We can work it out

Try to see it my way
Do I have to keep on talking till I can’t go on?
While you see it your way
Run the risk of knowing that our love may soon be gone
We can work it out
We can work it out

Think of what you’re saying
You can get it wrong and still you think that it’s alright
Think of what I’m saying
We can work it out and get it straight, or say good night
We can work it out
We can work it out

Life is very short, and there’s no time
For fussing and fighting, my friend
I have always thought that it’s a crime
So I will ask you once again

Try to see it my way
Only time will tell if I am right or I am wrong
While you see it your way
There’s a chance that we may fall apart before too long
We can work it out
We can work it out

Life is very short, and there’s no time
For fussing and fighting, my friend
I have always thought that it’s a crime
So I will ask you once again

Try to see it my way
Only time will tell if I am right or I am wrong
While you see it your way
There’s a chance that we may fall apart before too long
We can work it out
We can work it out

§

NOI POSSIAMO FARCELA

Prova a vederla secondo il mio punto di vista
Devo continuare a parlare fino a quando non ce la farò più?
Finchè la vedrai a modo tuo
Corri il rischio di pensare che il nostro amore possa presto finire
Ma noi ce la possiamo fare
Noi possiamo farcelaPensa a quello che stai dicendo
Potresti sbagliare ma continuare a credere di aver ragione
Pensa a quello che sto dicendo io
Possiamo farcela e tirare dritto, oppure dirci buonanotte
Ma noi ce la possiamo fare
Noi possiamo farcelaLa vita è troppo breve e non abbiamo tempo
per agitarci e litigare, amica mia
Ho sempre pensato che sia un crimine..
Perchè te lo chiederò ancora una volta:Prova a vederla dal mio punto di vista
Solo il tempo mi dirà se ho torto o ragione
Finchè la penserai a modo tuo
C’è la possibilità che potremmo separarci tra non molto
Ma noi ce la possiamo fare
Noi possiamo farcela

PAUL MC CARTNEY E JOHN LENNON
.

Partire di notte

si viaggia con circospezione
per non correre il rischio d’inciampare
nel mondo che non ci riguarda, fuori
svezzano i figli con le corde, i vecchi
li portano allo smorzo
mi fa paura il dire e l’inveire delle sacre vestali
il malumore dei druidi…gli anatemi dai podi

un nome stretto nella mano destra
la carità pelosa di chi conta
bisogna stare attenti…e abbassare lo sguardo
c’è chi ti maledice se ottieni un po’ di luce
meglio parlare sottovoce
d’una morte annunciata
se dalle porte subito richiuse
girano chiavi nelle toppe…a quattro mandate

vacillo
la mano che fu tesa mi respinge
quindi mi scrivo in versi sincopati
e mi respiro piano

Cristina Bove

Le ortensie

Sembravano tuonare, le ortensie, nel giardino
quando nascosti bene per gioco là amavamo
fare come gli uccelli che s’alzano, improvvisi
per correre alla tana da tutti noi decisa:
la bocca di una vecchia fontana.
Era settembre
il fresco delle sei della sera ci incontrava
come le madri uscite dagli stabilimenti,
pronte a dettare burro e due cose per bottega.
Un’ora solamente e poi casa, era settembre
il rischio grande d’esser felici a poche cose:
i fuochi per il santo, le bancarelle e i dolci.
Il rivolo che s’era formato il nostro fiume
la meliga e le vecchie robinie un po’ Salgari.
E poi i saluti dalle ringhiere
giù in cortile, le bici incatenate, i gatti rossi usciti
a fare scorta d’ultime luci
e poi la notte.

Massimo Botturi

Noi (8 marzo 2012)

 
Noi che nascevamo a rischio fra un rifugio e un bengala
noi che giocavamo a nasconderci in un sottoscala
noi che per i nostri padri era … un futuro migliore
noi che obbligavamo i maschi a giocare al dottore
noi che già a nove anni la sapevamo “lunga”
(ma non ci sognavamo di andare a un “bunga-bunga”)
noi che urlavamo “Kappedo!” con biglie colorate
noi che il cortile era nostro nelle sere d’estate
noi che con trenta centimetri, già era una gonna
noi che fino a ventun anni non eri una donna
noi che sul bus non si arrivava mai a pagare il biglietto
noi che, alte un soldo di cacio: “Oggi cosa mi metto?”
Noi che si aspettava domenica per ballare allo Sporting
noi che ci addormentavamo per sognare Dean Martin
noi che più aumentan le rughe più parliamo d’amore
noi che ogni primavera ci germoglia il cuore
.
noi che sarebbe bello riprovarci ancora!

Viviana Santandrea

Fermento

Insorge il rischio
chiedendo tumultuare
d’impeto inondare
mente e corpo.
Giova al sonno
da tempo squassato
confortevole guanciale
che almeno doni
a chi stregato chiede
il cauto riposo
del proprio respiro.

Daniela Procida

Published in: on gennaio 22, 2012 at 07:42  Comments (3)  
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Da queste parti

Da queste parti, stretta della sciarpa che la nonna
Mi porgeva prima di scendere i gradini
Mi sono rimaste i silenzi di cenere, il collo
Di donne di Modigliani a scaldarmi

Da queste parti nemmeno la pioggia s’avvicina
Con coreografie di rondini che basse, volano
Sotto i rami del ciliegio centenario
La foglie dell’anima si disperdono

Da queste parti, sepolte nei tanti
Sono le strade che si sottraggono l’una all’altra
Che fine avrà fatto l’ombra colossale
Del gabbiano di legno, scolpito dal mare?

Da queste parti, a tutti mancano le parole
In fila come soldati di scacchi, per essere ascoltate
O forse è meglio tacere, perché non c’è rischio che
Qualcuno possa portar sulle spalle il coraggio

Il silenzio mi proteggerà anche stanotte.

Anileda Xeka

Me chiamo Spread

Me chiamo Spread…Sto a ffavve cacà sotto…
Io sò er Primula Rossa de oggiggiorno
che mó ce sto…sparisco…e a l’improviso
ve zompo addosso e ve fo strigne er mazzo.

Nun è pe ddì…ma quanno arivo io,
pòi èsse ricco, anzi, un gran nabbabbo,
ma si li conti nun ce l’hai a posto,
te faccio prima diventà de ghiaccio,
cor viso bianco peggio de un lenzòlo,
e poi n po’ sur violetto…rosso…blu…
poi bianco n’antra vòrta e senza fiato,
co er rischio che te pija er coccolone.

Ve metto tutti quanti a pecorone,
ve pijo a schiaffi, ve riduco a pezzi,
ve fo sgonfià la tronfia che ciavete,
ve posso fà zompà lo Stato intero,
perché m’avete sottovalutato:
nun me ve sete proprio mai filato,
e invece èccome qua, che…nun ve piacio?
Ma infino a mmó…nun me ce credevate…
Sperperavate tutte le ricchezze
convinti de la bècera certezza
che nisuno…ve se poteva fà…
E mó…io me ve faccio, sissignori!
Così imparate a vive a na magnera
più adatta….senza fà li spennaccioni,
e accontentannove – che n v’ariempite mai,
sti pozzi senza fonno! – Mó, giù ar fonno
ce state e ce restate, e ricacate
li sòrdi che ve sete strafogati!
Corpa…nun corpa… Chi ‘n ce ll’ha sta corpa,
che se la vada a pijàssela co chi
la corpa sua, avoja, si cell’ha!…

E nun sto a ddì sortanto a chi a rubbato!…
ma puro a ognuno che pe avé er potere,
ha rigalato!…Ha spalancato porte…!
Ha fatto carte farze…ha inciuciato…
ha chiuso l’occhi…firma subbapparti,
strapaga co li sòrdi che la ggente
ha sparambiato in anni e anni e anni,
e a chi, ‘nvece de fà da sé le còse,
le deve falle fà a li Professori,
che allora, llà, che cacchio ce sta a ffà,
si poi er risurtato è questo qua?

Armando Bettozzi

Per te, donna

 
Per te che ben riesci da bambina
a far parlare bambole di pezza;
che fiaba dietro l’altra poi consumi
come orsacchiotto del tuo lecca lecca.
Per te che in lesto progredir degli anni
infili vita nel primo anello oro;
che di stupor materno attesa sazi
al nascer di felicità goduta.
.    
Per te ch’al sorger del propizio giorno
stai a guardare l’alba, il sogno e il mondo
dentro due occhi ancora da venire
eppure innamorata già ti senti.
Per te ch’al primo volteggiar di gonna,
al suon della canzone ti vezzeggi
e briciola tra donne sicur passeggi
alla ricerca del tuo primo amore.
.
Per te che, furba, dopo colonizzi
d’altra esistenza i capelli al vento
e in un batter d’occhio apri e trastulli
le prime voglie in un qualunque posto.
Per te che a volte a testa e croce giochi
con le medaglie su altri petti appese
nel rischio odioso di far morire
l’inizio ambito di possibil trame.
.
Per te ch’al giorno di bouquet distendi
anima e corpo nella tersa coppa
e schiava e libera li agiti entrambi
sciolti nel corpo e l’anima di lui;
per te che sposa affascini all’istante
fra trasparenze e carni benedette
per poi ricever del rapporto il sunto
e trattenerlo al tuo dominio netto.
.
Per te che gemiti ascolti forti
venir da grembo dall’amor difeso
e gemiti domi insieme al tempo
perché il figlio nello splendore cresca;
per te che quelle stesse eterne fiabe
ora le narri ripercorrendo gli anni
e bimba nuova incredula ti scopri
al vissero tutti felici e contenti.
.
Per te che del tuo ruolo avuto in dono
vagone fai da attaccare ad altri
mandando qualche volta alla malora
di femminilità il vero e lo specchio.
Per te che d’ogni lacrima fai conto
e conto non fai delle stille esterne
quando a convincerti ch’ognuno soffre
non ci si fa neanche all’evidenza.
.
Per te ch’all’avvizzire della pelle
t’intrappoli nel perché succede a me
ed acida divien quell’espressione
testimonianza eterna ritenuta;
per te ch’alla fin fin ti abitui piano
e accetti ancor del sole le palpate
fino a sentirti egualmente bella
e con la vita inimicizia escludi.
.
Per te ho eretto una torre mozza
con i pilastri di cristal cobalto
al centro d’un filare a semicerchio
tra i riflessi di schiusi melograni.
.
Per te, o donna, ho redatto a firma
il protocollo del discepolo realista
sulle tracce di Venere imperfetta,
d’interminabili carezze ansioso,
di pianti inammissibili irritato,
a zonzo tra felicità ammessa,
per consegnare ad una scia del tempo                                                                                                                                                                                                l’innamorato ed il fallibil uomo.

Aurelio Zucchi

IL RISCHIO

Non chiediamoci se le cose che facciamo siano giuste o sbagliate. Le cose giuste si fanno per dovere, per convenienza, o per abitudine. Gli errori invece spesso si fanno per passione. Dobbiamo correre il rischio di fare degli errori: sarebbe molto peggiore il rischio di vivere senza passioni.

Fabio Sangiorgio

Published in: on settembre 10, 2011 at 07:22  Comments (6)  
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Il mondo

“Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”

PAULO COELHO

Published in: on febbraio 10, 2011 at 07:40  Comments (3)  
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