Miracolo

Andava da Betania a Gerusalemme,
oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.
Un cespuglio prunoso sull’erta era riarso,
su una vicina capanna il fumo stava fermo,
l’aria era rovente e immobili i giunchi
e immota la quiete del Mar Morto.

E nella sua amarezza che contendeva con quella del mare,
andava con una piccola folla di nuvole
per la strada polverosa verso un qualche alloggio,
in città, all’incontro coi discepoli.

E così immerso nelle sue riflessioni
che il campo per la melanconia prese a odorare d’assenzio.

Tutto tacque. Soltanto lui là in mezzo.
E la contrada s’era abbattuta nel sonno.
Tutto si confondeva: il calore e il deserto,
e le lucertole e le fonti e i torrenti.

Un fico si ergeva lì dappresso
senza neppure un frutto, solo rami e foglie.
E lui gli disse: «A cosa servi?
Che piacere ne ho della tua rigidità?

Io ho sete e desiderio, e tu sei uno sterile fiore,
e l’incontro con te è più squallido che col granito.
Oh, come sei increscioso e inutile!
Resta così, dunque, sino alla fine degli anni. »
Per il legno passò il fremito della maledizione
come la scintilla del lampo nel parafulmine.
E il fico fu ridotto in cenere.

Avessero avuto allora un attimo di libertà
le foglie, i rami, le radici e il tronco,
le leggi della natura sarebbero potute intervenire.
Ma un miracolo è un miracolo e il miracolo è dio.
Quando siamo smarriti, allora, in preda alla confusione,
fulmineo ci raggiunge di sorpresa.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Odora di muschio…

Odora di muschio il tuo ricordo,
mentre nella placida notte
si snodano sentimenti mai sopiti.
Riemergono iridate passioni,
turbamenti che incendiano il sangue,
sconvolgendo e bruciando
riflessioni sfatte come petali
d’un fiore appassito.
Nell’anima che si fa calice
di parole rese mute dal gelo,
si srotolano pergamene
impolverate dal tempo,
e rami intirizziti catturano 
– nella nebbia autunnale –
la tua ombra che si dipana
come filo pendulo nel vento.
Patrizia Mezzogori

Oltre l’apparenza

Di verità acquisite
col bruciore delle mani
ho risparmiato scampoli
esigui di certezze,
sostenuto i pochi giorni
vissuti su misura.
Giustificando i torti
digeriti a forza
ho pagato il prezzo
senza sconto
di mali inflitti ad altri
per amore di me stessa.

In maestose torme
di asfissianti riflessioni
mareggiando fra i sobborghi
quelli aspri
dell’anima in rivolta
ho imparato a leggere
nel chiarore della mente
quel che di me passa
in apparenza
senza avere un senso.

Daniela Procida

La Selezione di Giuseppe

Il caro amico Giuseppe ha raccolto alcune delle sue più belle poesie suddividendole per temi, e mi è venuta voglia di raccontarvi la mia emozione nel rileggere o leggere ex novo i suoi versi, a me molto consoni perchè d’essenza, senza sbavature, puliti e di notevole impatto emotivo. Tra le poesie di “Dolce natura” (e qui si vede che l’autore l’ama profondamente  e la rispetta)  mi entra nel cuore “Notte celeste” per il ritmo placido che segue le stelle e dà quiete, e “Caro monte” in cui la metafora del sole che piange come poeta che non trova ispirazione è uno schianto. Infatti la natura viene continuamente invasa e martoriata dall’uomo. Passando al secondo tema “Riflessioni”, l’umanità viene raccontata come una sorta di torre di Babele che non riesce più a comunicare e ne sono emblema tangibile, a mio avviso, “La Laguna stantia” e “Danza” che ha una chiusa  sconcertante. Le poesie d’amore sono tutte molto belle e richiamano sentimenti delicati di tocco come “Sprimacciando il guanciale” che faccio un poco mia, e “Donna”: “…lucignolo che ardi”, intrisa d’ amore vero e autentico. La strada dell’amore però non è sempre rose e fiori, a volte è impervia e faticosa e Giuseppe ce lo dice in modo mai aggressivo o duro ma sempre a fil di voce, per esempio nella spelndida “Era tempo di bussi” o “Primo amore”. “Divorzio” poi mi pare quasi un testo a parte così intriso di dubbi e di domande, così profondo tanto da dar origine ad altri e altri pensieri e versi… I colori del tempo sono  forse la parte che in questo mio momento di vita mi hanno toccato maggiornente, perchè riguarda l’album dei ricordi, la nostalgia, la necessità di fare del passato  qualcosa che serva per ricominciare a vivere, come “Passano gli anni “e “Il viaggio”. L’aggressività dell’uomo, il suo sfrenato egoismo e la poca cura all’altro sono l’epicentro di “L’isola dei disertori” in cui l’autore vede, a differenza mia, la speranza che la nostra barca raggiunga lo sperato porto affidandola a Dio nocchiero…forse…come scrive Giuseppe…forse. “Libertà” è l’apice del suo lavoro nella chiusa che porta a profonde riflessioni filosofiche  e non solo. Stupenda per suoni ed immagini “Isola proibita”. Continua  poi la sua  attenta, rigorosa e delicata ricerca sul vivere  ed invecchiare, in “Sui gradini del tempo” ove gli anni che passano accumulano ricordi e tolgono progetti e sogni…quasi travolti dall’ossessione del dopo come in “Questa è l’età ” e “Sui gradini degli anni “…un passaporto di memorie per non cadere nel baratro. Le immagini evocate da “Candele affacciate” rivelano corde molto variegate, sia per stile che per ritmo. In “Perdono” emerge il cuore di Giuseppe  che di fronte all’uomo lupo contrappone il sacrificio, l’amore, la carità cristiana, con grande rispetto per il dolore dell’altro porgendo sempre una mano amica. Mi hanno colpito in modo particolare “L’amore è una piccola mano” o “Piove amore”, e molte altre. Ne “I confini del tempo” la via di cui  teniamo solo un capo  del filo scorre come acqua di fiume e solo i bei ricordi, i valori passati ad altri, la consapevolezza del bene fatto e avuto possono in parte dare un senso. Qui Giuseppe si pone molti interrogativi da cui emerge fede ma anche capacità di trovare ancora la strada e di non sedersi a guardare il mondo che passa. Di tutte mi ha fatto innamorare “Figli”. Infine la parte conclusiva dell’opera, “Resurrezione”, in cui nonostante venga ben evidenziato il male che incombe, il filo di speranza  che è quello dell’amore che tutto investe e colma,  prevale. Le ultime poesie vanno lette tutte e d’un fiato perchè ne assorbi l’odore  e ne trai davvero giovamento. Grazie Giuseppe.

Tinti Baldini

Amici, come al solito siamo felici e orgogliosi  di presentare i nuovi lavori dei nostri “Cantieristi”, e  questa volta ci fa piacere in modo particolare, perchè il nostro affetto, che non conosce frontiere… sorvola le Alpi e raggiunge il caro Giuseppe  fin nella lontana Austria. Dopo la bella recensione di Tinti immagino che sarete impazienti e vorrete leggere il libro di Giuseppe, ma vi sarete chiesti come si fa ad averlo… Ebbene potete contattare direttamente l’autore a questo indirizzo mail giuseppe.stracuzzi@gmx.at e lui vi darà tutti i dettagli! Ancora complimenti all’amico Poeta e buona lettura a tutti

Il Cantiere

Published in: on marzo 21, 2011 at 07:00  Comments (4)  
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LE SFUMATURE DANNO VITA AI COLORI…

Accogliamo l’invito della nostra Tinti, che approfittando del periodo estivo di riflessione, ci chiede di pronunciarci su come vorremmo il nostro Cantiere, spronando ciascuno a dare il suo contributo di idee e suggerimenti per fare sempre più bello ed accogliente questo angolo di poesia che ci siamo ritagliati nella rete e che vive esclusivamente del nostro entusiasmo e  della nostra passione. Ascoltiamo quello che ha da dirci:

– Cari “cantierini”, stiamo andando verso le vacanze e forse potrebbe essere il momento di fare un bilancio sulla nostra casa in costruzione che via via cresce, accoglie, sente e vola. Gli uccelletti hanno fatto nidi, le nuvole la sfiorano di vento, ci sono zaini appesi alle finestre e bandiere colorate sui balconi, le porte sono aperte e azzurro il cielo e il tetto manca per vedere alto, s’ascolta la sera il profumo del mare, all’alba il muschio dei boschi e la notte il canto dei cigni. E allora che ve ne pare? Vorreste qualcosa di nuovo da inserire? Vi sembra che le scelte siano consone ai vostri desideri e sogni? E le immagini? Mancano riflessioni? Tutte le proposte ci servono per procedere in questo “LAVORO” corale di collaborazione e condivisione che, credo, ci rende migliori… Aggiungi, togli, elimina ma…mi pare il  caso di tentare….!

Tinti Baldini