Contatto

Accarezzo con mano leggera, quasi a sfiorare,
il tuo corpo disteso al mio fianco,
con occhi chiusi lasci scorrere il tempo, vorrei fermarlo,
troppi sono gli anni che le mie mani ti sfiorano.
Il tempo a me segnato si accorcia inesorabilmente.
Mi restano i ricordi di notti meravigliose trascorse
a sognare un futuro migliore, viaggi lontani,
tramonti in riva al mare, scalate e rifugi tra i nostri monti.
Ora ricordo il passato,
quel passato diviso in due nel bene e nel male,
sempre solo noi.
Non voglio staccare questa mia mano dal tuo corpo assonnato,
non voglio spegnere questo incanto,
creato da un contatto innocente come una carezza.
Inconsapevole tu dormi, un respiro profondo scuote le tue membra
Quasi fosse una risposta ai miei pensieri.
Un grazie dato attraverso il contatto di due corpi inseparabili da sempre.

Gianna Faraon

Fortemente

vieni
ad afferrare i miei fianchi maturi
lenti percorsi ricurvi di mani
è certo, lo so
danzeranno fiamme interiori
al rapido ritmo
della luna in chiarore
respiri intrecciati
turbamenti
corpi abbracciati
sgomenti!
i nostri nomi sdraiati
li sciogliamo ora
posando labbra selvagge
fortemente premute
sui piaceri nel cuore di loto
accendiamo fuochi;
baci* pegni* follie*
cedono nei rifugi appartati
nidiate ansimanti.

Aurelia Tieghi

Entrate e uscite

Si vive intorno all’attimo
e le giornate sembrano rifugi
per non morire già nelle parole
ciascuno il suo minuscolo segreto
eternità compressa in poche sillabe
perché sempre è comunque
un’esistenza breve

pure quei segni sopraffanno a volte
divaricano braccia in modo tale
che sembra a noi di contenere il mondo

si sopravanza e si cancella
una remota identità
gesti che ci predissero il mattino
tazze di caffelatte
sbrigatevi ch’è tardi per la scuola
i ragazzi curiosi d’imparare
a vivere di niente.

Dove vanno le forme delle cose
i corpi uscenti?
Resta di loro un filo di pensiero?

A dire che sarà ciò ch’è già stato
congiungersi nel punto
dell’alito che nasce mentre muore.

Cristina Bove

Vento a Tindari

Tindari, mite ti so
fra larghi colli pensile sull’acque
dell’isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.

Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima.

A te ignota è la terra
ove ogni giorno affondo
e segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.

Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo nel buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.

Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
che vento profondo m’ha cercato.

SALVATORE QUASIMODO

Io e te


Io e te
ci siamo osservati ovunque
anche sulla strada maestra
corsari del nostro tempo
siamo tesori che cadono
come  bambini inciampano
ma rapidi si rialzano
dimenando vibrazioni
freschezze di gelsomini
sui nostri corpi lisci
scendiamo sempre là
lungo valli dell’eros
c’è cibo che duole che tinge
languori e desideri
ah! i nostri ventagli chiusi,  le nostre arie celate…
gli ardori scorazzano tra i tumulti delle labbra
ogni volta, chiamano i colibrì
che ci portano pezzi d’ arcobaleno
sfiorano le nostre orchidee esotiche
succhiano nettare dai rifugi dei fiori.

Aurelia Tieghi

Zone

Ci sono zone franche
nelle donne senza età
suggestive miniature d’orti
valli sempreverdi
sottopassi di cerbiatti.
In quelle zone, le donne
hanno parchi naturali
dove le aquile partono
per i voli alpini
le si possono ammirare
anche dal mare
nelle giornate limpide
le zone delle donne
sono soglie aperte
nei rifugi di montagna.

Aurelia Tieghi

Published in: on marzo 21, 2010 at 07:37  Comments (9)  
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