di un cielo
che non odori di smog e cemento,
il rosa di una speranza che morire
non vuole, il bianco su cui scrivere
un domani diverso.
Il verde di un albero mai cresciuto,
mai piantato perché l’asfalto
la terra gli ha rubato.
Colori, immagini su un muro
scagliati con la rabbia di chi
di grigio non vuol morire.

Claudio Pompi

Radure rare

Sai Sire,
a volte anche il principe si lascia;
a volte, quando la macchia si fa fitta
e non riesce a galoppare a briglie sciolte,
là, deve uno spiazzo lo attende
carezza le redini e smonta
dal devoto destriero.

Non scuote più al vento e pigra s’affloscia,
la morbida piuma del suo cappello.
Non più vibranti criniere,
non ritmi pressanti di zoccoli fieri
e l’aria smette di garrire.

Disteso, sulla pace dell’odore dell’erba
immerso, nel tepore di raggi tra fronde,
ritrova la consapevolezza del respiro
e un cuore saggio che insiste a pulsare.

Sussurrano vene e mormorano rivi
di riflessi argentati e sassi sinuosi.
Richiami svolazzano garruli, curiosi;
l’ala senza tempo avvince i pensieri.

– Stimare la sosta, per librare la corsa;
gustare il poco, per non strozzare nel tutto.
Provare la fame, per godere del cibo;
saggiare il solo, per amare il noi. –

Riscopre l’essenza del seme nudo,
la fonte che, nembo, rivive la luce.
Ritorna il pastello di forme sfumate
e radici celate a dir di foreste

“ … ora dimmi, dimmi mio Sire,
quante radure concedi agli eredi?
A quanti pennacchi consenti la tregua
e a lame lucenti l’inguainato riposo? “

Ed è il ponente a dipingere il cielo,
a stagliare profili velati di bruma.
L’ombra esitante cavalca nel forse.
Un principe oscuro ricerca l’azzurro.

Flavio Zago

Sorella

Non sono
isole annegate
le moine,
tra vibrisse
e assalti al baobab,
del tuo amato
gattomitolo.
Scorrono
diritti al tetto
i richiami soriani,
ignari di migrare
la stagione del cuore,
artigliato
strapazzato
grandinato
di tegole antiche.
Rivesti l’occhio in pelo,
unghie affilate
e affronti,
le vie graffianti
del momento;
ricoperta di felino
balzi sulla coda
dell’inconscia
prima attesa, e ne fai
ghiotto boccone;
predatrice d’attimi
che sanno
di fiera savana,
celata
nell’audace abisso
del tuo domestico
graffiare credenze.

Flavio Zago

Tutto finisce

Non credo più alle Stelle
né ai richiami del Nulla,
il Giorno m’attira
nel suo regno di luce;
fugge la Notte vestita
d’oblio e di gemiti fiochi
verso l’estremo
rosso orizzonte
del Cosmo infinito.
Non vedo più le Stelle,
gli occhi sono spenti.
Torna la Notte
vestita di Nulla,
brucia il Giorno
nel mattino dorato,
cattura la mente
sbigottita,
dilania il cuore
interdetto.
Finisce
-è certo-
tutto finisce;
nella luce o nel buio?

Nino Silenzi

Published in: on settembre 7, 2010 at 07:24  Comments (4)  
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Dammi un’emozione

Dammi un’emozione su cui vivere
un giorno diverso dai miei uguali
usciti da una catena di montaggio
dal monocorde ritmo di richiami
assimilati dalla mia mente che ripete,
ripete, ininterrottamente mai stanca
anche quando nel sonno mi chiudo.
Villani e ghignanti ti beffano i volti
che domani avrò davanti gli occhi.
monosillabi usciranno dalle mie le labbra
che un tempo furono sorgente viva
di frasi a colorare i pensieri le idee.
Dammi un emozione che sia sogno
da inseguire, magari per un giorno
di cielo uguale nel suo grigio piatto
e fenda come un raggio di sole che
indichi meta là dove questo si posa.
Dammi se puoi il tuo spazio deserto
dove io possa piantare l’ultimo seme
perché in te nasca la voglia di amare
quel che delle mie speranze rimane
in tasche piene di polvere rimestata
di giorni ai quali non diedi un senso
fatti di inutili attese di quei domani
mutati in tanti oggi, lapidi bianche
a triste ricordo di infiniti ieri morti
sul fronte delle speranze uccise.

Claudio Pompi

Ritorno


Là, ‘n fond al murajèt, sla drita
el cancel a lè sarà.
Come euj ch’a s-ciairo nen.
fnestre sbiadije
a stermavo arciam e desideri…..
L’è suit el fossal long el sentè
c’ha meuir sota ‘l gran cel!
Adess a j’è ‘n rastel ch’am sara fora
e mi peuss mach piorè tut mè magon
An col mar d’erba l’amor d’antlora
a ‘lè perdusse ant l’istess arson.

§

Là in fondo a destra
il cancello era chiuso
Come occhi che non vedono,
finestre  scolorite
nascondevano richiami e desideri
Asciutto il fossato lungo il sentiero
che muore sotto il grande cielo.
Adesso c’è un cancello
che mi lascia fuori
e io posso solo piangere
tutto il mio penare
In quel mare d’erba
l’amore di allora
si è perso  nella stessa eco.

Marcello Plavier

Published in: on marzo 3, 2010 at 07:14  Comments (6)  
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