Vorrei

vorrei
essere la pagina bianca
su cui scrivi le tue poesie d’amore
vorrei
essere corteccia
di cuori trafitti
rivolo di sangue
sul dorso profumato di miele
vorrei
essere l’anima
che tu carezzi la sera
confondendo la pelle alla luna
nel riflesso di stelle e sospiri
azzurra come il sogno
candida come una promessa
rossa come la bocca che ama.

astrofelia franca donà

Sono stata al mercato dei desideri

passeggiando in un brulichio
di persone, profumi, oggetti
giochi: una bicicletta in miniatura
che girava su se stessa.
sono stata al mercato dei desideri
senza comprare alcuna cosa,
niente tacchi a spillo
niente giochi per bambini
niente profumi.
ho palpato l’impercettibile
l’assoluta solitudine di ognuno
il riflesso di questo momento:
paura/sfiducia – fiducia/paura.
sono stata al mercato dei desideri
per cercare una verità intera
ma la fiducia non si compra, si respira
la fiducia è come la poesia.

Michela Turchi

Mi hanno detto che

Mi hanno detto che
ti hanno visto
nel riflesso del
sangue sulla montagna
ti hanno visto nel ventre
violato
tra i visceri sparsi
sul deserto
tra le palpebre
degli affogati
ti hanno visto coperto
di polvere bianca
quella che spolpa vita
tra le case di cartone
ad ogni refolo
in braccio ai piccoli
soldati e vestito di
gesso e sputo
mi hanno detto...
ma io vedo solo
volto
adunco del potere.
Forse sarà che
sto diventando cieca?

Tinti Baldini

Il vecchio e lo specchio

Quel Vecchio
riguarda
se stesso allo specchio.
Chi è? 
Che strano,  son’io
quel riflesso. Adesso
 io sono
lo stesso di altro
che fui che sarò
espulso da stati
di stadi più bui.
– 
Mi vedo e non sono:
la “mia”
mente è  una rima,
nel vuoto, brillante
del Sempre,
in tutt’Altro tutt’Uno.
– 
Non sente se stessa,
la mente,
clonata al casuale
consueto
corpaccio in declino di vecchio
demente,  pria
adolescente,
creato bambino.
– 
Da vincoli scevra,
vuole essere pura
la mente,
non virtuale,
né incarnata:
un continuo fiorente
in eterno gioire
di Luce.

Paolo Santangelo

Oggi il cielo

Oggi il cielo ha indossato
l’abito grigio delle cerimonie
noiose.
Nasconde la cravatta celeste
sotto una sciarpa scura e ruvida.
Senza sorriso
ti guarda minaccioso,
e, quasi a beffeggiarti,
comincia a spruzzare
gocce fredde di pioggia
dalla fitta nuvolaglia
che lo copre come un nero
mantello untuoso e vecchio.
Non gridi dai nidi,
non volano uccelli;
solo qualche ombrello
frettoloso e sbilenco
si muove rasente le siepi
d’alloro e di bosso.
Vetri appannati
celano ombre
dietro l’opaco riflesso
della luce biancastra.
Una raffica di vento
impietosa denuda
i rami degli olmi;
si piegano i pini
gemendo.
È tempo di neve.

Nino Silenzi

Noi

Ho visto mille luci
balucinare sottili in tremuli
soffi, perchè
il vento respira e
più tendi l’ orecchio
più lo fai soffocare e
ho cercato di non capire
di sfiorare quell’ attimo
per portarlo via o
farmi trascinare, un salto
a braccia tese e
grida di rabbia, gioia
dolore che sono
solo modi di vederlo
questo mondo che
mi assale, spaventa,
i suoi occhi vuoti puntati
e non riesco a tremare,
piccolo e grande
poeta dell’ incertezza, ho
vissuto di silenzi e
le ho sentite parlare,
le correnti, soffici e salate,
lacrime di compiacimento
ho ondeggiato sulla mia
zattera di orgoglio, e blu
e nero e argento il riflesso,
dure le rocce e le sabbie,
ma dall’ alto del volo
così distanti da noi.
Noi, dividiamoci il cielo,
è nostro e se non basterà lo
riuniremo per poterci vivere e
sempre e mai, prima e
dopo, più della vita saremo
tutto, tutto, oltre i colori
del tempo.

Gian Luca Sechi

L’amore fuggito

 
 
 
L’amore
se n’è andato
alla sera
prima di dormire
è fuggito
da sè,
dal riflesso
sul lago
dell’egoismo
ed ha portato via i pensieri
e sparpagliato i sogni
come stormi
lo sparo del fucile
ed ora
il sole
non ha lo stesso colore,
il mare
la stessa voce,
il vento
scompiglia soltanto
e la musica
suona ininterrotta
le note più dure
del ricordo.

Gian Luca Sechi

Published in: on gennaio 10, 2012 at 07:44  Comments (5)  
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Non sempre verde è il colore dell’infanzia

Quando lasci il dolore affondare
le brulle sue radici nell’iride innocente,
nell’assenza, tradisci te stesso,
quello che fosti ed il fanciullo che fuggi.
Divieni fumo di fiamma che muore
candela cui la luce flebile s’estingue
tra dita insensibili con l’ultimo baleno.
Eludi un’anima implorante, soltanto,
che le si tinga la nemica trasparenza.
Le frusti la vita se la vedi e l’ignori
ma se ascolti il coraggio d’amare
capirai il rintocco lungo
e lo sgranarsi orribile delle sue palpebre
in lontana solitudine.
Udrai bruciare le sue ciglia
ed il tonfo cupo della cenere franata
dal suo pianto in umile silenzio
al sorriso umano che le avrai spiegato.
Non è di semplici occhi quell’iride
che nulla sa dell’ipocrita notte,
nulla della tua mano incurante
che la scrolla come polvere molesta.
Occhi ignari di saper volare alto
scuotendo voci distratte o riluttanti
con la sferza dei rifiuti subìti
con il ricordo della tua indifferenza.
Ombrose non solo, slargate pupille,
cave di marmo pregiato esistono
per provare il tuo impegno,
scolpire, plasmare la tua benevolenza.
Così vagano quelle rare preziosità
e nel nostro mondo restano o
troppo spesso partono per l’Altro
confinate in tristi castoni
senza alcuno di sana volontà
ad estirpare il prisma grigio-bruno
che di tanta, infelice pochezza
è grave riflesso.

Daniela Procida

Finestre nella nebbia

 
E il paese delle nebbie ha tante finestre
alle case e sui campanili
ombra di riflesso
puoi entrarvi
non si esce
non si parla alle finestre nella nebbia
affacciati alla nebbia per guardare
per vedere le scie delle parole
sommesse s’accostano tra loro
a cambiarsi di segreti lasciati nella nebbia
sono le anime
raccolte dalla città delle nebbie
che aprono le finestre
entrano i sogni
non ne escono
entrano i colori
e fuori vedi nebbia…
 
Enrico Tartagni
Published in: on novembre 23, 2011 at 07:40  Comments (3)  
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Come farfalla stanca dopo il volo

Una pagina del diario
crociera Genova-Palermo
fra le mani, immota come farfalla stanca dopo il volo d’amore:
mi sorprende lontano,
con le ciglia socchiuse
a pensar su quel foglio la mano che passò con il garbo d’un fiore.
Fiorire niveo di spuma
Riflesso di cieli lontani
Il tuo profumo! È sottile, impalpabile, come carezza del mare:
oblìo di tutto il dolore
d’inconsapevole ebbrezza
di sogno gioioso al ricordo che palpita e muta, profondo.
Candido riso di vita
rimbalzi leggerovibranti,
sopra la terra brunita: nel ritmo anelante inesausto, si snodano
imagini brevi di plastica
forza di mute energie,
fluttuanti di attimo in attimo in rinnovate armonie. Silenzio di marmo.

Paolo Santangelo