Dal balcone

 
Stretti le mani alla ringhiera
sembra di essere in funivia
tanto è ferma l’aria, che
tutto appare dipindo
il pino secolare dritto punta il cielo
mentre gli altri si rintoccano
fra mura e balconi colorati
 le colline imbrattano  il
cielo di  smeraldo
il vuoto immenso al centro tacita
sfumando all’orizzonte
nulla dondola, solo la rondine
inarca l’aria.

Rosy Giglio

Published in: on gennaio 8, 2012 at 07:30  Comments (10)  
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Al mattino

Appena sveglia
La luce che penetra nella stanza
Gioca ad ombre riflesse sul mio viso che
Con caldo incanto mi chiama

Vieni voglio abbracciarti
Ti offro il mio elisir
Nulla è più grande di me
So che ti inebria il mio baciarti

E io, spalanco i balconi
E respiro l’aria pura che il mattino mi regala

È l’approssimarsi del sole mi
Abbaglia con i suoi raggi
Scostandomi sfumano nel vuoto dello spazio
Innescando carambole al riverbero di un vetro

È l’orizzonte si espande al mio sguardo
Dove scruto lontano
Soffice cotone di nuvole
Che sembrano ovattare le sinuose curve delle colline

Ma l’occhio stacca l’attimo ai colori autunnali
Perdendosi sui tetti dei palazzi, che
Appaiono come iceberg nel tepore del mattino

E io appoggiata a braccia conserte sul ciglio della
Ringhiera, ozio
Sostando i sensi.

Rosy Giglio

E’ delirio

 
Mi sono appena alzato
è ancora presto
ho pitturato con acqua fresca
il mio corpo acceso
Stanotte nel mio sognare
ti ho disossata
con estrema premura
conducendoti nel tuo universo
Sei una protesi perfetta
ho condotto le tue vene
a prosciugare nelle mie
e adesso non posso
andarmene così
devo rimanere per spiegare
lo sviscerare dell’addio
Mi trovo appoggiato
alla ringhiera
sopra l’acqua dell’oblio
non è torbida, ci sono dentro
nubi, foglie, voli che passano
senza fare rumore
E tu cominci a sparire
nella notte
in solitudine
Guardarci e non vederci
nell’aria ci sono i fili della tua voce
come brandello di te
là dove stai per sparire
No non puoi farlo
sirena avvolta nel mito
non tacere tu che vivi in me
con la voce.

Marcello Plavier

Valle d’Aosta

Albe fiorite,
come rose rosse
che s’affacciano ad una ringhiera
che un rosaio ha abbracciato.

Torrenti biancheggianti,
che beffeggiano gli scogli
e guizzano, e saltano,
e spumeggiano
scivolando senza mai fermarsi.

Boschi di sempreverdi,
di betulle cangianti,
che disegnano d’un grigio pesante
gli sfondi verdeggianti
delle Alpi che mi corteggiano.

Cieli azzurri,
ricamati da voli di rondini,
sfreccianti come saette
al sole,
di falchi roteanti nel sereno,
che scompaiono all’improvviso
su una preda in fuga.

Silenzi irripetibili,
rotti a tratti dal lontano richiamo
di una marmotta,
da un frusciare tranquillo
d’acque trasparenti,
da una folata di vento
tra una gola e l’altra.

Voci che arrivano dall’immensità,
che sanno di preghiera
e ti ricordano che in questa Valle
c’è la presenza di Dio.

Salvatore Armando Santoro

Avrai

Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle
storie fotografate dentro un album rilegato in pelle
tuoni d’aerei supersonici che fanno alzar la testa
e il buio all’alba che si fa d’argento alla finestra
avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare
schiuma di cavalloni pazzi che s’inseguono nel mare
e pantaloni bianchi da tirare fuori che è già estate
un treno per l’America senza fermate
avrai due lacrime più dolci da seccare
un sole che si uccide e pescatori di telline
e neve di montagne e pioggia di colline
avrai un legnetto di cremino da succhiare
avrai una donna acerba e un giovane dolore
viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore
avrai una sedia per posarti ore
vuote come uova di cioccolato
ed un amico che ti avrà deluso tradito ingannato
avrai avrai avrai
il tuo tempo per andar lontano
camminerai dimenticando
ti fermerai sognando
avrai avrai avrai
la stessa mia triste speranza
e sentirai di non avere amato mai abbastanza
se amore amore avrai
avrai parole nuove da cercare quando viene sera
e cento ponti da passare e far suonare la ringhiera
la prima sigaretta che ti fuma in bocca un po’ di tosse
Natale di agrifoglio e candeline rosse
avrai un lavoro da sudare
mattini fradici di brividi e rugiada
giochi elettronici e sassi per la strada
avrai ricordi di ombrelli e chiavi da scordare
avrai carezze per parlare con i cani
e sarà sempre di domenica domani
e avrai discorsi chiusi dentro mani
che frugano le tasche della vita
ed una radio per sentire che la guerra è finita
avrai avrai avrai
il tuo tempo per andar lontano
camminerai dimenticando ti fermerai sognando
avrai avrai avrai
la stessa mia triste speranza
e sentirai di non avere amato mai abbastanza
se amore amore amore avrai

CLAUDIO BAGLIONI

Istantanee

Sono quella ringhiera
sfiorata da una mano
oltre ci sono numeri e cancelli
strade sterrate e sassi

al di qua c’è la vita
il caldo d’una forma che non vedo
così lontana che non basta il sogno
così vicina che mi pressa addosso

non so cosa ci sia
oltre quel pino e la parete d’ombra
oltre l’aralia rinselvatichita
nell’impronta sul muro
immagine deserta d’un guerriero

E resto qui
per quel momento scritto
per quel momento ripetuto
sparso
nella luce del tardo pomeriggio
a scrutare il suo braccio
farsi carezza al ferro d’un cancello.

Cristina Bove

Non è poesia


Non è poesia il tremolio
del passerotto infreddolito e stanco
sulla ringhiera lisa del balcone
mentre di bianco il cielo si scolora.
Non è poesia il mio guardare
e il non far niente per aiutarlo un po’,
sicuro che seppur piano m’accosto,
infastidito, per paura vola.
Se solo arrivasse un raggio di sole
potrei immaginarlo almeno caldo
e scrivere per lui un qualche verso
ma intanto, no, non è poesia.

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 3, 2010 at 07:16  Comments (5)  
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La bella vita

La pigna dei giornali da aprire
il gatto
l’acqua
sul marciapiede letto di fiume.
E poi il sagrato
ancora molle delle nottate là passate.
Gli amori nati e quelli finiti
la tua bici, il bar col bigliardino
e le bibite
i miei anni
che ancora si faceva un bel ridere.
Vorrei
semplicemente il poco ch’è tutto
e ancora, qui
discutere alla tavola d’amici
come dio, con il suo apostolato in un quadro.
Stare giù
fino alla cler sul banco del pesce
e avere te
dalla ringhiera in cerca di me
aperta un po’, sul davanzale
ed oltre il dicibile
così.

Massimo Botturi

Published in: on novembre 22, 2009 at 08:26  Comments (5)  
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